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Il corpo invecchia, ma la mente resta giovane”: così Doro dà il benvenuto ai visitatori del suo sito web. L’azienda svedese, che opera nel mercato da oltre 40 anni, si pone come obiettivo di offrire un supporto a tutte quelle persone che rischiano di rimanere escluse o quantomeno sono titubanti di fronte alla rivoluzione digitale. Perché se da un lato molte tecnologie hanno reso la vita più facile, non si possono dimenticare i senior – gli over 65, ma spesso anche over 50 – che fanno fatica a masticare i nuovi linguaggi e a integrare smartphone, app e social nella loro vita quotidiana. Doro è anche un esempio interessante per quanto riguarda il modo di parlare in modo preciso, intonato e mirato con il proprio target di riferimento, in un contesto di mercato sempre più spesso preda di una sorta di bulimia comunicativa verso alcune fasce di consumatori (magari incontrando un basso potere d’acquisto) e una sorta di snobismo verso chi ha una maggior disponibilità economica. L’azienda guidata in Italia da Mauro Invernizzi, Country Director, si muove nella direzione diametralmente opposta e lo fa parlando il linguaggio del suo pubblico, nei luoghi giusti. Non solo, lo fa creando servizi in grado di soddisfare esigenze concrete, tanto quelle del senior quanto quelle del figlio del senior e della società tutta.

Quali strategie mettete in campo per colpire il vostro target di riferimento?

Doro proviene da una expertise legata all’hardware e a prodotti mirati alla sicurezza. Poi, negli ultimi 10 anni abbiamo concentrato i nostri sforzi nell’ambito del segmento senior, che ci siamo accorti avesse bisogno di un prodotto di riferimento. Abbiamo appurato due fatti fondamentali. Il primo: i senior venivano contattati in modo sporadico e non sistematico. Il secondo: i senior non solo acquistavano Doro, ma lo raccomandavano ai propri amici. Da questi assunti abbiamo iniziato a intervistare gli over 65 per carpirne abitudini, esigenze e modus operandi in relazione al comparto tecnologico, con un occhio attento alle evoluzioni del mercato. Le interviste sono state fondamentali: ogni anno coinvolgiamo circa 25.000 utenti in Europa, indagandone le reali esigenze. Ecco perché  stiamo sviluppando prodotti che permettano al senior cosiddetto “attivo” di apprendere la tecnologia per dialogare con gli altri e trasformare la sua vita quotidiana, oltre che condividerla con la famiglia e gli amici.

Il mercato è segmentato in 3 cluster: i senior attivi, i senior fragili e i senior dipendenti. Per ognuno, abbiamo iniziato a sviluppare prodotti e servizi che andassero a completare la nostra offerta e che ci mettessero in grado di risolvere quelle esigenze rese evidenti nelle interviste. 

Per esempio, abbiamo scoperto che in Italia c’è sì una forte presenza di utilizzatori di smartphone rispetto al resto d’Europa, ma questi smartphone spesso sono un regalo. Non sono associati a una scelta consapevole e questo fa sì che in molti non riescano a sfruttarne le potenzialità. Inoltre, indagando tenore di vita, attitudine ai viaggi e allo sport, abbiamo scoperto che i senior in pensione tendono a muoversi verso un recupero della socializzazione, oltre ad avere una buona capacità di spesa. Ma hanno un problema: nessuno gli spiega la tecnologia. Noi abbiamo cercato di farlo sviluppando prodotti, servizi e applicazioni che li aiutino a distanza. Inoltre, nonostante si rivolgano alla famiglia e a Internet per decidere quale prodotto acquistare, la finalizzazione dell’acquisto avviene sul punto vendita, dove spesso vengono sottovalutati o indirizzati a prodotti per loro non adeguati, con un effetto boomerang che li porta a parlar male tanto del punto vendita quanto del prodotto. 

Del resto che la tecnologia sia semplice è un falso mito. 

Per questo abbiamo deciso di stravolgere l’interfaccia Google: per aumentare l’usability, ed è stato il primo passo che ci ha permesso di capire in quale direzione muoverci. Per esempio, abbiamo creato un feature phone che ha i social al suo interno, grazie al quale abbiamo intercettato quella fetta di over 78 che non vuole fare il passaggio dal telefono allo smartphone ma non vuole neanche rinunciare alla socializzazione. Con i senior cosiddetti fragili, entriamo invece nell’ambito del Life Care. Qui ci siamo prefissati di intervenire in un’ottica di prevenzione, grazie ad applicazioni e sensori a distanza. Acquisiamo il cliente quando è over 65, ma lo accompagniamo anche fino a vederlo diventare over 80: per questo il nostro concetto di essere vicini non si limita alla vendita di hardware, ma si allarga nel fornire un servizio continuativo e non invasivo. Abbiamo quindi pensato di analizzare i senior quando sono tranquilli e, attraverso un algoritmo, creare una concatenazione di eventi che rappresenta la loro giornata tipo. Attraverso una tecnologia cloud, quando si verifica un’anomalia nel paradigma registrato, questa viene comunicato ai familiari o a società in grado di intervenire. Così ci siamo spostati sempre più verso un’ottica di servizi.

Che valori vorresti che venissero associati al tuo brand?

Penso che Doro dovrebbe essere percepita come un’azienda in grado di creare connessione all’interno del nucleo familiare e che fornisce servizi che sono un aiuto concreto ai senior. 

Chi è il partner ideale di Doro?

I nostri obiettivi sono quelli di valorizzare il target di riferimento parlandogli direttamente, mantenere alta la qualità del prodotto, per noi fondamentale, e farci percepire come un’opportunità per il punto vendita. Per questo ci servono partner strategici che non si limitino a ribrandizzare prodotti importati dal resto del mondo. Attraverso i social e un’implementazione del sito web vogliamo anche parlare direttamente con i nostri clienti, e poi indirizzarli al punto vendita. In questo rientra un altro obiettivo: quello di rispondere alle domande in modo rapido, entro un’ora.

Cosa vi proponete per il 2019?

Oltre a continuare ad ampliare la gamma di prodotti e servizi, utilizzando i social e iniziative mirate ci piacerebbe raccontare ai giovani chi siamo e cosa stiamo facendo. 

Identikit del senior

Secondo la ricerca di Doro al titolo “Dai deambulatori ai robot – l’atteggiamento degli anziani verso la tecnologia come supporto nella vita di tutti i giorni”, il 74% dei senior italiani sta diventando sempre più curioso nei confronti delle nuove tecnologie. Però, nonostante l’aumento dell’interesse nella tecnologia, solo il 12% dichiara di utilizzare sistemi tecnologici per l’aiuto personale durante la routine quotidiana, come allarmi di sicurezza, app e sensori. Poter vivere nella propria casa più a lungo possibile è un obiettivo importante per il 92% degli over 60. Allo stesso tempo però, il 33% dichiara di sentirsi insicuro nella propria abitazione, un sentimento causato da diversi fattori come la paura di non riuscire a prendersi cura di se stessi (60 %) o andare in contro a potenziali disagi come il furto (40%), la dimenticanza di oggetti (30%) e incidenti domestici, come le cadute (26%): queste sono solo alcune delle preoccupazioni più comuni tra gli anziani in Italia. Le nuove tecnologie, come le soluzioni dedicate alla smart home, possono aumentare la sicurezza e rendere gli anziani più tranquilli nelle loro case. Il 57% degli anziani afferma che potrebbe fidarsi dell’utilizzo di soluzioni innovative di smart home e un altro 25% dichiara invece che potrebbe fidarsi solo in parte.