Honor View 20 – prezzo 699 euro. Voto: 9

ProContro
Design curato
Fotocamera a 48 Mpixel
Display di nuova generazione
Jack audio da 3,5 mm
Autonomia elevata
Prestazioni al top
Il software di Huawei è poco personalizzabile
Non supporta la ricarica wireless
La scocca non ha certificazione contro acqua e polvere
Lo schermo è Lcd non Oled
Zoom digitale

Il View 20 cambia profondamente la logica e la presenza sul mercato di Honor. Non è un caso che l’annuncio del nuovo flagship sia coinciso con il debutto del nuovo logo, ristilizzato per fare posto a un approccio più concreto e focalizzato sulla connettività. Il 2019 è l’anno del rilancio per questo marchio ancora legato a Huawei ma che si sta muovendo per crearsi una dinamica indipendente, fortemente legata alla tecnologia, al design e all’eccellente equilibrio tra prezzo, dotazione e prestazioni. Honor View 20 è impareggiabile in questo senso.

Lo abbiamo provato per circa tre settimane con la nostra Sim principale, perché lo smartphone porta in dote due informazioni fondamentali. Da una parte una dotazione tecnica da fare invidia ai modelli più blasonati: Kirin 980, 8 GB di Ram, 256 di storage e un reparto imaging molto sviluppato. Dall’altra, il prezzo di 699 euro porta Honor in un contesto nuovo: quello della fascia alta non solo per dotazione ma soprattutto per posizionamento, con conseguente innalzamento delle apsettative di utilizzo dei consumatori. Così abbiamo tolto la Sim da uno dei migliori e più potenti smartphone oggi in commercio, il tipo modello top dal prezzo ampiamente superiore ai mille euro, e l’abbiamo inserita nel View 20. E, possiamo dirlo apertamente, il risultato è stato entusiasmante.

Sono tre gli aspetti che conquistano fin da subito: l’utilizzo del display senza notch; l’autonomia; le prestazioni complessive. Vediamole in dettaglio perché il View 20 è uno smartphone che dovete tenere in seria considerazione per questo 2019.

Il foro che uccide il notch

Preparatevi a un’invasione di smartphone che hanno il foro al posto del notch. Chi lo metterà a destra, chi a sinistra (come nel caso di Honor): al posto della tacca, il display occuperà davvero l’intera superficie anteriore dello smartphone con il solo “buco” per i sensori ottici frontali. La soluzione è più elegante e meno vistosa del fastidioso notch, anche perché non rivoluziona l’interfaccia di Android ed evita inestetismi con alcune app. Gli schermi dei prossimi mesi sfoggeranno questa soluzione e il primo con cui possiamo saggiarne l’ergonomia effettiva è il View 20.

Honor ha ridotto al massimo, il diametro del foto lavorando sulla progettazione di una superficie di vetro a bassissima distanza dall’ottica, così da massimizzare la qualità fotografica dei selfie. Alla resa dei conti il sensore da 25 Mpixel è inserito in un foro da 4,5 mm di diametro. Intorno c’è il pannello Ips Lcd con risoluzione Full HD+ (1.080×2.310 pixel, formato 19:9), densità di 398 punti per pollice e rapporto schermo/scocca pari a circa l’86%.

A balzare subito all’occhio è che il touchscreen da 6,4″ non è di tipo Oled o Amoled: la scelta del pannello Lcd, tagliato ai bordi per risultare arrotondato, toglie forse un po’ di contrasto e forza ai colori, ma restituisce un’elevata resa visiva. In “Impostazioni/Display/Modalità colore e temperatura” si può variare l’equalizazzione cromatica. Se Intensa aggiunge saturazione, con Normale si la dominante gialla è eccessiva. La combinazione migliore risulta dunque Normale-Predefinita, capace di garantire prestazioni adeguate in ogni contesto multimediale, con un discreto angolo di visualizzazione.

Ciò che conquista è la possibilità di estendere le app e i giochi a tutto schermo, complici i bordi laterali molto sottili, con il risultato di estendere sensibilmente l’area visiva e quasì “impugnare” l’applicazione stessa senza limiti fisici laterali. Solo la zona inferiore è leggermente più spessa, mentre negli altri tre lati è tutto talmente sottile che persino la capsula auricolare ha un’apertura al minimo indispensabile e deve essere ben centrata nell’orecchio. Peraltro, già che ci siamo, precisiamo subito che Honor View 20 assicura una qualità di segnale celluarli e una resa acustica di conversazione invidiabili, al pari di modelli ben più blasonati e decisamente superiore alla media.

L’unico aspetto negativo di questo progressivo azzeramento dei bordi laterali è l’incremento dei tocchi involontari che avvengono appoggiando inavvertitamente le dita di lato o porzioni della mano. L’estetica di questa generazione di smartphone è indubbiamente molto curata ma l’ergonomia è leggermente peggiorata rispetto ai modelli con bordi laterali più pronunciati. Tutto ciò obbliga ad attuare una maggiore accortezza d’utilizzo. In questo senso, la cover in silicone fornita in dotazione è indispensabile anche per avere le coordinate sensoriali per evitare tocchi maldestri.

