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In ufficio capita che colleghi più giovani mi chiedano consigli su come migliorare il percorso di carriera. Se guardo alla mia storia professionale, certamente gli studi universitari, i corsi post laurea e in generale la formazione didattica, hanno contributo molto alla mia crescita. La vera differenza però l’hanno fatta le persone e l’arricchimento ricevuto lavorando con alcune di loro (i cosiddetti “leader”). Colleghi di pari livello o capi, professionisti junior o senior, coach e mentor: sono stati tanti gli uomini e le donne che hanno generato punti di discontinuità nella mia curva di carriera, dai quali ho appreso molto e grazie ai quali sono diventata la professionista di oggi.

Nella testa ho diverse frasi ed espressioni rimaste scolpite perché rappresentative di uno stile, un modus operandi o una soft skill distintiva e incisiva. Ne ho scelte cinque, quelle che tuttora ripeto ai miei collaboratori, e ancora più spesso a me stessa

1. “Assume it is always in”

È una citazione che viene dal tennis, anche se non so esattamente attribuirla. La ripeteva uno dei miei primi capi, per incoraggiare il suo staff a dare il massimo sia nelle decisioni importanti, sia nel quotidiano. Il senso è quello di colpire la palla dando per certo che cadrà nel campo avversario. La concentrazione e il focus devono essere messi nello sferrare un tiro potente, preciso, vincente. La paura di sbagliare è uno spreco inutile di energia: agli errori si rimedia, ma per un Ace serve il coraggio di rischiare.

2. Il profumo dell’ottimismo

Un direttore commerciale teneva sulla scrivania una boccetta di colonia spray, quando qualcuno varcava la soglia del suo ufficio ed era nervoso, o con una preoccupazione, lui lo bloccava a pochi centimetri dalla porta e, prima ancora di conoscere il problema, dava un paio di spruzzate di “Profumo dell’ottimismo”. La criticità rimaneva tale e quale, ma dopo un paio di vaporizzazioni la stanza odorava di patchuli e sandalo: l’atteggiamento per affrontarla era diverso. Quel gesto tanto semplice, quanto efficace, trasferiva positività e “can do attitude”, doti fondamentali per gestire qualsiasi difficoltà o situazione complessa con il giusto approccio.

 3. “Next!”, l’importanza di essere concisi e arrivare dritti al punto

Pragmatismo, concretezza, dono della sintesi e abilità nell’arrivare rapidamente al nocciolo della questione, senza perdersi in inutili dettagli, sono alcune delle qualità più valide e potenti alle quali un individuo possa ambire. Valgono nella vita personale, nell’arte e nel business perché significano saper trasferire la potenza di un messaggio, o concetto chiave, in poche parole, pensieri, immagini o suoni, e presuppongono la capacità di individuare e selezionare le priorità.

“Next!” era l’affermazione perentoria di un manager che incalzava i colleghi quando non arrivavano al dunque, o stavano troppo sullo stesso tema, senza aggiungere valore a quanto già discusso. Un’espressione breve, immediata ed efficace per invitarci ad essere puntuali e pragmatici in ogni discussione.

Un altro dei miei capi aveva adottato e condiviso con noi una regola molto semplice: “Le e-mail più lunghe di quattro righe non le leggo. Se l’argomento è importante, parlatemi”.

Ogni mattina faceva il giro degli uffici e delle postazioni dei suoi collaboratori e si fermava con ciascuno di noi dai cinque minuti al quarto d’ora per scambiare due parole di business al fine di ricevere aggiornamenti o darli per aggiornarci sulle priorità ed eventuali criticità del momento.

In sessanta minuti al massimo aveva il quadro chiaro e conciso degli argomenti sui quali focalizzare l’attenzione, trascurando il superfluo e riducendo la portata del poco rilevante. Ciascuno di noi sapeva di avere un tempo minimo a disposizione e arrivavamo già preparati a trasferirgli solo le cose più importanti.

4. Chi vuoi essere fra qualche anno?

Al primo incontro la mia mentor mi chiese a bruciapelo: “Qual è il ruolo più bello in azienda, che vorresti avere domani se potessi?”. Io ci pensai un po’ e diedi una risposta banale, tipo che mi sarebbe piaciuto diventare il capo del marketing a diretto riporto dell’amministratore delegato. Lei, in modo brusco mi disse: “Sbagliato. Il ruolo più bello è quello dell’amministratore delegato”.

Allora non ero molto d’accordo con quell’affermazione così tranchant e generalizzata. Certo, diventare il Ceo era sicuramente l’ambizione di molti, ma non poteva esserci una risposta unica che valesse per tutti, indipendentemente da competenze e attitudini individuali. Solo alcuni anni dopo ho capito quale fosse il senso della sua affermazione e che aveva ragione.

Non ero stata obbligata a intraprendere un percorso di mentorship, né a scegliere lei anziché un’altra persona, ero lì perché mi piacevano le sfide. Non amavo la confort zone, ambivo a un salto di carriera e lei era un modello vincente di donna e manager di successo.

Quella domanda l’aveva fatta a me, in quel contesto specifico, e la risposta non poteva che essere una sola. L’amministratore delegato è la persona che prende le decisioni più importanti, sceglie i collaboratori, definisce la strategia e, in sintesi, guida l’azienda.

Quale potrebbe essere un ruolo più ambito?

5. Investi sui tuoi talenti e non perdere (troppo) tempo ad aggiustare i difetti

Un altro percorso di arricchimento che consiglio sempre è il Coaching. Ho avuto la fortuna di incontrare una coach bravissima, di grande intelligenza intellettuale ed emotiva, che mi ha insegnato qualcosa di semplice, ma non scontato. Le nostre energie vanno investite in quello che sappiamo fare bene e che ci piace, perché è ciò che ci renderà unici e differenti. Sui limiti, ha senso lavorarci solo se bloccanti rispetto allo sviluppo del nostro potenziale e dei nostri talenti, in caso contrario, meglio non perderci troppo tempo perché non saranno mai dei punti di forza.

Avevo scritto di aver scelto solo cinque frasi o espressioni, ma cambiare opinione e non rispettare pedissequamente tutte le regole, sono altri insegnamenti che ho tratto da bravi leader. Ne aggiungo quindi una sesta, ed è quella che preferisco, perché sintetizza ciò che dovremmo fare per migliorarci professionalmente, e personalmente.

In questo caso la citazione non viene dall’ufficio, ma dal cinema. “Sii gentile e abbi coraggio” è la frase che, nella versione moderna della celebre favola disneyana, la mamma ripete a Cenerentola bambina. Grazie a questa eredità materna, Cenerentola diventerà una donna forte ed empatica, capace di sconfiggere l’accanimento di un fato crudele, trasformandosi da vittima sfortunata ad artefice e leader del proprio destino.

Ascoltare e osservare le persone di grande intelligenza e spessore non costa nulla, e se si ha la fortuna di incontrare e riconoscere quelle che riteniamo possano fare la differenza nel nostro cammino professionale, allora quasi certamente la faranno.