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Il P40 Pro ci aveva già impressionato per la qualità fotografica, come vi abbiamo testimoniato in questa prova comparativa: https://igizmo.it/challenge-fotografica-iphone-11-pro-galaxy-s20-ultra-huawei-p40-pro-e-oppo-find-x2-pro/. Huawei non si è fermata all’eccellenza e ha superato se stessa con il P40 Pro+, già annunciato insieme al suo fratello minore (se così si può chiamare), che porta il reparto imaging a un ulteriore livello di sviluppo. In questa sede non ci addentreremo nella recensione del Pro+, semplicemente mettiamo “a nudo” il suo reparto fotografico. Per completezza informativa, lo smartphone è già in vendita a 1.399 euro ed è basato su piattaforma Hms, dunque non dispone dei servizi di Google ma si affida ad Android open source con Emui 10.1 e store AppGallery.

Il P40 Pro+ è a tutti gli effetti il “re” della fotografia su smartphone perché parte dall’eccellente base del Pro e ne integra le funzioni in modo sapiente, alzando l’asticella per chi vuole rivaleggiare in termini di qualità e duttilità con Huawei. L’innovazione non sta nella densità dei pixel bensì sul reparto ottico: per la prima volta gli zoom 3x e 10x sono nativi, non ibridi né assistiti a livello software. E la differenza si vede, in tutte le possibili occasioni d’utilizzo.

L’abbiamo ricevuto e subito messo alla prova dei fatti con gli scatti che vi proponiamo in questa pagina. Rispetto al Pro, il P40 Pro+ conferma le doti sopra la media nelle foto con la fotocamera principale e fino a 3x. La differenza si vede dopo, grazie al periscopio che supporta l’ottica 10x (ibrido 20x e digitale 100x): attivando questo ingrandimento si scatta con la stessa facilità e precisione dell’1x. A dire che ci si possono dimenticare i piccoli e grandi accorgimenti degli zoom 10x ibridi (ottica + software) perché la stabilizzazione è hardware e la gestione dello scatto è precisa. Si ottengono foto superiori a qualsiasi altro telefono in modalità 10x, anche a quelli dotati di periscopio (i quali per la gran parte dei casi arrivano a ingrandimenti ottici non superiori a 5x).

Lo schema ottico di Huawei P40 Pro+

A livello puramente qualitativo, il P40 Pro+ detta un nuovo standard per la fotografia in mobilità, con uno schema unico nel suo genere. Nel dettaglio il reparto ottico è così composto:

  • ottica principale Ultra Vision Wide con sensore RYYB (con il giallo al posto del verde rispetto all’impostazione RGB e che propone vantaggi in condizioni di scarsa luminosità, come spiegato in questo approfondimento) da 50 Mpixel, f/1.9, 23 mm (l’1x è a 27 mm per il crop nativo eseguito da Huawei), stabilizzatore ottico (Ois), pixel binning 8x, messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf);
  • ottica ultra wide angle Cine Lens con sensore da 40 Mpixel, f/1.8, 18 mm, Pdaf;
  • tele obiettivo da 8 Mpixel, f/2.4, stabilizzatore ottico (Ois), 125 mm per l’effetto zoom ottico 3x;
  • tele obiettivo a periscopio da 8 Mpixel, f/4.4, Ois a doppio asse, Pdaf, 240 mm per l’effetto zoom ottico 10x;
  • sensore ToF 3D per la gestione della profondità.

Il super periscopio che determina il tele obiettivo da 10x è stato studiato per massimizzare l’efficienza di riflessione della luce, al fine di assicurare che il sensore da 8 Mpixel riceva quanta più luminosità possibile (che si traduce in foto migliori perché non si perdono informazioni sull’immagine).

In sostanza, Huawei non si è solo limitata a intervenire sullo schema ottico del P40 Pro: ne ha dato vita a uno nouvo, mantenendo fisse le posizioni solo del sensore principale, del wide angle e del Tof 3D. Nel Pro+ il flash lascia il posto all’ottica tele da 3x e il flash si sposta nella parte inferiore del modulo rettangolare. Dove sul Pro si trova un classico periscopio, sul Pro+ c’è il più evoluto componente fotografico disponibile allo stato attuale sugli smartphone: l’ottica 10x, un piccolo gioiello di ingegneria.

