Sono due i contesti nei quali, per buonsenso, uno smartphone non andrebbe recensito a fondo: quando si ha pochissimo tempo (un giorno o anche meno) e con un software non definitivo. Abbiamo atteso qualche giorno prima di esprimerci sul Mate 20 Pro, per entrambi i motivi. Merita attenzione un dispositivo così cruciale per Huawei e così complicato nel contesto attuale, soprattutto per la densità di annunci che si sono susseguiti nelle scorse settimane e hanno cambiato se non sconquassato lo scenario competitivo. Il Mate 20 Pro entra in un campo di gioco sfidante, con competitor che hanno alzato e di molto l’asticella e stanno tutti vertendo su due fronti: imaging e funzioni innovative.

E qui subentra il secondo contesto nel quale non si dovrebbe esprimersi: il software non definitivo. Come detto da Huawei in fase di consegna del Pro, la versione di Android installata non è affatto definitiva. Anzi, abbiamo raccolto diverse voci interne all’azienda in occasione dell’evento di Londra che ci hanno confermato come l’update previsto nel prossimo futuro dovrebbe portare sostanziali miglioramenti diffusi, soprattuto sui fronti più cruciali. A iniziare dalla fotografia, per impattare sull’Emui 9 e la gestione delle risorse presenti.

Ecco spiegato perché ci limitiamo a restituirvi una rassegna di cinque grandi considerazioni che abbiamo tratto nell’utilizzo del Huawei Mate 20 Pro in questa prima settimana. Ribadiamo, la versione del software presente non è definitiva quindi rimandiamo la recensione vera e propria e gli approfondimenti effettivi non appena arriverà l’update “importante”.

Benchmark

Nonostante il sistema operativo sia non definitivo, abbiamo fatto girare le due nostre app di benchmark che utilizziamo di solito sugli smartphone in prova. Il Kirin 980 sul Mate 20 Pro spazza la concorrenza: risultati record con Geekbench 4 e Antutu. Lasciamo parlare i numeri perché sono davvero eclatanti: oltre 3.300 punti in single core e uno strepitoso 10mila punti in multicore; con Antutu si arriva a superare i 300mila punti attivando la modalità ad alte prestazioni nel pannello Impostazioni/Batteria. Difficile dire se questa opzione sarà anche nella prossima release del software di Huawei oppure se sarà declinata nell’app per i gamer, così come già avvenuto sui P20 e P20 Pro.

Detto questo, il punteggio di Antutu è stellare, tanto che disattivando l’opzione si superano ampiamente i 200mila punti: sembra “poco” ma si consideri che è quanto ottengono oggi i P20 Pro e gli smartphone top di gamma.

Le prestazioni eccezionali del processore, superiori ai diretti concorrenti ma comunque anche grazie al processo produttivo a 7 nm del Kirin 980 la temperatura non supera mai la soglia dei 50 gradi, laddove altri smartphone dopo i medesimi giri di benchmark smarginano ampiamente sui 60 gradi.

Per riassumere, il Kirin 980 può contare su un approccio octa core di nuova generazione: i due core ad alta prestazione Cortex A76 a 7 nm operano a 2,6 GHz; quelli “medi” a 1,92 GHz (sempre Cortex A76); i quattro volti all’efficienza energetica hanno frequenza di 1,8 GHz (Cortex A55). Il reparto grafico è affidato alla Mali-G76 a 720 MHz. L’approfondimento su questo innovativo chipset è disponibile a questo indirizzo: https://igizmo.it/huawei-a-tutta-ai-kirin-980-e-la-piu-potente-cpu-per-smartphone-ifa-2018/

Imaging

Parlare di un Huawei di fascia alta significa sostanzialmente misurare quanto è migliorato il reparto fotografico. Sì, perché lo schema Leica migliora di generazione in generazione. In questo caso sul P20 Pro è presente un’ottica “Vario-Summilux-H f/1.8-2.4 16-80 Asph” così come da serigrafia sul dorso dello smartphone proprio sopra il quadrato nero lucido che ospita le ottiche. Con questa generazione di Mate il brand cinese ha stravolto radicalmente il suo classico schema, rinunciando al sensore monocromatico (bianco/nero) per fare posto a un più utile e interessante ultrawide che consente di scattare fotografie con apertura di 120 gradi, prossima all’area visibile tipicamente utilizzata dall’occhio umano (due angoli di 120 gradi centrati nel punto di fissazione).

