L’ultimo arrivato (in termini di tempo) tra gli assistenti digitali da casa è l’Apple Homepod. Disponibile per ora solo negli Stati Uniti, ha riportato l’attenzione dei consumatori verso i cosiddetti “smart speaker” ossia altoparlanti che permettono di dialogare a voce e ottenere risposte, indicazioni e informazioni attraverso l’intelligenza artificiale.

Più in sintesi, si possono fare domande e impartire comandi e ottenere un riscontro vocale dall’assistente vocale di riferimento. Sì, perché a seconda che sia di Google, Apple o Amazon, la piattaforma di interazione di riferimento sarà diversa: Assistant nel primo caso (lo stesso che si trova in Android), Siri nel secondo caso (il medesimo degli iPhone) e Alexa nell’ultimo caso.

Ecco dunque i tre contendendi: Google Home, Apple Homepod e Amazon Echo. Hanno caratteristiche comuni seppure si affidino a tecnologie differenti. Ossia hanno dimensioni compatte (sono paragonabili a un bicchiere, un piccolo vaso o tutt’al più a un boccale per la birra), integrano un microfono molto sensibile e uno speaker per l’interazione vocale, hanno bisogno della connettività di rete (Wi-Fi o Ethernet) e prevedono il costante collegamento con Internet perché possano funzionare.

Per configurarli basta installare l’app sul dispositivo mobile, con cui si definiscono anche i perimetri nel quale lo smart speaker può operare (per esempio si può escludere l’accesso a dati privati come foto e contatti) e sono sempre attivi. Per interagire basta pronunciare una frase predefinita: “Ok Google” oppure “Alexa” oppure “Hei Siri”. Di fatto è la reificazione degli assistenti vocali presenti in Android e iOS sotto forma di oggetto a se stante, che per la cronaca può anche funzionare da altoparlante per la musica. Hanno anche prezzi piuttosto contenuti: il più costoso è l’Apple Homepod (349 dollari) ma Home ed Echo si trovano a meno di 200 euro.

Inoltre possono essere utilizzati come centralina per la gestione della smart home, delegando il comando di luci, robot aspirapolvere ed elettrodomestici vari, e per la riproduzione dei contenuti su più apparecchi.

Perché questa descrizione approfondita? Perché nel loro utilizzo si annida la questione: di fatto si acquista un oggetto spento e passivo, inerme, che vive se e solo se appoggiato a una piattaforma remota che si alimenta e cresce assimilando e matabolizzando le nostre informazioni, abitudini, gusti e attività quotidiane.

Guardiamo bene dentro

Gli assistenti vocali funzionano solo se configurati e connessi a Internet. Altrimenti sono meri speaker Bluetooth, o nemmeno quello se prima non si esegue l’accesso alla piattaforma di intelligenza artificiale di Amazon, Google e Apple. Altro elemento da considerare è che, anche quando sono in stand-by, continuano periodicamente a monitorare l’audio ambientale e a raccogliere frammenti di informazioni. Giusto per avere un’idea: in questa pagina Google spiega quali vostri dati raccoglie mentre in quest’altra pagina potete verificare in modo preciso quali informazioni sono state raccolte sul vostro conto e gestirle.

Ecco partiamo da qui. Pensate che ciò che state vedendo perché, nella maggior parte dei casi, sono elementi raccolti da computer, tablet e smartphone. Ora ipotizzate di avere uno smart speaker in casa: la quantità e la magnitudo delle informazioni raccolte è enormemente superiore. E non ne avete alcun controllo, se non dominate con accuratezza l’app di gestione del dispositivo intelligente.

Prima regola dunque: configurare con precisione e visione prospettica il funzionamento dell’assistente vocale. La vostra superficie di privacy si riduce ma questo succede per la maggior parte dei servizi gratuiti o a basso costo sul Web, social network inclusi, l’importante è esserne consci.

Non possedete nulla

Seconda regola: non possedete nulla di ciò che avete comprato, se non l’involucro esterno. Gli smart speaker senza software non sono altro che speaker Bluetooth. Il software non è però l’app sullo smartphone bensì la piattaforma di intelligenza artificiale remota: Alexa, Siri e Assistant. Nonostante la dicitura smart, non sono affatto intelligenti come fossero computer o smartphone o tablet. Sono solo oggetti vuoi, un involucro esterno per dare forma all’accesso remoto al servizio vocale. Nulla di più.

Però la somma di significante e significato dà origine a un oggetto utilissimo, ben fatto, capace di semplificare e risolvere molte attività quotidiane e di essere davvero d’aiuto. Per esempio, ricordandovi appuntamenti o aiutandovi a non lasciare le luci accese, ad attivare la lavatrice o ad assistervi mentre cucinate o fate altre cose. È pur sempre un qualcosa che genera una biunivocità di trasferimento: vi aiuta ma raccoglie e invia dati.

Come scegliere?

Terza regola (ultima): la verità vi rende liberi. Ci siamo permessi di abusare di questa frase dal Vangelo ma bene si adatta all’uopo. Google Home, Apple Homepod e Amazon Alexa, a prescindere dalle prestazioni e dalle inevitabili differenze che vi faranno propendere verso l’uno o l’altro modello, sono ottimi strumenti per arredare la casa di un valido aiuto che automatizza molte attività e vi permette di avere un accesso più rapido e naturale al vostro mondo di riferimento, quello per intenderci legato allo smartphone, al computer e al Web.

Divertente dire: “Ok Google, fammi vedere Dark sul Tv in salotto”, oppure “Hei Siri, riproducimi musica classica e abbassa le luci perché sono stanco” o ancora “Alexa, fai partire i robot aspirapolvere”. Non solo divertente, è anche efficiente, efficace e riduce al massimo la complessità e il tempo necessario per svolgere molte attività. Semmai parallelizza le attività quotidiane, non a caso sono chiamati assistenti vocali.

Tuttavia siate consapevoli che pagate questa estrema comodità alimentando un’intelligenza remota. L’investimento effettivo non è nel prodotto, che peraltro costa fin troppo visto lo scambio di informazioni in essere, ma è legato alla propria volontà arbitraria di dare spazio in casa a un “osservatore ufficiale” di Google, Amazon e Apple. D’altra parte, siamo già abituati a ridurre progressivamente la nostra area di controllo della privacy in virtù dei servizi che usiamo on-line. L’importante è essere ben consapevoli di ciò che si fa e su questo fronte, probabilmente, c’è ancora spazio di manovra da parte dei brand per un’informativa ancora migliore e per garantire maggiore controllo alle persone dei dati raccolti.

Post Scriptum

Dobbiamo fare una doverosa precisazione. Tutto quanto finora detto sugli smart speaker vale, ovviamente, anche per i dispositivi mobili. Nel senso che Android e iOS sono dotati di Google Assistant e Siri, che operano nell’esatto identico modo di Home e Homepo. Solo che invece di avere forma concreta di assistente vocale da appoggiare in casa, sono integrati nei sistemi operativi per tablet e smartphone.

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