Huawei-Mate-10-Pro-with-dual-Leica-cameras

Sono passati otto mesi da quanto abbiamo messo in uso per la prima volta il Mate 10 Pro. Eletto subito a smartphone lavorativo, abbiamo continuato a usarlo in questo contesto. Da novembre a oggi abbiamo riscontrato un solo dato: non invecchia mai. Con questo modello, Huawei aveva cambiato linguaggio di design, con un’estetica più evoluta rispetto al passato e con una chiara dominante “incravattata” perfetta per l’ambito business. Questa identità estetica è rimasta un fiore all’occhiello anche in virtù dei più recenti annunci del brand cinese, tanto che ha permesso al Mate 10 Pro di farsi riconoscere e apprezzare anche dopo mesi dal debutto.

C’è poi un altro elemento che rende questo smartphone, che si pone a metà strada tra le necessità lavorative e quelle multimediali, un’ottima scelta ancora adesso (magari sfruttando una delle invitati offerte degli operatori). Ossia, il processore Kirin 970. È stato il primo telefonino su cui ha debuttato la Npu, acronimo di Neural Processing Unit ed equipaggiata con ben 5,5 miliardi di transistor. Rispetto alla precedente generazione di processori di Hisilicon, società afferente a Huawei, assicura prestazioni fino al 50% superiori con consumi ridotti del 20%.

Il merito di questi risultati è del processo produttivo a 10 nm, che ha permesso di integrare una geometria octa core (quattro core Cortex A73 a 2,4 GHz + quattro Cortex A53 a 1,8 GHz). Questa è la sezione “classica”, ovvero quella che definiamo Cpu. Però il Kirin 970 è una Npu perché somma il core neurale dedicato che è capace di una potenza di calcolo di 1,92 Teraflop (un teraflop è pari a mille miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo).

A cosa serve la Npu

L’unità di elaborazione altamente specializzata ha la funzione di supportare applicazioni e funzioni impegnative in tempi ridotti, dunque con la massima efficienza e con una resa di performance reali nettamente superiori a quelle di una Cpu tradizionale (i cui consumi, peraltro, sarebbero improponibili in un dispositivo come il cellulare). La Npu è al servizio dei processi di machine learning (in ultima analisi dell’intelligenza artificiale) e di strumenti più impegnativi, come quelli alla base dell’imaging e del multimedia. Alcuni applicativi che già traggono vantaggio da questa piattaforma sono Microsoft Translator e Prisma, ottimizzati per la Npu.

A tutto ciò si aggiunge il reparto grafico Mali-G72 MP12, che vanta 12 pipeline di elaborazione alla frequenza massima di 850 MHz. Infine, il tutto è assistito da 6 GB di Ram e 128 GB di storage non espandibile per via del reparto dual Sim. Tutto ciò, ma anche quanto diremo in seguito, rende il Huawei Mate 10 Pro un modello attualissimo: meglio non farsi fuorviare dai mesi che lo separano dal suo lancio sul mercato, perché ha il medesimo hardware dei P20/P20 Pro solo configurato per un ambito più business.

Pronto al futuro

Grazie al Kirin 970, Huawei ha potuto estendere l’esperienza di utilizzo dello smartphone attraverso la Emui 8.0 che personalizza Android 8.0 e si fonda su un’elevata ottimizzazione per la piattaforma hardware integrata sul Mate 10 Pro. La Emui provvede anche a ottimizzare l’impiego delle risorse, riducendo al massimo il fabbisogno energetico per i compiti impegnativi e supporta, grazie alle chiamate di sistema che si basano sull’intelligenza artificiale del Kirin, piattaforme di apprendimento del linguaggio e di riconoscimento degli oggetti fisici.

L’interfaccia ottimizza infine alcuni ambiti specifici, tra cui la predizione dei comportamenti dell’utente, individuando in modo intelligente i contesti di utilizzo, comprendere le necessità di funzionamento e allocare in modo dinamico ed efficace le risorse disponibili. Il tutto fa affidamento sull’efficienza, anche della connettività in virtù del fatto che il reparto radio Lte è di tipo cat.18, che permette di navigare sulle reti cellulari alla velocità massima di 1,2 Gbps. Per chiudere con le caratteristiche tecniche, citiamo la batteria da 4.000 mAh.

