Come promesso da Richard Yu, Ceo della divisione consumer di Huawei, la nuova serie Mate porta a battesimo il Kirin 980, la nuova generazione di processori che rispetto al suo predecessore 970 ora offre due unità Npu per supportare le funzioni di intelligenza artificiale soprattutto in ambito fotografico. Yu non ha dubbi: “È il Mate più potente di sempre”.

Ma era l’unica cosa certa su cui si poteva scommettere entrando nello spazioso salone dell’ExCel Exhibition Centre a Londra. L’ingresso è una piramide di vetro orientata verso il Tamigi, quasi a incitare a provare subito, senza ulteriori indugi, la nuova fotocamera posteriore dei nuovi Mate 20 e Mate 20 Pro. Avete letto bene: per la prima volta arrivano in Italia entrambi i modelli, non solo il Pro come successo con il Mate 10. E la scelta è più che giustificata per conferire spessore e magnitudo all’offerta di smartphone dedicata agli utenti più esigenti.

I nuovi Mate 20 mirano infatti intercettare abitudini d’utilizzo più intense, che possano trarre il massimo beneficio dal potente processore. Come dire che non solo i professionisti possono avvantaggiarsi dei due nuovi modelli, pressoché identici se non per il display (che determina anche variazioni sul design), ma anche e soprattutto i consumatori che pretendono il massimo delle prestazioni multimediali, gaming e fotografiche.

Grande attenzione, spiega ancora Yu, è stata prestata al design perché è uno degli attributi più importanti per sigillare il rapporto con il consumatore e garantire la migliore ergonomia possibile.

Quattro occhi

La principale novità estetica che accumuna entrambi i due smartphone è rappresentata dalla scocca posteriore con il grande modulo nero quadrato. Questo è rappresentativo dello schema imaging composto da tre obiettivi fotografici e il flash, per dare vita a un disegno rettangolare inedito e di sicuro effetto.

Le tre ottiche ricalcano lo schema già visto sul P20 Pro ma lo rinnovano profondamente. I tre sensori sono: principale Rgb da 40 Mpixel f/1.8 (12 Mpixel sul Mate 20); grandangolare a 120 gradi da 20 Mpixel f/2.2 (16 Mpixel sul Mate 20); teleobiettivo (zoom 2x) da 8 Mpixel f/2.4. Dunque la grande novità è rappresentata dall’assenza del sensore monocromatico (bianco/nero), da sempre cavallo di battaglia nello schema dual camera di Huawei.

Compare invece il più utile e interessante obiettivo grandandolare che estende in modo non indifferente le potenzialità fotografiche dei Mate 20. E, inoltre, si allinea a un trend prepotente nella smart photography. Molto meglio poter scattare fotografie a visuale allargata, per cogliere praticamente tutto lo spazio visibile dell’occhio umano, piuttosto che aggiungere effetti di luce sicuramente interessanti, ma ottenibili comunque ricorrendo alla fotografia computazionale.

Qui subentrano le doti del Kirin 980, capace di riconoscere in automatico 1.500 scenari e 5.000 oggetti all’interno di 25 macro-categorie di scatto fotografico. Non solo, la superficie del sensore è più grande e può raggiungere una sensibilità massima di oltre 100mila Iso, che equivale a scattare foto incise e definite anche a 0,5 lux (luce ambientale di molto inferiore a quella di una candela accesa). Il Kirin 980 in abbinata con il nuovo impianto fotografico riesce a semplificare lo scatto in tutte le condizioni più difficili, per esempio in controluce oppure attuando un effetto sfuocato (bokeh) più preciso.

Chiudiamo con il sensore anteiore da 24 Mpixel f/2.0. Nel caso del Mate 20 questo è utile per eseguire lo sblocco con riconoscimento facciale 3D. Con il P20 Pro si raggiungono oltre 30mila punti del volto identificati per la presenza nell’ampio notch del display anche di infrarossi, puntatore e illuminatore.

Entrambi i Mate hanno notch: quello del Pro è più tradizionale, mentre il 20 è di tipo a goccia e ingloba solo la fotocamera per i selfie. Il riconoscimento dell’impronta digitale è presente su entrambi gli smartphone, solo che nel caso del Mate 20 Pro è integrato nel display con tecnologia a ultrasuoni e tempo di risposta da 0,5 secondi. Sul Mate 20 è di tipo tradizionale.

