La disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina non accenna a spegnersi da gennaio 2018, mettendo a rischio un ingente numero di aziende, posti di lavoro e potere d’acquisto su entrambe le sponde del Pacifico. Dove sia la ragione e dove il torto ha ora poca importanza: la più grande guerra commerciale della storia si è lentamente tramutata in una dimostrazione di forza. Le due maggiori potenze economiche, nonostante numerosi incontri diplomatici, non sono riuscite a raggiungere un compromesso – a differenza di quanto successo tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il sommario visivo creato da TradeMachines riporta le motivazioni che inizialmente hanno mosso le politiche americane e prospetta possibili esiti sul lungo termine. Un buon modo per ricapitolare tutta la vicenda.

Il protezionismo commerciale

Da quando la Cina è entrata a far parte del WTO (World Trade Organization) nel 2001, il deficit commerciale degli Stati UNiti con Pechino è aumentato di 4 volte e mezzo. Va comunque sottolineato che molte aziende americane hanno stretto accordi con la Cina per produrre in Oriente ed esportare poi nella madre patria.

Stando alle motivazioni ufficiale di Washington la disputa verte sui seguenti punti:

  • Salvare posti di lavoro: il protezionismo non salva o crea occupazione. I primi dazi su ferro ed alluminio hanno fatto perdere 16 posti di lavoro per uno guadagnato, con un impatto negativo sulle industrie dipendenti da quei materiali.
  • Regole di scambio più eque: quando si ha a che fare con il mercato globale, le aziende straniere devono tener conto delle regolamentazioni locali. Le aziende americane hanno creato joint ventures con quelle cinesi per poter accedere al loro mercato, trasferendo parte delle loro tecnologie. Questo è uno dei punti di maggior frizione, dato che ambo le parti vogliono salvaguardare le proprie tecnologie.

Per molti esperti il fine ultimo di questa contesa è geo-politico. Nei primi anni duemila la Cina era molto più indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di tecnologie e influenza politica. In meno di 20 anni Pechino ha ripreso il passo sfidando l’egemonia statunitense. Inoltre, il progetto di una nuova via della seta e il piano “Made in China 2025” sono una minaccia agli interessi di Washington.

Abbassare i toni come unica soluzione

Le tecniche di negoziazione di Trump lo hanno reso famoso come uomo d’affari. Nel campo delle relazioni internazionali il suo approccio non sembra mettere in ginocchio la Cina.

Il 10 Maggio ambo le parti non sono riuscite a raggiungere un accordo nonostante gli annunci di Dicembre 2018, portando i dazi dal 10% al 25% per 200 miliardi di dollari in beni cinesi.

Il 15 Maggio Trump ha messo Huawei in una lista nera per cause di cybersecurity. Le aziende americane non sono più autorizzate a collaborare con questo marchio. Trump ha intenzione di usare il caso Huawei per portare a suo favore gli esiti di questa guerra commerciale.

In un mondo globalizzato decisioni prese da una nazione così influente possono avere un grande impatto sulle economie locali. Come potrà cambiare il mercato dei macchinari usati a seguito di questa vicenda?

Effetti sul mercato dei macchinari

La guerra commerciale USA-Cina ha ostacolato in America il settore agricolo. Se il 2018 era stato già un anno difficile per gli agricoltori, il 2019 non promette miglioramenti.

La preoccupazione è crescente tra gli agricoltori americani: i dazi cinesi sulle importazioni dall’America hanno già avuto effetto negativo sul mercato. Le contromisure annunciate da Pechino hanno già creato sfiducia nel settore agricolo.