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«Grazie. Perché nonostante il “piccolo” contraccolpo che abbiamo subito, ci ha onorato constatare di avere ricevuto supporto fattivo e importante dai partner e dai media perché hanno saputo trasferire al consumatore una informazione chiara e cristallina sui reali accadimenti in atto». Un emozionato Pier Giorgio Furcas, Deputy General Manager della divisione consumer (Cbg) di Huawei in Italia, prende la parola dopo quasi due mesi dal ban di Trump (era il 20 maggio) che ha scosso l’intero settore della consumer electronics in Italia e nel mondo. In particolare nel nostro Paese, dove Huawei è saldamente al secondo posto per quote di mercato negli smartphone e ha raggiunto un picco di circa il 23% di market share (dato di aprile) nella fascia di prodotti premium (con prezzo superiore a 600 euro). Per la cronaca, l’Italia è il secondo Paese al mondo per importanza dopo la Cina per Huawei. Tanto che a risposta del ban di Trump gli italiani hanno aderito al movimento tutto social organizzato con l’hashtag “Io sto con Huawei”. «Gli utenti si sono spontaneamente schierati dalla nostra parte; inoltre c’è stato un orientamento a cercare di capire meglio e approfondire ciò che stava succedendo. Quando i clienti finali hanno avuto le idee più chiare hanno scelto di supportarci perché ci hanno percepito come leader e innovatore tecnologico», spiega Furcas. 

Il Big Ban di Huawei

Il Deputy General Manager chiarisce subito: «Preferisco non commentare il contesto e l’ambito geopolitico nel quale si sono sviluppati gli episodi che hanno visti contrapposti Cina e Stati Uniti, anche in virtù delle note distensive che si sono originate dopo il recente G20. Però devo guardare alla realtà dei fatti e l’unico nostro rammarico è di non aver potuto tranquillizzare subito i consumatori. Questa scelta è stata dettata dalla presa di coscienza che le vicende in atto si stavano sviluppando a livelli diversi da quelli legati alla tecnologia. Nella prima fase abbiamo dunque chiesto aiuto e supporto ai partner per trasferire i messaggi ai clienti finali così da mantenere alta la fiducia nel brand. Anche perché, è bene precisare, la partnership con Google non è mai stata in discussione nè è stata interrotta, nemmeno per un secondo dallo scorso 20 maggio. Questo è abbastanza palese, altrimenti non saremmo nelle condizioni di spiegare che tutti i servizi e le app sugli smartphone sono supportati tanto oggi quanto domani e nel prossimo futuro. Di più: non v’è alcun dubbio che gli aggiornamenti saranno garantiti per tutti i dispositivi mobili in commercio e già in uso».

Cosa è successo a partire dall’ormai celebre lunedì 20 maggio?

«Abbiamo dato un nome a quanto successo: Big Ban. All’inizio ho pensato fossero finte le notizie che sono circolate a partire dagli Stati Uniti. Poi purtroppo si sono rivelate fondate e abbiamo subito cercato di capire cosa gli utenti finali percepivano da questi accadimenti. Contattata Nielsen, abbiamo commissionato una ricerca per analizzare le conseguenze dei fatti: il 36% delle persone intervistate ha posticipato l’acquisto dei prodotti di Huawei (dato di giugno). Si badi bene, non stiamo parlando di una perdita di market share bensì di un rimando, di una attesa di spesa, che però si traduce in consumatori che non hanno abbandonato il nostro brand; hanno preferito capire bene cosa stesse succedendo. Un altro dato è ancora più interessante: il 75% del campione ha percepito che dietro al Big Ban c’è stato un pretesto geopolitico. A dire che Huawei è stata chiamata in causa in una diatriba internazionale tra due grandi potenze. Questo lascia intravvedere quanto sia importante il brand a livello mondiale. E non a caso è anche incrementata del 14% la percezione del brand in qualità di leader di mercato, in virtù del processo informativo che è stato generato dai fatti che stavano avvenendo tra gli Stati Uniti e la Cina». 

Come ci si sente dopo quasi due mesi così impegnativi?

«La prima parola che mi sovviene è “stanchi”; abbiamo vissuto molto intensamente una situazione esogena, sulla quale non avevamo controllo diretto. Ma siamo anche sereni, perché alla fine ora possiamo raccontare la realtà dei fatti: non temo di sbagliare nel definire “fake news” le notizie che pretendono di spiegare come i nostri smartphone non supportano o non supporteranno questa o quella applicazione o versione del sistema operativo. Mi spiace solo poter rispondere vigorosamente solo ora, perché finora non potevamo esporci nemmeno a livello social».

Ci sono state conseguenze a livello commerciale?

«Non siamo mai stati preda di alcuna forma di agitazione o di panico in queste settimane: anzi, abbiamo affrontato in modo tranquillo la situazione. Detto questo, prima di maggio abbiamo raggiunto quote di mercato di primaria importanza e la piccola perdita generata dal Big Ban è stata pienamente sostenibile e la stiamo già recuperando. Questo significa che il brand è forte la cui crescita non accenna ad arrestarsi. Più in dettaglio, Huawei in Italia ha continuato a operare senza interruzione e perturbazione a livello commerciale, marketing e di assistenza post vendita. Molti possono pensare che Huawei abbia deciso di effettuare queste comunicazioni ufficiali solo dopo quanto accaduto al G20. Non è assolutamente così. Tutto ciò che stiamo dicendo era già pronto e attivo fin da subito, comprese le comunicazioni e i chiarimenti dedicati all’utente finale».

Ora che succede?

