L’iPhone X ancora svettava sugli schermi del keynote. Nemmeno il tempo di spegnere i riflettori su uno degli eventi più attesi dell’anno che io già avevo deciso: l’iPhone X sarebbe diventato il mio nuovo smartphone.

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Intendiamoci, il prezzo di lancio di iPhone X ha leggermente scoraggiato chiunque. Più di 1000 euro per uno smartphone? Ricordo di aver pagato il mio buon vecchio Macbook Air qualcosa come 900 euro. Ma si sa, i tempi cambiano. E non so bene dove finirà questa evoluzione anche nei prezzi, se ci abitueremo a tenere in tasca l’equivalente di uno stipendio medio tanto da non fare più una piega quando tra 5 anni dovremo sborsare il doppio per accaparrarci l’ultima fatica di Cupertino.

Fatto sta che quando lo sai lo sai: inutile negarsi e rinnegarsi, quando hai deciso che uno smartphone – ma per me la problematica si estende a ogni oggetto tecnologico – sarà tuo, deve essere tuo.

Un’alternativa poteva essere ripiegare sull’iPhone 8, optando per la versione Plus. “A partire da 949 euro”, recita il sito Apple. E dove dovrebbe essere l’appeal, se non nel prezzo, in un device che mi ricorda perfino troppo il mio iPhone 6s Plus?

Niente da fare, quando anche il subconscio si arrampica sugli specchi è giunto il momento di alzare bandiera bianca e arrendersi all’inevitabile.

Incontri ravvicinati con schermi inaspettati

È il 16 novembre e finalmente l’oggetto del mio desiderio si palesa sulla soglia di casa. Apro la scatola del corriere con la frenesia di chi finalmente mette le mani su un piatto di pasta dopo 3 giorni di digiuno forzato. Non mi concedo nemmeno di rigirarmi tra le mani l’elegante scatola firmata Apple: devo immediatamente raggiungere il contenuto.

Finalmente la apro ed eccolo lì: l’iPhone X in tutta la sua elegante meraviglia. Subito però qualcosa mi stona all’occhio. Premetto che mi ero ben guardata da recarmi in qualche centro commerciale sovraffollato per accodarmi a una fila altrettanto sovraffollata per poi trastullarmi con un iPhone X toccato da tutti giusto il tempo di far spazientire il tizio dietro di me. In poche parole, la mia mano era ancora vergine. Ed ecco il disappunto: questo iPhone X è tremendamente più piccolo del mio iPhone 6s Plus che, con buona pace di tutti i “Hey, ma non è veramente troppo grosso quello smartphone?”, per me rasentava la perfezione.

Mi sembra di aver fatto un passo indietro. Questa è stata la prima impressione. Io, amante degli schermi ultradefiniti e sovradimensionati, ora mi trovo tra le mani qualcosa di piccolo che in qualche modo mi ricorda i primi anni 2000, e non so nemmeno bene perché.

Ma bastano pochi minuti e questa impressione si scioglie al fuoco dell’evidenza: l’iPhone X ha, per quanto mi riguarda, le misure perfette. Basta un rapido sguardo – e, per essere sinceri, bastava pure leggere le specifiche tecniche – per rendersi conto che lo schermo è sensibilmente più grande del mio vecchio iPhone 6s Plus. Più grande, con cornici infinitesimali e finalmente utilizzabile davvero con una mano sola: signori, questo per me è il Paradiso.

Tra lavoro e ossessioni del tutto personali non ho lo smartphone in mano giusto quando dormo o sono sotto la doccia, dunque essere finalmente in grado di poterlo utilizzare con una mano sola è per me paragonabile alla scoperta del fuoco, all’invenzione della ruota e alla conquista della Luna.

Face ID? Diciamoci la verità

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Mi cimento subito con il tanto amato, odiato, temuto, bistrattato ed esaltato Face ID. Volete la verità? Non funziona ancora come dovrebbe. Lo renderanno più efficiente, ne sono sicura. Ma al momento non mantiene le promesse. Ed è proprio alla terza volta di fila che non funziona che torni a sognare il tasto fisico e lo sblocco con impronta digitale. Ma quando funziona beh, è un altro mondo. Magari ti stai destreggiando in un tram ultrastipato, tra odori improponibili e una voglia di vivere che rasenta lo zero assoluto e, all’improvviso, una gioia: per sbloccare lo smartphone basta il tuo volto. Poesia allo stato puro.

Gestures sì e perché

L’altra poesia? Le gestures. Niente innovazioni ultrafantascientifiche amici Android, sono la prima ad ammetterlo. Ma dopo le incertezze inziali, quando le gestures entrano a far parte dei tuoi automatismi, donano all’esperienza con lo smartphone una dimensione e uno spessore che il tasto fisico in qualche modo imbrigliava, rendendola di fatto irraggiungibile.

