4,3 miliardi di euro. Questa la cifra della multa comminata a Google da parte della Commissione europea. È la cifra più alta mai stabilita. Big G è stata trovata colpevole di aver abusato della posizione dominante derivata dal suo sistema operativo Android così da “obbligare” gli utenti a utilizzare le app predefinite invece di altre disponibili nello store.

In circa 12 mesi solari, Google ha totalizzato quasi 7 miliardi di euro di multa in Europa: nel 2017 2,4 miliardi per operazioni indebite nel favorire il servizio di comparazione dei prezzi Shopping a discapito di altri equivalenti; ora 4,3 miliardi di euro per Android.

Insieme all’esborso economico, a Google è stato concesso un periodo di 90 giorni per terminare le pratiche anticoncorrenziali. Nella fattispecie si tratta di adeguare il funzionamento del sistema operativo affinché permetta all’utente di avere un accesso parificato alle app, per esempio per navigare sul Web o per usare le funzioni native.

Questo il commento di un portavoce di Google: «Android ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione». Terminato il periodo di 90 giorni, Alphabet, la società che controlla Google, potrebbe subire un’ulteriore penale pari al 5% del fatturato annuo.

Anche Sundar Pichiai, Ceo di Google, ha deciso di commentare la notizia in un post: “Finora il business model di Android ha fatto sì che non abbiamo dovuto far pagare ai produttori di telefoni la nostra tecnologia. Ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l’equilibrio raggiunto e che invii un segnale preoccupante a favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte”.

Android come Windows

Android è nelle mire della Commissione europea già da qualche anno, anche perché con una quota di dominanza (85% del mercato contro il 14% di iOS) era inevitabile che non finisse sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust del Vecchio Continente. Sempre molto attento a limitare e penalizzare comportamenti di mercato che possano turbare la libera concorrenza, anche in fatto di applicazioni, software e middleware.

La vicenda ricorda molto da vicino quella di Microsoft, a cui era stato imposto di permettere ai consumatori di scegliere quali browser Web utilizzare sui computer e non lasciando solo come predefinito Internet Explorer. Difficile capire se questa imposizione, ovviamente accompagnata da una salata multa, abbia avuto concreti impatti e vantaggi sulla vita delle persone. Di sicuro ha portato vantaggi agli sviluppatori di browser e chi ne ha beneficiato maggiormente? Google con Chrome.

Ora il fatto è che le modifiche richieste impongono una destrutturazione non indifferente di Android. Che già subisce l’eccessiva frammentazione e una pericolosamente eccessiva diffusione di app extra Google Play. Forse la decisione della Commissione europea potrebbe rivelarsi non così favorevole nei confronti degli utenti. Oltre a complicare la vita ai produttori di smartphone, che ne faranno davvero le spese.

Non manca nemmeno il commento di Qwant, motore di ricerca che si fregia di non tracciare gli utenti e di rispettarne la privacy. «Siamo molto soddisfatti che la Commissione Europea abbia capito come Google utilizza la posizione dominante del sistema operativo Android, per impedire la concorrenza sul mercato della ricerca online. Ora, ci aspettiamo che Google rispetti appieno la decisione della Commissione in modo che gli utenti, quando acquistano un telefono cellulare, siano liberi di scegliere quale motore di ricerca o browser preferiscono utilizzare», ha sottolineato Eric Leandri, Presidente e co-fondatore di Qwant.

Voi utenti, davvero volete un Android privo dei servizi di Google?

Abbiamo spiegato perché Android non avrebbe beneficiato, in ultima analisi, della decisione dell’Unione europea in questo articolo.

Google rischia una maxi multa dalla Commissione europea. A rischio l’efficienza di Android