È bastata questa sostituzione per reinventare totalmente l’esperienza fotografica. Riassumendo i tre sensori sono:

  • principale Rgb da 40 Mpixel f/1.8 con lunghezza focale di 27mm, angolo di 71 gradi e sistema di messa a fuoco automatica basata sul rilevamento di fase (Pdaf) e al laser;
  • secondario da 20 Mpixel (che sostituisce il classico monocromatico) f/2.2 con lunghezza focale di 16mm, angolo di 120 gradi (ultrawide) e e sistema di messa a fuoco automatica basata sul rilevamento di fase (Pdaf) e al laser;
  • terzo sensore da 8 Mpixel f/2.4, lunghezza focale di 80mm e funzione telephoto per assicurare lo zoom ottico 3x e digitale 5x, è assistito da sistema di stabilizzazione ottica e autofocus Pdaf e laser.
  • sensore frontale per i selfie a 24 Mpixel f/2.0 e lunghezza focale di 26 mm.

Questi sono assistiti dal doppio flash led con gestione dell’intensità di luce. Insieme, il trio di obiettivi supporta un’ampia gamma di lunghezze focali (equivalenti alle prestazioni di un obiettivo zoom 16-270 mm). Infine, la registrazione video arriva allo slow motion a 960 fps con definizione di 720p, mentre il formato massimo di registrazione è di 2160p a 30 fps. Lo stabilizzatore video è di tipo digitale.

Fin qui la teoria. La pratica è che la computational photography nata dalla simbiosi tra il reparto imaging e il Kirin 980 è di livelli finora mai visti sugli smartphone. Merito della doppia Npu (Neural processing unit) integrata nel Soc che consente di individuare ed equalizzare le impostazioni di scatto riconoscendo in automatico 1.500 scenari e 5.000 oggetti diversi all’interno di 25 macro-categorie fotografiche. Questo per merito della Master AI, la funzione che propone l’impostazione migliore ma che è disattivata per default. Attivandola nella parte inferiore dell’app fotografica è proposta l’etichetta che identifica l’ottimizzazione attuata dal Kirin.

A onor di cronaca, l’applicazione di scatto nella versione di Android impiegata per questa anteprima ricalca quella classica di Huawei, già vista sul P20 Pro. Dunque una ghiera inferiore permette di passare da un’impostazione all’altra scegliendo le modalità Apertura, Notte (i risultati sono pazzeschi), Ritratto, Foto (principale e polivalente), Video, Pro (quella manuale) e Altro. In quest’ultima trovano posto gli effetti di realtà aumentata, l’Hdr (ancora una volta lasciato come opzione) e gli altri filtri.

Per attuare il passaggio dallo scatto con il sensore principale al grandangolare bisogna agire sul riquadro dello zoom. Facendo tap si attivano gli ingrandimenti 3x (ottico), 5x (digitale) e 0,6x che corrisponde all’attivazione dello scatto con angolo di 120 gradi. Qui di seguito mostriamo come cambia radicalmente la scena inquadrata e quanto la scelta di Huawei di integrare un’ottica a 120 gradi valorizzi ancora meglio le doti fotografiche e dia il via libera alla creatività dell’utente.

Quasi a fare da contraltare l’altra grande innovazione, che promette di cambiare radicalmente la resa fotografica su smartphone. Il Mate 20 Pro è infatti capace di effettuare macro con distanza minima di 2,5 cm. Anche in questo caso abbiamo provveduto a effettuare scatti, che vi proponiamo di recente, per vedere quanto sia eccellente la qualità complessiva per texture, colori e definizione.

Se poi ancora non siete soddisfatti, provate a guardare la resa in condizione di scarsa luminosità o al buio, attivando in quest’ultimo caso la modalità notturna. In soli 4 secondi l’app riesce a realizzare immagini come quelle che vi proponiamo di seguito. Ora, si può ragionare sul fatto che la tecnologia lavori anche sovraesponendo alcuni dettagli o producendo un cielo fin troppo chiaro, quasi fosse una sorta di effetto alone, tuttavia la resa complessiva è da lasciare a bocca aperta. Forse poco naturale ma di sicuro impatto e di egregia definizione.