Interessante notare come questi interventi non aumentino lo spessore del modulo imagig rispetto al Pro, tanto che le dimensioni del Pro+ sono sostanzialmente equivalenti a quelle del suo fratello minore.

Da sinistra a destra: P40 Pro+, P40 Pro e P40

Per la verità, le differenze a livello hardware tra Pro e Pro+ si esauriscono nella sezione fotografica. Quasi a celebrare il nuovo campione dell’imaging, Huawei ha dotato il Pro+ di 512 GB di storage, che insieme agli 8 GB di Ram coadiuva il Kirin 990. Tutte le altre caratteristiche tecniche sono identiche a quelle del Pro, come vi abbiamo descritto ampiamente nell’articolo di presentazione del Huawei P40 Pro+: https://igizmo.it/huawei-p40-pro-arriva-in-italia-prezzo-e-caratteristiche/

Il ruolo del Kirin 990

Indugiamo ancora un po’ sulle caratteristiche tecniche del P40 Pro+, prima di lasciarvi alla carrellata di foto, per approfondire il ruolo del Kirin 990, che supporta il software sviluppato in collaborazione con Leica. Il nuovo top di gamma di Huawei ci ha impressionato per la rapidità di passaggio da un sensore all’altro: anche in questo senso la semplicità e la velocità di regolazione dell’effetto di ingrandimento (senza stacchi ma fluido e preciso) e la messa a fuoco sono stati di classe superiore.

Il Kirin 990 è l’arma segreta, perché si occupa di ottimizzare e spremere al massimo il combinato disposto dato da lenti, ottiche, sensori e applicazioni. Il chip integra oltre 10,3 miliardi di transistor: integra il modulo 5G (di serie sul P40 Pro+) ed è realizzato con geometria a 7 nm Euv. Il valore numero di 7 nm è l’unità di misura dei transistor: più è basso, migliori sono le prestazioni e l’efficienza energetica (abbiamo approfondito l’argomento qui: https://igizmo.it/cosa-sono-i-nm-e-perche-servono-a-descrivere-la-potenza-delle-cpu/). Alla dicitura 7 nm è stato aggiunto il termine Euv, acronimo di Extreme ultraviolet lithography, ossia litografia ultravioletta estrema che ha il vantaggio di garantire una migliore qualità complessiva del Soc.

Dall’alto verso il basso: P40 Pro+, P40 Pro e P40

I 10,3 miliardi di transistor servono anche per dare vita alle due unità di elaborazione neurale (Npu) e al cosiddetto Isp (Image signal processor) ossia il processore d’immagine a supporto del reparto imaging. Il termine “signal” è stato introdotto perché la fotografia comprende ampie porzioni analogiche (per esempio, la luce che colpisce il sensore attraversando l’ottica); così il concetto di “signal” indica il processo di conversione da analogico a digitale, eseguito dall’Isp.

Dunque, gran parte delle unità presenti nel Kirin 990 sono designate a supportare al massimo livello la sezione fotografica: la doppia Npu per gli algoritmi sviluppati con Leica; la sezione grafica per velocizzare l’applicazione di effetti post editing; l’Isp per eseguire il campionamento in digitale dello scatto ed eseguire funzioni di base tra cui demosaicizzazione, riduzione del rumore e regolazione della nitidezza. Questo permette ai P40 Pro e P40 Pro+ di essere supportati da un mix bilanciato tra algoritmi e hardware dedicato.

Le Npu sono unità altamente specializzate in compiti precisi ma senza impattare sulla batteria tanto quanto la somma tra Cpu e Gpu. La loro efficienza nel trattamento dell’immagine sta in un dato: nei software che si basano sull’intelligenza artificiale per il riconoscimento dei volti fotografati riescono a raggiungere prestazioni di 10 volte superiori all’accoppiata tra Cpu e Gpu, con un impatto sulla batteria dimezzato.