Emui e Android

Altro punto di contatto tra i due modelli è riscontrabile sul lato software. Entrambi i Mate sono affidati ad Android 9 personalizzato con interfaccia 9.0, resa più semplice e migliorata graficamente per adattarsi alle peculiarità della nuova versione del sistema operativo di Google.

Tra le nuove funzioni citiamo la possibilità di creare 3D Moji, ovvero emoji che si muovono in accordo con i movimenti del viso. E il supporto per la realtà aumentata inserendo questi moji come elementi attivi sul display dello scenario inquadrato con la fotocamera posteriore. Il livello di realismo è elevato: si possono anche girare video e creare immagini da pubblicare sui social.

Mate 20 Pro

L’eccellenza nella serie Mate è raggiunta con il 20 Pro. Il display è di tipo Oled da 6,39″ con formato 19.5:9 e risoluzione di 3.120×1.440 pixel (538 ppi). Sotto al pannello trova posto il Kirin 980 che può contare su un approccio octa core di nuova generazione (come abbiamo descritto ampiamente in questo articolo): i due core ad alta prestazione Cortex A76 a 7 nm operano a 2,6 GHz; quelli “medi” a 1,92 GHz (sempre Cortex A76); i quattro volti all’efficienza energetica hanno frequenza di 1,8 GHz (Cortex A55). Il reparto grafico è affidato alla Mali-G76 a 720 MHz.

Il Kirin 980 è assistito da 6 GB di Ram e 128 GB di storage espandibile fino a 512 GB con le nuove nano SD. Sono memory card in formato ancora più compatto rispetto alle microSD e assicurano prestazioni superiori. Usano il protocollo eMmc 4.5 per raggiungere velocità di lettura di 90 MBs. I prezzi? Un taglio da 128 GB dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 euro. Huawei ha già previsto di importare unità da 256 GB.

Il chipset assicura connettività Lte cat.21 con velocità di download fino a 1,4 Gbps, oltre al supporto per i segnali satellitari Gps, Glonass e Galileo e a doppia frequenza L1 e L5 per ottenere una precisione prossima al metro. Il Soc di Huawei è di tipo dual Sim con formato nano e rete 4G su entrambe le linee (lo slot 2 è condiviso tra Sim e NanoSD).

La scocca del Mate 20 Pro è certificata IP68, quindi resiste alla polvere e alle immersioni in acqua dolce fino a 1,5 metri per 30 minuti. Lo smartphone ha dimensioni di 157,8×72,3×8,6 mm, peso di 189 grammi e integra una batteria di 4.200 mAh con ricarica SuperCharge a 40 watt che permette di ricaricare fino al 70% della batteria in solo 30 minuti.

 

La porta Usb-C è utile sia per la ricarica, sia per attivare la modalità Desktop Wireless collegando un monitor via Hdmi. In questa edizione evoluta sono supportati anche i display tramite Wi-Fi Direct.

Mate 20

La differenza fondamentale rispetto al Pro è rappresentata, oltre che dal reparto fotografico come descritto poco sopra, anche dal display. In questo caso è di tipo Lcd da 6,53″ con formato 18.7:9 e risoluzione di 2.244×1.080 pixel (381 ppi) e 820 nit come luminosità massima.

Altre differenze riguardano la connettività. È dual Sim, in compenso integra il jack da 3,5 mm assente sul Pro (nella confezione è però presente l’adattatore Usb-C/jack). Inoltre il Kirin 980 è assistito da 4 GB di Ram e 128 GB di storage sempre espandibile via nanoSD. Infine, la batteria è da 4.000 mAh con supporto per SuperCharge a 22,5 watt.

Le dimensioni del Mate 20 sono di 158,2×77,2×8,3 mm e peso di 188 grammi.

Prezzi per l’Italia

Huawei ha scelto di posizionare il Mate 20 a 799 euro in Italia. Per il Mate 20 Pro sono necessari 1.099 euro.

Chi sceglie il preordine riceverà in omaggio anche il nuovo Huawei Watch GT (199,99 euro) e con il Pro in aggiunta anche la base di ricarica wireless (59,99 euro). Quest’ultimo si chiama Huawei Wireless Quick Charge, eroga 15 watt ed è compatibile con lo standard Qi.

A proposito di ricarica wireless, il Mate 20 può anche essere utilizzato come powerbank per ricaricare altri dispositivi compatibili con lo standard Qi.

 

Gli altri Huawei: Mate 20 X, Porsche Design R2 e Watch GT