L’applicazione della Emui permette di salvare anche in Raw con tutti gli obiettivi, caratteristica che renderà felici i fotografi più esigenti. Considerando che l’app, così come il resto del software, è ancora passibile di miglioramenti non appena arriverà la versione definitiva del software, dobbiamo ammettere che l’esperienza imaging del Mate 20 Pro è quanto di meglio abbiamo provato quest’anno.

Seppure alcune funzioni siano ancora macchinose, si veda l’attivazione del grandangolo oppure l’accesso ad alcune opzioni, la resa fotografica e la rapidità di scatto non hanno paragoni. L’intelligenza artificiale appare più precisa rispetto a quanto visto anche sul P20 Pro, probabilmente in virtù del fatto che la granularità di ottimizzazione è aumentata. In questa fase rimandiamo ogni ulteriore valutazione all’arrivo dell’atteso update dell’Emui.

NanoSD

Non tutte le considerazioni che abbiamo affidato a questo primo speciale sul Mate 20 Pro sono strettamente positive. Se ci hanno finora convinto prestazioni e reparto imaging, a lasciarci qualche strascico dubbioso in attesa di conferme empiriche è la scelta di utilizzare memory card nell’inedito formato nanoSD. Pregevole la scelta (finalmente) di equipaggiare gli smartphone con un vano per scheda di memoria, tuttavia il formato scelto è del tutto proprietario, o quasi.

Il Mate 20 Pro può contare su 128 GB di storage integrato espandibile fino a 512 GB con le nanoSD. Stiamo parlando di memory card che hanno un formato più compatto rispetto alle microSD (45% in meno) e infatti hanno un ingombro del tutto identico a quello delle nanoSim. Non a caso il vano si trova sovrapposto a quello della Sim 1 nell’alloggiamento posto nella parte inferiore dello smartphone. Dunque, lo slot 2 può alternativamente contenere una scheda di memoria o una seconda scheda telefonica per attivare il reparto dual Sim.

Dal canto loro, le nanoSD promettono prestazioni superiori: usano il protocollo di comunicazione eMmc 4.5 per raggiungere velocità di lettura di 90 MBs. Huawei ha già previsto di importare unità da 256 GB. Su Amazon si trovano tagli da 128 GB a un prezzo indicativo di circa 50 euro.

Difficile esprimere un giudizio senza provare su strada le prestazioni della nanoSD. A eccezione del fatto che per espandere il Mate 20 Pro si è obbligati ad acquistare un nuovo formato di scheda di memoria compatibile solo con lo smartphone.

Batteria

Il Mate 20 Pro è equipaggiato con una batteria da 4.200 mAh. Già di suo si tratta di una capacità superiore alla media di modelli di rango paragonabile. A ciò si aggiunge una gestione davvero intelligente del risparmio energetico e un processore che in virtù dei 7 nm vanta un’efficienza superiore.

Il risultato è uno smartphone che anche spremendolo a fondo, arriva al 50% dopo 15 ore dallo scollegamento della ricarica. Nei nostri test è stato attivo fino alle 18 del secondo giorno, dopo averlo staccato dall’alimentazione alle 8 della giornata precedente.

Tra l’altro, l’alimentatore fornito in dotazione è il modello SuperCharge da 40 watt: in mezz’ora ci ha permesso di passare da un’autonomia del 7% al 70% circa.

Sensore biometrico

Dulcis in fundo, parliamo del sensore biometrico che per la prima volta si trova sotto al touchscreen. Il suo funzionamento prevede una zona “sensibile” posizionata a circa un terzo dell’altezza del display (partendo dal basso). Appoggiando il dito, la zona si illumina di verde, colore necessario per fare in modo che il sensore sottostante possa leggere per eccesso di contrasto i dermatoglifi (i segni sinuosi dell’ultima falange delle dita delle mani). Ciò consente lo sblocco.

Dobbiamo ammettere che si tratta di un metodo scenografico e avveniristico, ma non sempre impeccabile nell’edizione non definitiva dell’Emui installata sul Mate 20 Pro oggetto di questa prova in anteprima. L’affinamento della precisione è puramente di livello software, anche perché quello che potremmo definire il tasso di errore non supera il 10%, tutto sommato non distante dai falsi positivi che si ottengono sui sensori d’impronte di tipo tradizionale. Dunque l’approccio di Huawei è anche in questo caso promettente ma rimandiamo all’atteso aggiornamento dello smartphone per scrivere un giudizio definitivo.

Huawei Mate 20 e Mate 20 Pro: caratteristiche e prezzi per l’Italia