Display in 18:9

Con il Mate 10 Pro, Huawei aveva introdotto una serie di stilemi estetici nuovi. Tra cui l’adozione del display con formato di forma a 18:9. Lo smartphone mette in mostra un pannello Amoled da 6 pollici (1.080×2.160 pixel, 402 ppi) che occupa un’area di circa 93 cm quadri, pari all’81% della superficie frontale. Rispetto alla precedente generazione di Mate, il 10 Pro propone dimensioni ridotte del 40% e con un elegante look derivato dai bordi laterali al minimo. Lo schermo inoltre è Hdr 10 per garantire una resa visiva superiore, che si apprezza in modo particolare con le foto e i video. Ma anche i documenti e la leggibilità generale è eccellente. Il pannello è protetto dalla lastra Corning Gorilla Glass che si incastona nella scocca in alluminio ha la certificazione IP67. Ossia equivale a dire che lo smartphone è resistente alla polvere e alle immersioni in acqua dolce per 30 minuti fino a 1 metro in acqua dolce.

Leica style

Uno scatto del Huawei Mate 10 Pro

Il Mate 10 Pro, così come tutta la fascia alta degli smartphone di Huawei, è equipaggiato con lo schema imaging firmato da Leica. L’app di gestione del 10 Pro è stata la prima a sposare il concetto del “punta e clicca” basato sull’intelligenza artificiale. Con questo smartphone è iniziata l’era della “intelligent photography” (qui abbiamo spiegato nel dettaglio in che modo il Kirin assiste il reparto fotografico). Anche per questo, utilizzandolo oggi si comprende come il Mate 10 Pro abbia ancora molto da dire in termini di fotografia. La Npu provvede a scegliere in automatico le impostazioni di scena migliori e della messa a fuoco, sfruttando i metodi a fase, laser, contrasto e profondità.

L’applicazione, in sostanza, si preoccupa di mettere l’utente nelle condizioni migliori a seconda delle peculiarità della scena: il tutto avviene in tempo reale, senza latenze. E lo scatto è rapidissimo. Nel dettaglio, lo schema imaging affianca la Npu con due processori d’immagine (Isp) per controllare i sensori con apertura di F/1.6 e risoluzione di 12 Mpixel (colori, dotato di stabilizzatore ottico) e 20 Mpixel (monocromatico). Oltre ai bellissimi scatti in bianco/nero, davvero suggestivi, a dare vigore all’utilizzo fotografico è il preciso effetto bokeh, sbalorditivo anche con la fotocamera anteriore grazie alle risorse IA del Kirin 970. Senza dimenticare la capacità di mettere a fuoco scene in notturna caratterizzate da più punti luce preservando la giusta calibrazione di ciascuna.

Face unlock

La fotocamera anteriore da 8 Mpixel è funzionale anche per il funzionamento del Face Unlock, introdotto di recente con un consistente aggiornamento software. Al Mate 10 Pro si aggiunge così un terzo metodo di protezione, oltre al sensore biometrico posto sul dorso (la posizione più comoda finora sperimentata sugli smartphone) e al codice su schermo. Il pannello di gestione del Face Unlock si trova in Impostazioni/Sicurezza e privacy/Sblocco col Sorriso. La prima attivazione prevede la registrazione del volto. Successivamente lo sblocco avverrà non appena si accende il display in due modalità: “Sblocco diretto” e “Scorri per sbloccare”. Quest’ultima si rivela essere la preferita di chi scrive, in quanto prevede il gesto di sbloccare il display dopo che il riconoscimento del volto è già avvenuto. La prima, invece, è più rapida ma mette subito lo smartphone nelle condizioni di essere visto.

L’Emui è personalizzabile

L’interazione cn Android è affidata alla Emui 8.0, che riprende lo stile classico di Huawei, perfezionando alcuni dettagli grafici e andando a introdurre il motore di machine learning in abbinata con il processore Kirin 970. L’interfaccia per quanto semplice e intuitiva, in alcuni punti può essere perfezionata nell’omogeneità grafica. Ma è un dettaglio, perché nella realtà dei fatti si fa usare in modo semplice, è veloce e può essere personalizzata attingendo a un’ampia scelta di temi ufficiali e scaricabili da Google Play.

Inoltre, offre una serie di funzioni specifiche tra cui l’Easy Projection che sfrutta il connettore Usb-C per pilotare un monitor esterno e di interagire in un ambiente simil-Pc. Basta abbinare mouse e tastiera Bluetooth per avere una potente stazione di lavoro basata sullo smartphone. Ancora una volta, il business è nel Dna del Mate 10 Pro. Lo Smart Split Screen permette di suddividere lo schermo tra due app direttamente dal pannello delle notifiche.Altra funzione interessante è la Easy Talk: sfrutta la Npu per equalizzare dinamicamente il microfono della sezione telefonica al fine di garantire sempre la migliore qualità del parlato, eliminando o riducendo i rumori ambientali.