Monaco di Baviera – Nella giornata dedicata ai Mate 30, Huawei ha scelto di aprire (seppure virtualmente) le porte dell’azienda e offrire uno spaccato su numerosi retroscena. A calcare il palco dell’appuntamento con i giornalisti è Walter Ji, President CBG per Huawei Western Europe. Lo sguardo sui presenti: “Forse in pochi sanno che il giorno 15 settembre l’azienda ha compiuto 32 anni e nel corso di questo periodo sono state attraversati momenti di sfida e sono state colte le opportunità di crescita valorizzando le criticità”. Il discorso assume i contorni dell’allegoria, non si parla delle questioni stringenti e contingenti dello scenario geopolitico ma si narra la vicenda di un’azienda che non ha mai ceduto ad alcuna pressione, sia stata interna o esterna.

La storia di Huawei si fonda negli anni ’80: l’economia cinese era programmata dall’alto e la domanda interna di tecnologia non era così alta, anche per via dei costi proibitivi per le famiglie. L’esplosione dell’economia cinese si è verificata negli anni ’90 quando il Paese ha iniziato ad aprirsi al mondo e ad acquisire know-how per sviluppare dispositivi elettronici. Si sono così aperte nuove strade di business che hanno modificato profondamente il Paese. In pochi anni si sono sviluppate aziende che sono diventate vere e proprie città dove gli ingegneri passavano parecchio tempo soprattutto per vivere in condizioni migliori rispetto a quelle delle città (per esempio, nelle case non c’era l’aria condizionata). In questo periodo è stata creata una nuova cultura del lavoro basata sul numero elevato di ore dedicate alla ricerca e allo sviluppo dei prodotti. Il mercato della tecnologia si è sviluppato in questi anni.

Non pubblica, privata

Huawei non si è quotata per una ragione storica: nei primi anni non è stato possibile raccogliere fondi per sostenere i piani ambiziosi di una startup ambiziosa quale era l’azienda. Quindi i fondatori hanno preferito puntare sugli investimenti e sulla crescita della società centrando la strategia sui dipendenti e offrendo loro benefici e vantaggi concreti di vita come scambio per l’investimento professionale che i dipendenti stessi hanno profuso; in quest’ottica sono state distribuite quote societarie ai lavoratori. I dipendenti ora sono parte di Huawei e Huawei stessa vuole mantenere fede a questa struttura, rimanendo privata. Per l’azienda non è stato semplice aprire il proprio business ai mercati diversi da quello cinese. Il primo contratto extra Cina è stato con British Telecom, dal quale è nata l’idea di delocalizzare strutture e ingegneri all’estero della Cina per cogliere le opportunità di business negli altri Continenti.

“Negli anni abbiamo attraversato numerosi momenti di difficoltà e sfidanti, ma questo ha permesso a Huawei di strutturarsi per affrontare le criticità e diventare sempre più forte. Questo ha portato a distribuire oltre 100 milioni di smartphone nel mondo e a connettere un terzo del mondo. Il focus rimane centrato sul consumatore, al quale sono dedicate le innovazioni e i servizi sul quale l’azienda è continuamente impegnata: prodotti, cloud, chipset e infrastrutture”, spiega Walter Ji.

Innovazione con senso

L’innovazione deve avere “senso”, ossia ha l’obiettivo di assicurare vantaggi concreti ai consumatori. “Questo produce un investimento costante nel miglioramento di fotocamere, batterie e design”, dice ancora Ji. Sono queste le tre aree su cui Huawei si concentra per mantenere alta la fidelizzazione degli utenti e conquistare nuove attenzioni. “Negli ultimi anni abbiamo raggiunto crescite quasi del 100% sull’anno precedente in alcuni Paesi”.

La filosofia su cui si fonda Huawei si riassume in una parola: collaborazione. Che significa una partnership che porti a innovazioni in modo più veloce, affidabile e sostenibile grazie al dialogo e all’interazione con i partner. La tecnologia deve servire per rendere il mondo un posto migliore dove vivere e ciò può avvenire solo attraverso un ecosistema esteso di collaborazione. “Huawei è unica” perché è un’azienda privata sostenuta dai dipendenti, il che permette alla società di non operare nella mera remunerazione delle azioni ma di concentrarsi sull’innovazione e sugli obiettivi centrati sui consumatori. “L’imprenditorialità è portata come valore che sintetizza rapidità di mercato e decisionale, vale a dire un concreto vantaggio nel business”, è ancora Ji che parla.

