Solito allarmismo, solita storia. Come sempre le notizie arrivano dagli Stati Uniti in modo allarmistico ma si stemperano attraversando l’Oceano Atlantico. Quando arrivano nel Vecchio Continente sono analizzate con più cura, non si dovrebbe incedere in isterismi e nevrosi di massa (il terreno fertile per la fioritura di fake news ed echo chamber). E così l’esclusiva di Reuters si sgonfia: Facebook, Instagram e WhatsApp NON sono stati tolti dagli smartphone di Huawei. Non saranno presenti come app già installata di serie sui prossimi modelli di Huawei e Honor.

Se ci pensate bene, è un fatto del tutto congiunturale. Facebook, che controlla le tre app, ha scelto di non includere il brand cinese tra i brand che ricevono sovvenzioni economiche per presentare gli utenti uno smartphone con installate le app social. Sicuramente è conseguenza delle decisioni campanilistiche nella prestigiosa terra delle libertà e della democrazia che prende il nome di Stati Uniti (ma quando mai sono stati davvero uniti se non per protezionismo e oltranzismo difensivo?). Fatto sta che la più grande conseguenza per gli utenti è questa: quando acquisterete uno dei prossimi smartphone di Huawei, vi toccherà installare a mano le app di Facebook, WhatsApp e Instagram.

Questo fatto così increscioso è al centro dell’esclusiva di Reuters che sta rimbalzando ovunque. Con la frase iniziale che la dice lunga: “il più recente colpo inferto dal gigante cinese che sta cercando di mantenere a galla il suo business fronteggiando il bando Usa negli acquisti di componenti e software dai produttori americani”. Peccato che sia Facebook a chiedere ai brand di installare le app per fare proselitismo e incitare alla diffusione in massa dei social network, e non viceversa.

Da installare a mano su Huawei

Una pratica ben nota sui computer: si chiama bloatware e si tratta di accendere il dispositivo e trovare una serie di cose già presenti, a nostra insaputa e senza la volontà espressa. Servono? Molte volte sì, altre volte no. Pura dialettica soggettiva tra ciò che risulta più o meno utile. Sentirete la mancanza di Facebook preinstallato sui prossimi Huawei? Difficile pensare che questo sia davvero un elemento detrattivo. Piuttosto reca danno a Facebook che non può attuare un meccanismo di incitazione all’utilizzo. Facciamo presente che iOS non ha alcuna app preinstallata.

Questi i fatti. Ma parte dei fatti sono anche le conseguenze effettive per gli utenti attuali: nessuna. Avete letto bene, così come continuerete a ricevere gli aggiornamenti per il sistema operativo, parimenti avrete anche quelli per le app di Facebook & Co. Non cambia nulla, se non l’ennesimo tassello comunicativo a sottrazione dell’immagine di Huawei.

Google e la sicurezza

Huawei ha scelto di non commentare. Anche perché oggi si registra lo sghembo tentativo di Google di difendere il partner in business. Big G ha detto che “tagliare fuori Huawei da Android può diventare un problema di sicurezza per gli Stati Uniti”.

La società di Mountain View ha imbastito un ragionamento attraverso il Financial Times secondo cui l’eccessiva frammentazione del sistema operativo può dare vita a uno scenario potenzialmente instabile e pericoloso. Come vi abbiamo descritto in questo articolo, sui prossimi modelli di smartphone (non su quelli attuali che continueranno a essere supportati da Google) Huawei potrebbe decidere di adottare una versione open source di Android personalizzata con applicazioni e strumenti proprietari. Tecnicamente si tratta di un fork.

Questo darebbe vita a un Os “ibrido” che potrebbe “incrementare il rischio di hackerare Android, non solo dalla Cina”. Parole forse un po’ accese ma che dimostrano come il business per le aziende sia ben più importante di manovre geopolitiche del tutto irrisorie per chi deve mantenere alta la redditività.

Ed è questa la chiave di volta della faccenda: solo le aziende statunitensi possono fare pressione per non perdere contratti di milioni e miliardi di dollari con il secondo produttore al mondo di smartphone. Oltre 200 milioni di unità distribuite in tutto il mondo si trasformano in pacchi di dollari che entrano nelle casse di Google, Qualcomm, Facebook, Intel e così via. E pensare che è una grammatica che Trump conosce molto bene.