Razor

Reuters ha pubblicato un’esclusiva nella quale, facendo affidamento a fonti vicine all’azienda, si legge che Huawei sarebbe pronta a vendere le linee di prodotto P e Mate per uscire dalla fascia alta del mercato. Le voci di abbandoni e spin-off nel mondo degli smartphone si stanno moltiplicando, dopo le voci su LG. E per Huawei non sarebbe nemmeno la prima alienazione di unità di business, dato che a fine 2020 ha venduto Honor a un consorzio cinese e ora il brand sta affrontando il mercato in modo indipendente. Il primo prodotto presentato in questa nuova veste è il View 40 di cui vi abbiamo parlato in questo approfondimento.

Dunque, secondo le fonti interpellate da Reuters, Huawei, dopo Honor, sarebbe pronta a vendere i gioielli della corona a un consorzio di investitori guidato dal governo di Shanghai. Non ci sono conferme alla notizia, anzi il brand cinese l’ha smentita come diremo qui di seguito.

Secondo le analisi di Reuters, Huawei starebbe meditando sulla possibilità di vendere le serie P e Mate già dallo scorso autunno. Secondo di dati di IDC, il valore annuo delle unità spedite di queste due famiglie di prodotto sfiorerebbe i 40 miliardi di dollari.

La smentita di Huawei

“Huawei ha appreso che stanno circolando voci infondate riguardo la possibile vendita dei propri brand di smartphone top di gamma. Huawei non ha alcun piano di questo tipo e resta pienamente impegnata sul business degli smartphone, continuando a offrire prodotti dall’elevata esperienza d’uso e caratura ai clienti di tutto il mondo”.

Dunque Huawei non ha alcuna intenzione di abbandonare la fascia premium del mercato. Tuttavia le voci (infondate) proposte da Reuters mostrano quantomeno che sono in essere valutazioni interne da parte del brand sulle prospettive future nel campo degli smartphone. Passata l’era Trump, ora tocca a Joe Biden stilare l’agenda tecnologica e, come vi abbiamo raccontato in questo articolo, le posizioni del nuovo Presidente rispetto a Donald sono più morbide ma sempre volte a limitare lo strapotere cinese nel campo della tecnologia.

A questo si aggiunga che Huawei sta cercando di rispondere all’assenza dei servizi Google sia con la piattaforma Hms, che sfocia nello store AppGallery, sia accelerando la diffusione di Harmony OS, il proprio sistema operativo già installabile sui modelli P30 e Mate 30.

Però si guardi anche la situazione da un altro punto di vista. Honor, ceduta a un consorzio di investitori, ha potuto tornare a siglare contratti di fornitura di componenti con Intel e Qualcomm. E sarebbe pronta anche ad adottare Android con i servizi Google inclusi. Viatici finora preclusi a causa del fatto di essere un brand di proprietà di Huawei, quindi inserito nell’entity list voluta da Trump, che blocca i rapporti d’affari tra Huawei e le aziende statunitensi salvo non siano concesse licenze specifiche.

Forse creare uno spin-off apposito per le linee P e Mate potrebbe permettere all’azienda, eventualmente controllata ma separata da Huawei, di accedere alle componenti più recenti e performanti per costruire i futuri modelli top di gamma. Salvo che Huawei non si accontenti di diventare sempre più forte nel mercato locale: in Cina le due famiglie di prodotto contribuiscono per il 40% delle vendite totali del brand e competono direttamente con Apple per numero di unità vendute.

Solo che le unità vendute all’estero, a partire dal 2020, hanno intrapreso un trend di progressiva contrazione di volume, anche per l’assenza dei servizi Google. E questo andamento non sembra destinato a invertire la rotta nel breve periodo. In Occidente Android senza Google è più ostico da “masticare” per gli utenti, mentre in Cina il sistema operativo di Big G è privo da sempre dei servizi Gms (così come sono bloccati molti altri servizi di stampo statunitense come Facebook e WhatsApp). Dunque gli utenti sono abituati a vedere l’OS “vestito” con servizi e app locali che ne esprimono il massimo potenziale. In Europa, per esempio, è molto difficile replicare una situazione simile. Nonostante l’hardware eccellente proposto finora dalle gamme P e Mate.