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La partita vera si giocherà il 9 settembre sullo scottante tema del Green Pass (qui il nostro Dossier su cos’è e come funziona) e della sua estensione. Dal trasporto pubblico alle scuole, fino al lavoro privato, intorno al “Certificato Verde” si è affilata la battaglia politico-sociale. Il governo di Mario Draghi – al di là degli auspici espressi in materia di obbligo vaccinale – preferisce allargare il perimetro operativo entro cui è indispensabile il Green Pass. Per questa ragione la cabina di regia in agenda giovedì prossimo sarà lo snodo decisivo. Dai vari ministeri cominciano a trapelare opzioni sul campo, come per preparare strada e terreno alle iniziative che saranno adotta. Tutto fa capire che a seguire sarà delineato un nuovo Decreto, destinato a entrare in vigore a partire dal 4 ottobre, che avrà come destinatari una platea ampia di settori e lavoratori, dunque persone. 

Green Pass, i settori di ampliamento

Sono cinque gli ambiti entro cui il Decreto dovrà definire le operatività. In primis, c’è la Pubblica Amministrazione alla luce del paventato ritorno in presenza dei dipendenti nei posti do lavoro, ossia uffici pubblici e comunali. Altro ambito ad elevata sensibilità riguarda il trasporto locale. Forse una delle matasse più complicate da gestire e districare. Come noto dal 1° settembre il Green Pass va esibito per salire su treni, aerei o autobus che attraversano più di una regione. Le eccezioni riguardano il trasporto pubblico locale: ma qui si prospettano variazioni. In molti chiedono che diventi “obbligatorio” anche per bus, tram e metropolitane, coinvolgendo personale locale soprattutto per verifiche e controlli, anche dei protocolli sanitari. Capitolo scuola. L’obbligo di Green Pass è già in vigore per docenti e studenti universitari, ma allo studio c’è un’estensione anche per gli studenti over 12 anni. Difficile, molto difficile si sostiene: ma forse non improbabile dilatando i tempi di entrata in vigore.

Il nodo dei lavoratori del settore privato

Infine, ci sono altri due ambiti interessanti dall’estensione della “Certificazione Verde”. Il primo è quello della ristorazione in senso ampio e delle attività sportive (palestre e piscine) o ricreative (cinema) per “costringere” i dipendenti a vaccinarsi al fine di poter accedere ai luoghi di lavoro. Il secondo riguarda i lavoratori del settore privato, confidando che ad aprire la strada siano proprio i dipendenti pubblici, anche per rendere più agevole la discussione (e la trattativa) con le parti sociali e coinvolte.