L’elevata specializzazione delle Npu permette di operare in tempo reale sugli scatti per rimuovere il rumore fotografico (i punti neri che si notano nelle foto), per applicare i filtri e per eseguire le operazioni di post editing. Inoltre, la messa a fuoco avviene, sempre in real time, in modo indipendente per le singole facce inquadrate oppure per le singole sorgenti di luce in condizioni di bassa luminosità. Le altre operazioni compiute in tempo reale, ossia mentre si mette a fuoco e si scatta, dal Kirin 990 sono il bilanciamento del bianco, la gestione della profondità, la separazione dei segmenti fotografici per enfatizzare i dettagli (per esempio i capelli) e l’equalizzazione dei colori.

Il tutto senza dimenticare la fase di ritocco, nella quale la funzione Golden Snap è la firma tecnologica di P40 Pro e Pro+. Golden Snap è composto da 3 funzioni diverse: AI Best Moment (Imposta come Copertina), AI Remove Passer-by (Rimuovi Passanti) e AI Remove Reflection (Rimuovi Riflessi).

Per utilizzare AI Best Moments: aprire la fotocamera e abilitare “Immagine in movimento”, l’icona nell’angolo in alto a sinistra dello schermo. Scattare. Dopo aver aperto l’immagine nella galleria e aver premuto Modifica, sarà visibile lungo il pannello inferiore la selezione di frame tratti dall’immagine in movimento 4K.

Qui entra in gioco la fotografia intelligente, poiché lo smartphone utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare oltre 90 tratti del viso e oltre 30 diverse posture per selezionare lo scatto migliore dalla foto in movimento. Vedrete davvero i vantaggi di questa funzione quando si scattano foto di oggetti in movimento o di volti di persone, soprattutto perché il sensore della fotocamera principale di Huawei P40 Pro è il primo al mondo a supportare la messa a fuoco automatica Full Pixel Octa PD Autofocus, con il risultato di una velocità di messa a fuoco e precisione notevolmente migliorate.

Per utilizzare AI Remove Passer-by: aprire la fotocamera e abilitare “Immagine in movimento”, questa volta selezionare Rimuovi Passanti nel pannello inferiore. I passanti verranno rimossi, come vedete in questo frame. Questo è possibile perché P40 Pro ha di nuovo raccolto informazioni sulla scena prima e dopo lo scatto e, utilizzando gli esclusivi algoritmi AI proprietari, è in grado di rimuovere in modo intelligente il passante dallo sfondo.

Per utilizzare AI Remove Reflection: come fatto prima abilitare “Immagine in movimento” e nella sezione modifica, selezionare “Rimuovi Riflessi” nel pannello inferiore. Avrete modo di verificare come i fotogrammi prima e dopo lo scatto siano stati allineati dall’Intelligenza artificiale per rimuovere i riflessi indesiderati dall’immagine, restituendo così proprio lo scatto originariamente desiderato.

Gli scatti con Huawei P40 Pro+

Dal grandangolo allo zoom 100x

In queste foto si apprezza lo zoom ottico 10x perché permette di scattare con una resa fotografica finora mai vista sugli smartphone. Dal vista puramente tecnologico, il risultato è egregio. A 100x, così come già sperimentato sul Samsung Galaxy S20 Ultra, la qualità degrada vistosamente ed è quasi impossibile mettere a fuoco. In qualsiasi condizione, consigliamo di non superare l’ingrandimento 30x: si ottengono i risultatati sperati per stabilità e precisione.

Nella serie che segue abbiamo provato a sfruttare al massimo le doti dello zoom ottico 10x: evidente la qualità di scatto. Si notino il dettaglio dei muri, la grana e l’incisività di ogni elemento ritratto, persino la texture è tale da non fare invidia a una macchina fotografica.

La serie dei fiori serve per “misurare” l’intervento degli algoritmi di intelligenza artificiale. Si noti come il dettaglio sia sempre eccellente, tuttavia con i colori caldi (il fiore rosso ne è un esempio) il software tende a saturare, restituendo un’immagine sicuramente di grande impatto ma con una leggera perdita di dettaglio per via dell’equalizzazione “spinta” del colore.