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Quando il Mate 40 arriverà sul mercato, oltre alle innovazioni che Huawei proporrà, ci sarà un ulteriore motivo per catalizzare l’attenzione: sarà l’ultimo smartphone equipaggiato con il processore Kirin di fascia alta. Richard Yu, Ceo della divisione consumer di Huawei, ha annunciato la decisione di abbandonare i Kirin top di gamma durante un discorso in occasione del Summit 2020 della China Information Technology Association.

Yu è stato molto preciso: dopo il prossimo 15 settembre Huawei non avrà accesso alle linee produttive necessarie per continuare a produrre la serie Kirin 9xxx che sarà impiegata sul Mate 40.

La data indicata dal Ceo del brand cinese si riferisce all’inizio del bando con cui i fornitori statunitensi non potranno più vendere componenti a Huawei senza un’approvazione esplicita del governo federale. Il decreto di blocco è stato firmato dall’amministrazione Trump a maggio e afferisce all’iscrizione di Huawei all’interno della Entity List gestita dal Dipartimento del commercio.

All’interno di questo perimetro d’azione, la società taiwanese Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), che finora si è occupata di produrre i processori Kirin, non potrà più essere fornitrice di componenti per Huawei. Sarà necessaria un’approvazione apposita dal Governo degli Stati Uniti per approvvigionarsi dei moduli necessari, alcuni dei quali sviluppati negli Usa, al fine di riattivare la fornitura di chip al brand cinese.

Huawei: “concentrati sul design dei chip, non sulla produzione”

Peraltro la decisione di Tsmc non arriva inattesa, dato che l’azienda, subito dopo il primo bando di Trump a maggio 2019, aveva annunciato di voler terminare la fornitura a Huawei non appena completati i contratti e gli accordi in essere.

Yu ha anche confermato il fatto che la produttrice di chip cinese Smic non ha ancora le tecnologie sufficienti per occuparsi della stampa di un chip complesso come il Kirin di fascia alta. Tsmc dispone di pennelli a 7 nm, necessari per mantenere l’architettura del processore in un perfetto bilanciamento tra prestazioni e impatto energetico. Allo stato attuale Smic ha solo pennelli a 14 nm: una dimensione di transistor eccessiva per il Kirin di fascia alta.

Richard Yu concretizza l’amarezza di Huawei: “Nell’ultimo decennio abbiamo investito enormemente nella ricerca e sviluppo di chipset, attraversando le fasi di inseguimento dei competitor fino ad arrivare a una posizione di leader. Ora c’è il bando. Purtroppo siamo entrati nella produzione di semiconduttori non investendo in asset di produzione ma limitandoci al design del chip”.

Difficile ora prevedere come Huawei affronterà la problematica e su quali partner si orienterà per la produzione dei processori. La frase di Yu lascia intendere la volontà di attivare linee produttive proprietarie, ma questo impone un lungo tempo di installazione, rodaggio e messa a regime. Le economie di scala si raggiungono lentamente. Tuttavia un viatico per semplificare e velocizzare la raccolta di componenti potrebbe derivare dal recente accordo con Qualcomm di cui vi abbiamo dato notizia in questo articolo: https://igizmo.it/huawei-e-qualcomm-in-partnership-per-processori-e-5g/