A conti fatti, usandolo ci si rende conto di come il notch sia stato un vezzo passeggero e che è destinato a essere abbandonato rapidamente. Apple lo ha ideato, l’industria lo ha usato come elemento significativo per dare enfasi alla novità di prodotto, ma la migliore soluzione finora trovata per dare il giusto spazio al sensore per i selfie è senza dubbio il foro nel display. Honor View 20 è il primo di una lunga serie: il perfetto connubio tra design, estetica e risulato finale, meglio degli slider; meglio di qualsiasi altra soluzione. Con il tempo la miniaturizzazione dei sensori permetterà di ridurre ulteriormente il diametro dell’ottica: la strada imboccata è quella definitiva.

Due giorni d’utilizzo continuo

Il display Lcd ha anche il risvolto di mantenere bassi i consumi: nella media, sono leggermente inferiori all’Oled (che ha un fabbisogno energetico superiore con i colori chiari, motivo per cui è bene tenere sfondo e interfaccia scura). Altro elemento che contribuisce a massimizzare l’autonomia della batteria è il Soc Kirin 980, appartenente alla più recente generazione di processori. Sviluppato da Huawei, dispone di due unità neurali (Npu), il doppio rispetto al Kirin 970, ed è stampato a 7 nm (elemento che riduce notevolmente la dissipazione d’energia e la produzione di calore). Il Kirin 980 è octa core, opera alla frequenza massima di 2,2 GHz ed è stato impiegato finora solo nel Huawei Mate 20. Lo abbiamo descritto in dettaglio in questa prova comparativa delle Cpu per smartphone, dove abbiamo anche messo a confronto i risultati dei benchmark dei vari processori.

Sull’Honor View 20 il Kirin 980 è assistito da 8 GB di Ram e 256 GB di storage, senza microSD. Una dotazione di memoria geneorosa, capace di soddisfare qualsiasi esigenza di utilizzo attuale e futura. La configurazione così approntata da Honor consente al View 20 di superare 264mila punti in Antutu e di ottenere con Geekbench un punteggio di 3.309 in single core e di 9.711 in multi core. Risultati da fascia alta della classifica dei migliori smartphone, considerando anche che il sistema operativo è ancora passibile di “efficientamento”. Per la cronaca, Android 9 Pie è stato personalizzato con l’interfaccia Magic 2 (non poche le app preinstallate di terze parti), con cui Honor tenta di prendere le distanze dalla discussa Emui di Huawei. L’ambiente risulta curato ed elegante, del tutto identico alla Emui (nonostante il nome), comprese le specifiche macchinosità. È comunque un progetto promettente per ideare una interfaccia più moderna e congrua, pur facendo leva sull’ottimizzazione per sfruttare al massimo le potenzialità del Kirin 980.

Tenendo in considerazione tutto ciò, l’autonomia del View 20 ha del clamoroso: ben due giorni di utilizzo continuato senza ricaricare. Lo abbiamo scollegato dalla corrente sabato mattina alle 7.08 e alla 1.23 della notte di lunedì era ancora disponibile una autonomia pari a circa il 12% della batteria, equivalente ad altre 4 ore di durata. E, come si vede dagli screenshot qui di seguito, non ci siamo certi risparmiati nello spremere tutte le funzioni messe a disposizione dallo smartphone.

Il tutto senza pregiudicare il desing, in virtù dello spessore di solo 8,1 mm e della scocca in metallo (non ha certificazioni IP per resistenza da acqua e polvere) con la lavorazione a strati che conferisce un effetto visivo con sfumatura a V, capace di conferire un lato fashion non di poco conto.

Pronto a tutto

Un oggetto bello da vedere ma che non rinuncia alle prestazioni. E a soluzioni tecniche molto interessanti. Per esempio, sotto la splendida scocca posteriore trova posto una heat pipe a liquido che provvede a raffreddare il chipset Kirin 980, al fine di mantenerlo sempre alla massima efficienza anche in condizioni di pieno carico.

Il reparto grafico Mali-G76 MP10, che si affida a 10 pipeline di elaborazione a 720 MHz (7 nm) può contare sulla modalità Gpu Turbo 2.0 che provvede a massimizzare le performance con i giochi. Il risultato che si ottiene, più che misurabile con i benchmark pubblicati qui sopra, è soprattutto in termini visivi: zero lag, ottimo rendering ed effetti grafici, zero rallentamenti e frammentazioni. Insomma, il gioco risulta stabile, fluido e ben definito in ogni passaggio, anche nei momenti più impegnativi a livello grafico. È sufficiente giocare ad Asphalt 9 per rendersene conto.

Le elevate prestazioni si riverberano anche sul fronte multimediale. Dal punto di vista audio la riproduzione può contare sul jack da 3,5 mm (la ricarica veloce della batteria è supportata attraverso la porta Usb-C) che attiva l’equalizzatore hardware Huawei Histen con cui si possono bilanciare i suoni e adattare la potenza di riproduzione sulla base delle cuffie o degli auricolari impiegati.

