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Con il P30 Pro Huawei ha portato la smart-fotografia a un nuovo livello di qualità e complessità. È il primo smartphone a presentare una soluzione zoom a periscopio, laddove finora si è solo parlato di sperimentazioni tecnologiche, ed è anche il primo smartphone a portare all’esasperazione la componente fotografica per superare il paradigma di confronto finora utilizzato (le compatte) ed elevarlo al livello delle reflex digitali, se non addirittura delle mirrorless.

Spostare così in alto l’asticella significa andare a rivedere tutta una serie di funzioni software e non solo a giocarsela sull’hardware. L’app di Huawei è rimasta sostanzialmente immutata da quando è stata annunciata la partnership con Leica. A parte alcune modifiche estetiche, per esempio ora è comparsa l’opzione AI in alto (simile a quanto si è visto finora sugli Honor) ed è sparita l’opzione Master AI dalle impostazioni, a livello di usabilità non si sono fatti passi in avanti.

Questo per dire che un hardware, che approfondiremo qui di seguito, così sviluppato e articolato non può continuare ad affidarsi a questa interfaccia che relega ancora troppe opzioni utile nella voce Altro per dare importanza ai “pezzi forti” Foto (con l’intelligenza artificiale), Ritratto e Notte. Va altresì detto che l’unità ricevuta in prova ha la prima release del software e Huawei ci ha abituato a cambiare in modo spesso radicale alcune funzioni nel corso degli aggiornamenti. Si pensi al caso del Mate 20 Pro: il comando per passare dal grandangolo agli zoom è stato ridisegnato con un update, raggiungendo un livello di ergonomia nettamente superiore rispetto all’approccio iniziale.

Dunque, non v’è dubbio della potenza e dell’efficacia dell’app di scatto, anzi, probabilmente è la migliore in fatto di completezza ed efficacia algoritmica, tuttavia un restyling estetico per renderla più funzionale non guasterebbe.

Sensore giallo

Il percorso di enfatizzazione totale del segmento imaging dello smartphone passa attraverso un sensore inedito: il Super Sensitive con schema RYYB (rosso, giallo, giallo, blu) invece del classico RGB (rosso, verde, blu) utilizzato pressoché su qualsiasi dispositivo abbia un reparto fotografico, reflex e mirrorless comprese.

Non scenderemo nei tecnicismi, però una piccola digressione ci sia concessa per spiegare cosa cambia davvero. Tipicamente i sensori sono composti da milioni (Mega) di pixel ciascuno capace di catturare uno dei tre colori di base del RGB. Lo schema così composto restituisce una serie di informazioni a mosaico che poi sono trattate a livello software per ricomporre luce, contrasto, colori e così via al fine di restituire un’immagine fedele di quanto si è scattato.

Tipicamente i pixel verdi sono il doppio della somma di quelli rossi e blu, al fine di massimizzare la sensibilità fotografica perché più chiari. Inoltre, attraverso il filtro quad Bayer ormai diffusissimo sugli smartphone i pixel sono organizzati in schemi 2×2 per ottenere una migliore gestione delle informazioni di colore, luminosità e contrasto e aumentare il dettaglio. Fatto che riduce a un quarto la risoluzione effettiva: con un sensore da 40 Mpixel si ottengono immagini a 10 Mpixel.

Ebbene, Huawei con il Super Sensitive ha sostituito il verde con il giallo per raggiungere una sensibilità superiore in quanto il giallo è più chiaro del verde e quindi si comporta meglio in condizioni di scarsa luminosità. Dunque si ottengono risutalti migliori, a parità di caratteristiche di sensore, nelle condizioni in cui la luce ambientale cala con uno schema RYYB rispetto al classico RGB. Il Super Sensitive ha solo necessità di essere gestito da una parte software (app) diversa per compensare la mancanza del verde e per evitare un eccessivo viraggio delle foto sui toni gialli e ocra, ma questo è un probelma che Huawei deve avere affrontato con Leica e che è stato risolto attraverso l’app e l’intelligenza artificiale, almeno stando ai risultati qualitativi che abbiamo ottenuto nei nostri scatti. Anche per questo motivo ci aspettiamo un update dell’applicazione imaging che migliori ulteriormente la resa cromatica.

Tre ottiche e un periscopio

Lo schema ottico del P30 Pro è così composto:

  • sensore primario Super Sensitive da 40 Mpixel f/1.6, stabilizzatore ottico (Ois), 27 mm, autofocus a rilevamento di fase (Pdaf);
  • sensore teleobiettivo da 8 Mpixel, f/3.4, Ois e lunghezza focale equivalente di 125 mm (circa 5x ottici);
  • sensore grandangolare da 20 Mpixel, f/2.2, lunghezza focale equivalente 16 mm, circa 120 gradi di angolo di campo;
  • sensore Tof 3D che restituisce al software una rappresentazione tridimensionale dell’oggetto fisico inqudrato o della persona, così da assicurare effetti bokeh non solo ottenuti su modelli computazionali (software) ma su vere e proprie informazioni volumetriche ed effettive al fine di raggiungere una superiore precisione dei dettagli, del perimetro e della separazione del primo piano dallo sfondo.

Il sensore teleobiettivo è integrato in un periscopio di lunghezza di circa 1,5 cm che contiene le ottiche, per questo il valore di luminosità dell’obiettivo è più alto della media e con le foto in notturna può risultare meno incisivo degli altri due sensori sui dettagli. Poco male, la resa complessiva è comunque eccellente.

Dunque, a conti fatti gli effetti di zoom si ottengono come segue:

  • 2x (digitale) avviene in modo computazionale sulla fotocamera principale;
  • 3x (ottico) avviene sommando le informazioni del sensore principale più quello teleobiettivo,
  • 5x (ottico) avviene solo ricorrendo al
    teleobiettivo;
  • 10x (ibrido) avviene utilizzando il sensore
    teleobiettivo e sommando le informazioni processate da una serie di livelli Raw prelevati durante lo scatto;
  • 50x avviene solo a livello digitale (i risultati qualitativi sono solo discreti).

A questo si aggiunga che la sensibilità massima a cui è arrivata Huawei grazie al sensore Super Sensitive, al fattore f/1.6 e al software è pari a Iso 409600.

Chiudiamo citando la modalità Super Macro che si attiva con la modalità AI impostata quando ci si avvicina all’oggetto e opera a partire da una distanza di 2,5 cm. Come vedrete nelle foto di seguito, i risultati sono eccezionali.

La prova fotografica

Da wideangle a zoom 10x su ala e scenario sottostante

Da wideangle a zoom 10x sulla gru

Progressione di zoom: 1x, 5x, 10x

Wideangle, standard, zoom 5x, zoom 10x

standard, zoom 3x e zoom 5x

Modalità Super Macro

Lo zoom di notte: standard, 3x e 5x e wideangle