Quel che chiedo a gran voce a Apple di migliorare è però il multitasking: per l’amor di dio, rendetelo più rapido e lasciateci tornare al tempo in cui per chiudere un’app bastava uno swipe verso l’alto. Ora bisogna tenere premuto su una scheda e poi eliminarla cliccando sul cerchietto rosso che appare nell’angolo in alto a sinistra di ognuna di esse. Due parole: noia mortale.

Tanto alla fine ci importa (quasi) solo delle foto

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Ciò che non annoia è invece il comparto fotografico. Mi tratterrei dal gridare al miracolo, sono sincera. Non vedo innovazioni degne di nota – e arrivo da un 6s Plus se non si fosse capito, non da un 7 – ma la fotocamera di Apple a onor del vero ha sempre fatto il suo dovere: veloce nello scatto, messa a fuoco rapida, definizione e possibilità di ritocco ottime. Lavoro con lo smartphone e alcune degli scatti che faccio per lavoro poi finiscono su giornali e testate web: la riuscita è sempre stata ottima.
Capitolo a parte per le foto in condizioni di luce scarsa: Apple qui deve davvero decidersi a fare il salto di qualità che ci si aspetta non dico tanto da un telefono da più di 1300 euro, ma da un colosso della tecnologia che vuole essere a ragion veduta pioniere delle tendenze che detteranno le scelte di mercato dei competitor da qui ai prossimi 15 anni come minimo. Bisogna necessariamente fare di più e fare meglio.

Qualcuno faccia sparire questa banda grigia

Nota dolentissima: la banda grigia che compare sotto la tastiera per far spazio all’icona che fa comparire le emoticon, a sinistra, e quella che abilita la dettatura, a destra. Una domanda sola: perché? Perché si sceglie di produrre uno smartphone a tutto schermo solo per mozzarlo in questa maniera? Trovate una soluzione e trovatela in fretta, perché ogni volta che vedo quella banda grigia in basso la magia lascia il posto al tedio. E non è ciò che mi aspetto da un produttore che ha fatto dell’esperienzialità uno dei punti forti dei suoi device e delle sue strategie di marketing.

Il design che volevo

È questo. Esattamente questo. Spogliato da un’ingombrante quanto fondamentale custodia Spigen, l’iPhone X si può definire solo con un aggettivo: bellissimo. È stilisticamente bellissimo. Minimal, elegante, contenuto. Ma il retro in vetro, per quanto apprezzabile, ci costringerà a sacrificarne la bellezza per guadagnare in longevità, non prendiamoci in giro. Soffocato dalle cover, l’iPhone X non è poi tanto diverso dai competitor. Ma se lo lasci libero di esprimersi, è nettamente una spanna sopra gli altri. Nota personale: l’immagine del mio blocco schermo è su sfondo bianco. Se rimuovo la cover e accendo il telefono è come avere in mano un sottilissimo foglio bianco. Gli occhi ringraziano.

Conclusioni del tutto personali

iPhone X vale 1300 euro? Non è la domanda da porsi. Io piuttosto mi chiederei: c’è davvero, o possiamo aspettarcela nel prossimo futuro, una tecnologia che valga e giustifichi un prezzo del genere per uno smartphone? Io non credo.

Ne hanno parlato tutti e l’argomento è stato sdoganato ben prima dell’arrivo di iPhone X: di Apple non si paga solo la tecnologia, l’innovazione e la potenza. Si paga anche il brand. Piaccia o meno, il brand Apple si attesta su una fascia di mercato alta, luxury. A chi non sta bene, quella è la porta. E se la spalanchi, dietro noterai scaffali e scaffali zeppi di altri prodotti, che coprono tutte le fasce di prezzo e garantiscono qualità buone, discrete e in alcuni casi anche eccellenti. Siamo nel 2017 amici, i primi 2000 son passati da un pezzo.

 

iPhone X lo consiglio a chi:

  • vuole investire in uno smartphone solido,
  • di uno smartphone guarda anche il design,
  • cerca uno smartphone veloce, ottimizzato eccellentemente (in pieno stile Apple)
  • desidera uno smartphone privo di lag, con una batteria che ti fa arrivare comodamente fino a sera anche per usi stressanti e stressati;
  • è interessato a fare foto belle e si diverte anche a ritoccarle un minimo, senza dover necessariamente abusare dei filtri Instagram;
  • in generale vive lo smartphone come un prolungamento del suo corpo e ha bisogno di un compagno fedele, leale, dalle prestazioni che non deludono.

 

Se volete rivedervi il keynote:

credits: Digital Trends