Ma il vero punto di snodo delle prestazioni del View 20 è rappresentato dal reparto imaging. Honor è andato controtendenza, utilizzando un unico sensore fotografico targato Sony Imx586 a 48 Mpixel con obiettivo f/1.8 a sei elementi. Le specifiche tecniche comprendono dimensione di 1/2 pollice, lunghezza di 8 millimetri e ogni singolo pixel misura 0,8 micrometri. I 48 Mpixel sono oreganizzati secondo un filtro colore Quad Bayer in cui ogni matrice di 2×2 pixel utilizza un colore assegnato, portando la risoluzione effettiva a 12 Megapixel. Questo consente di migliorare il livello di dettaglio e la qualità fotografica, oltre a conferire una superiore resa con scarsa luce in ambiente. Nulla vieta di impostare manualmente la risoluzione a 48 Mpixel, se proprio volete esagerare, tuttavia a 12 MP con l’aiuto dell’intelligenza artificiale si ottengono ottime prestazioni e risultati di rilievo. L’unico senso di attivare i 48 Mpixel è in abbinata con la modalità AI Ultra Clarity (in italiano AI Ultra Chiarezza) che spreme al massimo le doti del Kirin 980 per ottenere scatti di oggetti non in movimento con una buona luminosità ambientale. Lo scatto richiede circa 3 secondi di elaborazione nel quale è bene stare fermi. Per questo i risultati migliori si ottengono con scenari, panorami, palazzi e qualsiasi cosa sia fissa e stabile.

Il Sony Imx586 è affiancato da una secondo sensore chiamato Tof 3D (già visto anche sull’Oppo RX17 Pro). Tof sta per “Time of flight”: si occupa di eseguire una scansione degli oggetti a una distanza non superiore a quattro metri per conferire una realistica dimensione spaziale a foto e video. L’operazione avviene in tempo reale e aggiunge informazioni di profondità e forma alle immagini, oltre a catturare il movimento.

In aggiunta alla definzione maggiore in ambito imaging, il sensore Tof 3D provvede ad aggiungere una nuova dimensione al gaming perché permette di giocare in realtà aumentata con videogiochi motion-controlled. Al momento Honor View 20 supporta i videogiochi Fancy Skiing e Fancy Darts.

I risultati pratici di questo articolato schema imaging sono ben visibili dagli scatti che vi proponiamo in questa pagina. Le foto sono caratterizzare da numerosi elementi di spessore cromatico: View 20 riesce a rispettare l’equilibrio di luci e colori in cui è eseguito lo scatto. Laddove molti smartphone tendono ad appiattire le sfumature (il cielo è il caso più clamoroso) e a omologare i colori, il nuovo flagship di Honor mantiene questi aspetti invariati conferendo profondità e contrasto, con il risultato di una foto realistica, spesso teatrale e cinematografica.

Il livello di dettaglio è inoltre un’altra freccia nella faretra del Veiw 20. Anche con gli ogetti più lontani si riescono a individuare le trame e alcuni dei dettagli più piccoli. Attivando la 48 MP AI Ultra Chiarezza il livello di dettaglio ha dell’incredibile: così elevato da non lasciare al palo quasi tutti gli smartphone in commercio.

Lo zoom 2x è di tipo digitale, dunque soddisfa l’esigenza di ingrandimento ma senza clamore. Si sente la mancanza di un’ottica per supportare a livello hardware questa funzione. Usate lo zoom solo se lo ritenete strettamente necessario, mentre l’effetto bokeh (modalità Ritratto) è al top per consistenza e precisione del perimetro.

Di notte si può attivare la modalità notturna oppure affidarsi, come consigliamo di fare, sempre alla AI. In ogni caso, l’elevata densità di pixel è dominata in modo corretto da parte del software di Honor. Come già visto in passato, solo portato a un nuovo livello di perfezionamento, le funzioni di post produzione dello scatto tendono a conferire maggiore dettagli e a “illuminare” la scena. I risultati sono eccellenti, tuttavia il software è aggressivo e a volte tende a esagerare. In condizioni di scarsa luminosità si notano alcuni artefatti sui contorni degli oggetti più piccoli in cui c’è maggiore rumore di fondo. Poca cosa: la qualità complessiva dell’immagine rimane molto buona e solo con uno zoom vigoroso sulle zone incriminate si riesce a scorgere il leggero difetto.

Il View 20 è promosso a pieni voti sul fronte foto, mentre su quello del video segnaliamo la possibilità di registrare filmanti in 4K “solo” a 30 fps e non a 60 fps; quest’ultimo è raggiunto in Full HD. Va anche detto che la versione del software utilizzata è quella dell’unità di test distribuita a Parigi. Storicamente Honor ha attuato una politica di aggiornamenti successivi che hanno cambiato e migliorato non poco le funzioni, aggiungendo progressivamente quelle più richieste.

Chiudiamo con i selfie, decisamente in linea con l’elevata qualità da sempre profusa sugli smartphone di Honor. I 25 Mpixel del sensore ospitato nel foro del display sono più che sufficienti. Il vantaggio è che l’elevata risoluzione consente di applicare filtri bellezza e oggetti in realtà aumentata con un realismo non di poco conto.