Negli ultimi due anni lo sviluppo degli smartphone si è concentrato su due elementi chiave: dal punto di vista funzionale si è assistito a un miglioramento sostanziale del reparto fotografico; da quello estetico alla scomparsa dei bordi del display.

Per quanto riguarda l’imaging, ci limitiamo a riportare le parole di Christopher Morris (fotografo professionista di lunga carriera e spessore qualitativo), ospite ieri sera al Samsung District per tenere a battesimo la Milano Photo Week 2018 in occasione della quale il brand coreano ha organizzato il progetto “Dal tramonto all’alba” per fotografare Milano in notturna insieme a un gruppo nutrito di studenti. Riferendosi al Galaxy S9+, Morris lo ha definito “non più un telefono con reparto imaging, ma una fotocamera digitale che si connette e può anche telefonare”. Ecco che questa frase descrive senza ulteriori approfondimenti il primo dei trend suddetti.

Lo sviluppo del reparto fotografico dei cellulari è così avanzato che permette di scattare foto di altissima qualità.

Sigillato questo punto, torniamo al tema: notch, cui prodest? In generale partiamo dal racconto che una tecnologia trova fondamento e vigore per svilupparsi se e solo se ha un impatto mediamente positivo sui consumatori. Non equivale a dire che tutti gli utenti gradiscono questa soluzione, solo che sono molti di più quelli a cui piace e i vantaggi indotti sono superiori alle critiche o ai “fastidi”.

Detto ciò, capiamo perché esiste il notch. Tutto inizia da fine 2016, quando i produttori di smartphone hanno iniziato la gara a ridurre al massimo la cornice laterale del display. Vuol dire lavorare sui quattro lati del perimetro per togliere quanto più possibile l’ingombro della scocca. Una delle soluzioni antecedenti al notch è firmata da Xiaomi con la prima generazione del Mi Mix, oggi portata a un nuovo livello di perfezionamento dai Mi Mix 2 e 2S. In questo caso il display ha perso le cornici, sulla scia di quanto aveva già provato a fare Sharp, e ha spostato i sensori storicamente nella parte superiore (fotocamera per i selfie, luminosità e così via) nella zona inferiore. Quindi si nota che il bordo inferiore è leggermente più spesso rispetto a quello superiore e laterale, così da ricavare posto per questi strumenti. Impugnandolo, inoltre, non ci rende conto di questa leggera differenza e l’impressione è di avere uno smartphone full display.

Un altro trend che anticipa quello del notch è stato sviluppato da Samsung inizialmente on la serie edge e poi diventato parte integrante del design di S8 e S9. I Galaxy puntano sull’azzerare le cornici laterali leggermente incurvate così da dare l’impressione di avere in mano il display. Mentre sono simmetrici i bordi superiore e inferiore, in cui sono ospitati i sensori necessari al funzionamento di Android. Il design perfettamente simmetrico nelle direzioni orizzontale e verticale conferisce equilibrio e, quindi, il telefono risulta bilanciato come estetica e utilizzo.

Poi è arrivata Apple e con iPhone X ha compiuto un passo finora complicato: azzerare del tutto le cornici. L’obiettivo è stato di mettere in mano dell’utente un dispositivo davvero “full screen”. E ci è riuscita anche brevettando un tipo di display che prevede particolari agganci della matrice di controllo del pannello, così specifici da togliere del tutto le cornici laterali. Peccato che questa tecnologia sia coperta da copyright, quindi impiegabile solo dall’azieda della Mela morsicata.

Togliendo le cornici rimaneva il problema di dove inserire i sensori per luminosità, selfie e biometrici. E’ stato dunque necessario ricavare uno spazio superiore “tagliando” (lo diciamo in modo grossolano, ma tant’è anche il risultato finale) il display e dando vita al notch. Questa è l’origine di questa tacca necessaria affinché lo smartphone funzioni, ossia permetta di scattare autoritratti, gestisca la luminosità del display in accordo con quella ambientale e impedisca l’accesso a estranei utilizzando il riconoscimento del volto.

Insomma, Apple ha quindi studiato un sistema estetico e funzionale che garantisse pieno supporto alle necessità del sistema operativo. Peraltro prendendo spunto su uno schema già visto sull’Essential Phone animato da Android.

Invenzione o nessuna soluzione?

Dunque il notch non è una invenzione di stile targata Apple, bensì il frutto di un’esigenza tecnologica e funzionale diventata (suo malgrado) uno stilema. Doveva esser una soluzione indolore ed efficace per offrire i suddetti strumenti. Ma ora spacciato come concretizzazione di una innovazione. Si potevano cercare altre soluzioni? Certo, come ha dimostrato Xiaomi. Tuttavia ciò avrebbe richiesto di riorganizzare profondamente l’impostazione e lo sviluppo interno degli elementi.

Per quanto banale, la “tacca” somma semplicità e continuità con il passato.

Da questa dissertazione appare chiaro che gli smartphone muniti di notch non stanno copiando Apple ma è conseguenza diretta della tendenza di ridurre al massimo i bordi dello schermo. Pur mantenendo compatibilità con il passato nella disposizione dei sensori, della capsula auricolare (inclusa nel famigerato segmento nero) e del reparto selfie. La soluzione attuale è quella della tacca nera.

Semmai il discorso del notch andrebbe esteso chiedendosi perché Android non sia stato ancora ottimizzato per questo elemento strutturale per lo smartphone. Nè le app nè le interfacce tengono conto in modo adeguato di questo segmento nero, con il risultato di una scarsa ottimizzazione di alcune applicazioni. Su questo fronte urge un intervento degli sviluppatori per riadattare il funzionamento delle app e sfruttare la barra delle notifiche non già come un unico segmento ma come due spazi laterali separati e indipendenti.

Ancora una parola…

In ultima analisi, l’unico “non senso” del notch è individuabile in chi lo sfrutta come una leva di marketing, quando in realtà è una necessità costruttiva. Non si tratta di clonare l’iPhone X, dando peraltro la sensazione di avere in mano un “voglio ma non posso”, ma di educare e spiegare ai consumatori che l’obiettivo è dare risalto al display, mantenendo compatibilità con le funzioni tipiche dello smartphone (la capsula auricolare) e supportando quelle nuove, tra cui il riconoscimento del volto.

Questo è il vero plus del notch: continuare nel percorso che porterà lo schermo a occupare oltre il 90% della superficie frontale dello smartphone, nell’attesa di trovare una soluzione ancora più elegante ed efficiente per posizionare sensori e speaker per le chiamate. Tutte le altre chiacchiere che polarizzano i discorsi sul design sono francamente meri palliativi, a meno che davvero il notch non sia funzionale ma solo ed esclusivamente estetico. E, dunque, a che serve ostinarsi ad averlo in questo caso?