«Non è cambiato nulla», ci tiene a precisare Furcas. Perché «tutti i prodotti in funzione, in uso, presenti sugli scaffali o nei magazzini continueranno a funzionare senza alcun problema o variazione rispetto a quanto fatto finora. E questo vale tanto oggi quanto per il prossimo futuro. Questo comprende i servizi di Google, Android e tutte le applicazioni. La nostra partnership con i fornitori di servizi non si è interrotta. Non abbiamo potuto dirlo prima per una questione di attenzione verso gli accadimenti a livello internazionale. Ora l’headquarter ha dato il via libera per una comunicazione puntuale e approfondita al fine di spiegare in modo chiaro e opportuno i fatti, quelli veri. Ed è il momento giusto per prendere la parola, da una parte perché cogliamo l’occasione per presentare il nuovo smartphone Mate 20X 5G, dall’altra perché possiamo finalmente rispondere concretamente e correttamente alle domande dei clienti finali. E quando parlo io rappresento la posizione di Huawei in Italia, in Europa e nel mondo». 

Insomma, è un momento importante di chiarimento…

«Sì. E partirei con il ribadire che Android continuerà a essere aggiornato con tutte le patch, questo è fuori di dubbio ed è garantito da Huawei e da Google. E altrettanto fuori di dubbio è che le app continueranno a essere usate senza alcuna limitazione o variazione, semplicemente se l’utente non ne troverà alcune già installate sullo smartphone (leggasi Facebook, per esempio) dovrà installarle da Google Play come avviene per tutte le altre applicazioni. Ma questo non deve e non può alimentare dubbi o perplessità, perché gli smartphone in generale non subiranno alcuna modifica nel loro corretto funzionamento complessivo. Voglio dirlo ancora una volta: tutti i prodotti che fanno parte della nostra gamma sono garantiti nel loro pieno funzionamento, compresi gli aggiornamenti, in merito al sistema operativo e alle applicazioni di Android. Questo è valido sia che il dispositivo mobile sia già operativo, sia che venga acquistato oggi o in futuro».

Quale è la verità sul sistema operativo proprietario?

«Il sistema operativo proprietario di Huawei è in fase di sviluppo dal 2009. Al pari di quanto hanno fatto altre aziende. Negli anni scorsi abbiamo deciso di investire in questo progetto per provare a seguire questa strada, ma questo è un fatto diffusamente risaputo anche prima del 20 maggio. Solo che nessuno ne parlava o si affrontava l’argomento in modo abbastanza labile, quasi sottovoce e con poca convinzione. Il fatto ha acquisito potenza dopo le vicende di Trump ed si è concretizzata in una strategia di Huawei. Ecco: sono tutte informazioni usate in modo impropria. L’azienda sta continuando a studiare e a sviluppare l’Os ma la partnership con Google rimane l’unica scelta attuale per animare i dispositivi mobili»

Lo scenario 5G

Huawei riparte dal Mate 20X 5G, il primo smartphone con il chip Balong 5000 realizzato in toto dal brand cinese per sfruttare le infrastrutture di quinta generazione sia stand-alone sia di tipo ibrido, ossia quelle già operative in Italia. «Non potevamo mancare con lo smartphone 5G, in questa fase di lancio delle reti. E non poteva mancare un prodotto di Huawei, specialista della sezione infrastrutturale del network. La scelta commerciale è stata poi di distribuire il prodotto sul retail per permettere al consumatore finale di scegliere in estrema libertà quale dispositivo mobile adottare per abbracciare il 5G», spiega Furcas. E precisa: «I benefici del 5G sono innumerevoli e hanno l’obiettivo di migliorare la vita quotidiana degli utenti. Huawei è da sempre in prima linea per offrire soluzioni tecnologiche avanzate, ai consumatori così come ai partner commerciali. Lo dimostrano gli oltre 2 miliardi di dollari investiti in ricerca e sviluppo sul 5G a partire dal 2009. Il Mate 20X 5G conferma come l’azienda sia l’unica capace di offrire una soluzione 5G end-to-end su larga scala, anche perché siamo impegnati da anni a sviluppare un solido ecosistema 5G, che inizi dalle reti e arrivi ai dispositivi e all’IoT. 

Il combinato disposto dato dal 5G e dal nuovo Mate porta necessariamente ad affrontare il tema del Mate X, lo smartphone pieghevole che doveva inizialmente arrivare a luglio ma poi è stato “rimandato” a settembre. Eppure le cose, anche in questo caso, hanno una spiegazione differente da quella che è serpeggiata tra i media internazionali. Furcas spiega con dovizia di particolari: «La data ufficiale di commercializzazione del Mate X è quella che avevo comunicato al Mobile World Congresso 2019: il debutto dello smartphone sul mercato mondiale era previsto all’inizio autunno. Poi c’è stata la spinta entusiasta dell’azienda, sulla scia degli eccellenti consenti ottenuti, che ha originato il tentativo di anticipare l’arrivo del Mate X, con conseguenti dichiarazioni di intenti sulla possibilità di anticipare il lancio a luglio. Nella realtà dei fatti, sto ufficializzando che il prodotto sarà disponibile a settembre e questo equivale a dire che anticipiamo di un mese la data iniziale di presentazione fornita a Barcellona”. 

Che anno vi aspettate?

«La corsa non si è fermata. Anzi. Abbiamo atteso il tempo necessario per dare le informazioni corrette ai nostri clienti finali e ai partner. Ora dobbiamo concentrarci sui nostri obiettivi e sul nostro lavoro. Forse hanno provato a fermarci ma mi piace pensare che non ci sono riusciti.». 

Siete sempre intenzionati a diventare il primo brand negli smartphone?

«Sì, questo è fuori discussione. Dopo il timeout imposto da altri, siamo tornati a giocare la nostra partita e vogliamo vincerla».