Huawei fedele alla vocazione

L’impegno di Huawei nel rimanere sempre fedele alla propria vocazione di azienda attenta al mercato e alle necessità dei consumatori è rappresentato dai tre Ceo che ruotano di ruolo ogni sei mesi: “serve per mantenere freschezza”. E questo ha portato a crescite globali a due cifre percentuali negli ultimi dieci anni nei Paesi in cui opera l’azienda. Tutto ciò fa dire all’azienda che le “sfide ci sono e ci saranno sempre, siamo pronti ad affrontarle”. Nel 2019 finora il numero di smartphone distribuiti è cresciuto del 24% e il business del 23%. Una dimostrazione del fatto che Huawei affronta ogni situazione analizzandone i dettagli e rispondendo in modo intonato, continuando a investire nel mercato, nell’innovazione e nelle partnership.

La collaborazione con i partner, consolidata negli ultimi 10 anni, è un elemento forte, un pilastro per affrontare l’attuale situazione di stallo e per guardare al futuro con fiducia nella tecnologia che arriverà e nella roadmap che Huawei sta perseguendo. Le partnership sono funzionali per condividere l’innovazione tecnologica e i vantaggi in un percorso di lungo periodo che si fonda sul dialogo e la collaborazione costante.

I Flagship Store sono un tassello importante di dialogo con il consumatore e ribadiscono l’impegno dell’azienda nei mercati in cui è presente. Dopo i negozi di Milano e Parigi, è previsto quello di Madrid e altri in altri Paesi. Non si ferma nemmeno lo sviluppo di nuovi prodotti lato computer e audio, perché sono segmenti di mercato fondamentali insieme con Tv e wearable. Le novità di prodotto si vedranno nel corso dei prossimi mesi.

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Huawei, The Untold Story

“Siamo uno dei leader tecnologici nel mondo, alcuni pensano sia un vantaggio altri che sia preccupante ma l’obiettivo che perseguiamo è di offrire vantaggi alle persone in casa e in ufficio, connettendo la vita degli utenti e fornendo infrastrutture e prodotti in un mondo più intelligente”, esordisce Andrew Garrihy, Global Chief Brand Officer at Huawei Consumer Business Group. La tecnologia è un leva per cambiare il mondo e per portare la qualità di vita a un nuovo livello, “per questo investiamo molto nella ricerca e sviluppo”. Limitandosi a guardare le cose sotto questa ottica, si vede solo metà della storia di Huawei.

Perché al nucleo di questo mondo c’è un’azienda la cui vocazione è di contribuire in modo sostanziale all’estensione delle possibilità delle persone e della società: “vogliamo permettere alle persone di arrivare laddove non è stato ancora possibile”. Il 5G è un elemento fondamentale, così come l’hardware. I prodotti hanno la capacità di cambiare lo scopo di utilizzo sulla base delle specifiche esigenze dell’utente grazie alle potenzialità della IA. Basta pensare a StorySign: oltre 62 milioni di bambini sordi possono trarre vantaggio per imparare a leggere per non rimanere esclusi. Ad oggi l’app vanta 66 libri, in 13 lingue e Huawei ha investito oltre 500mila dollari in progetti legati ai bambini. Nel prossimo futuro l’applicazione arriverà anche per iOS e vedrà sviluppi tecnologici per abbracciare i linguaggi dei segni in ogni nazione, così da raggiungere un più ampio numero di nazioni (tra cui Stati Uniti e Canada).

StorySign è un esempio che mostra come Huawei voglia connettere le persone tra loro, fornendo un legame concreto tra tecnologia e benefici. Solo con un impatto positivo e pervasivo le soluzioni offerte possono fare la differenza. “Siamo focalizzati su un solo orizzonte: continuare a scoprire in che modo la tecnologia può portare vantaggi concreti alle persone”.