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Il chief technology officer di H&M sta cercando di rendere mainstream l’abbigliamento intelligente, in un momento in cui i brand di vestiario sono alle prese con catene di approvvigionamento complesse e pressione ambientale. Alan Boehme sta esaminando come i vestiti di H&M potrebbero monitorare la frequenza cardiaca o i livelli di idratazione e come l’intelligenza artificiale potrebbe ottimizzare la supply chain, riducendo potenzialmente l’impronta di carbonio dell’azienda. A settembre, H&M non è riuscita a tenere il passo con la domanda a causa di ritardi e interruzioni dei flussi di prodotti.

L’attenzione ai vestiti hi-tech dell’azienda svedese arriva in un momento cruciale per l’industria dell’abbigliamento, poiché le persone passano sempre più dallo shopping nei negozi fisici allo shopping online. I brand di fast fashion sono nel mirino per il loro impatto ambientale spesso negativo.

Le aziende di abbigliamento hanno sperimentato come integrare varie tecnologie negli indumenti, che finora hanno faticato a ottenere un riscontro significativo tra i consumatori. Per esempio, Levi’s ha prodotto una serie di giacche in collaborazione con Google per sfruttare il bluetooth nei polsini al fine di connettersi allo smartphone. Mentre Nadi X realizza attrezzature per lo yoga che utilizzano le vibrazioni per migliorare la tecnica.

H&M ha collaborato con l’azienda di moda e tecnologia Boltware durante la pandemia per creare una giacca in jeans che possa imitare un abbraccio. I consumatori potevano votare se il progetto sarebbe stato sviluppato, ma la domanda non è stata abbastanza forte da rendere la giacca disponibile per la vendita.

In confronto, i dispositivi wearable dei giganti della consumer electronics, da Apple a Samsung fino a Fitbit, hanno attraversato incrementi “esplosivi” nelle vendite. Gli smartwatch di Apple sono stati uno dei prodotti del brand con il maggiore tasso di crescita nel 2020 e 2021.

Boehme è consapevole che la sua visione del futuro è irta di ostacoli. Realizzare vestiti sincronizzabili con lo smartphone e appoggiandosi eventualmente al 5G incontrerebbero difficoltà di vendita in Paesi con una bassa penetrazione della rete a banda larga.

“Tutti i componenti sono lì pronti”, ha detto Boehme in un’intervista. Quello che ancora serve “è la capacità di mettere insieme le cose in modo univoco secondo schemi che come individui o come società non abbiamo ancora fatto”. Boehme, che ha lavorato come responsabile dell’innovazione tecnologica presso Procter&Gamble e Coca-Cola prima di essere assunto da H&M nel 2020, insiste che questa tecnologia non è lontana.

Per rendere l’abbigliamento più sostenibile, H&M ha collaborato con l’Hong Kong Research Institute of Textiles and Apparel per costruire un macchinario in grado di smontare i vestiti indesiderati e trasformarli in nuovi prodotti.

L’industria della moda deve affrontare una dura battaglia sul clima. È stata responsabile di circa il 4% di tutti i gas serra prodotti dall’uomo nel 2018, secondo l’organizzazione no profit Global Fashion Agenda. Se questa industria fosse un Paese, sarebbe il quarto produttore mondiale di emissioni dopo Cina, Stati Uniti e India.