Intelligenza artificiale ed emozioni umane: con i nostri device si instaurerà davvero un rapporto di profonda e intima conoscenza entro i prossimi 5 anni?

Avete mai visto il primo episodio della seconda stagione di Black Mirror dal titolo “Torna da me” – brutalmente privato dell’originalità della versione anglosassone “Be right back”-?

La realtà distopica dell’episodio ruota intorno al tema dell’intelligenza artificiale, come Black Mirror ci ha abituato. I protagonisti sono Martha e Ash, una giovane coppia che si trasferisce in campagna nella vecchia casa della famiglia di lui. Ash è ossessionato dai social media, che controlla e utilizza in modo compulsivo. Il giorno dopo essersi trasferiti succede l’inaspettato: Ash muore mentre va a restituire la monovolume presa a noleggio.

Al funerale, un’amica di Martha racconta alla ragazza, distrutta, di un servizio on line che permette alle persone di rimanere in contatto con i defunti: usando tutti i profili dei social media, tutti i messaggi lasciati online da Ash, tutti gli imput che il ragazzo ha gettato in pasto alla rete nel corso della sua esistenza, si può creare virtualmente un nuovo “Ash”.

La storia va avanti in pieno stile Black Mirror: aggiungendo distopia a distopia. Il risultato sarà che Ash torna tra i vivi sotto forma di clone vero e proprio, con un corpo fatto di carne sintetica che ricalca esattamente l’aspetto del ragazzo defunto, e che ha immagazzinato tutte le informazioni da lui condivise nel Web nel corso della sua vita e dalle quali trae gusti, interessi, espressioni, intercetta domande e possibili risposte. Insomma, tenta di ricostruire l’essenza del giovane basandosi sulle informazioni condivise sul web. 

Non siamo neppur lontanamente vicini a una situazione simile, ma l’ultima ricerca di Gartner mi ha in qualche modo ricordato questa storia.

L’intelligenza artificiale continua a essere un tema caldo e a mostrare nuovi sviluppi, nuove applicazioni e ad aprire nuovi scenari nella vita quotidiana. Non è assolutamente lecito pensare che i giochi si siano conclusi con Siri o con l’Assistente di Google: voi fredde e distaccate che rispondono in modo standard ai nostri quesiti.

Il futuro è dietro l’angolo e ci dice che nei prossimi anni strumenti come il nostro smartphone conosceranno molto meglio il nostro stato emozionale rispetto alla nostra famiglia. Gartner ipotizza addirittura una data: entro il 2022. 

 

Fantascienza? I risultati della ricerca appaiono dai contorni meno fiabeschi se ci affidiamo ai numeri. Questa è la fotografia che We Are Social aveva tracciato non più tardi di un anno fa circa l’accesso al Web in Italia.

Gli italiani si connettono sempre di più e lo fanno sempre più spesso usando i propri smartphone, come testimonia anche il volume di traffico internet generato da diversi dispositivi: se la percentuale di persone che navigano da un computer è scesa del 14%, sale quella di chi si connette da qualsiasi altro device (+44% dal proprio telefono, +8% da un tablet e +24% da altri dispositivi – come, ad esempio, console o smart TV).

E anche i numeri globali sono da capogiro: 3.773 miliardi di utenti internet attivi, 3.448 miliardi di utenti internet attivi da smartphone, rispettivamente il 50% e il 46% della popolazione mondiale.

E mentre attendiamo i dati aggiornati, possiamo solamente ipotizzare che siano in costante crescita. Come la diffusione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

“Sistemi di intelligenza artificiale basati sulle emozioni e l’affective computing permettono ogni giorno agli oggetti di individuare, analizzare, processare e rispondere agli stati emotivi delle persone per offrire un contesto migliore e un’esperienza maggiormente personalizzata. Per rimanere rilevanti, i produttori di tecnologia devono integrare l’intelligenza artificiale in ogni aspetto dei loro device, o andare incontro alla marginalizzazione”.

Dice Roberta Cozza, research director di Gartner.

E oggi compagnie come Google e Apple si stanno concentrando con maggiore intensità sugli assistenti virtuali personali e l’obiettivo a lungo termine è quello di riuscire a far comprendere la natura del linguaggio umano e le sue sfumature.

 

Esistono già prototipi e prodotti commerciali e, continua Cozza: “Aggiungere la comprensione del contesto emozionale analizzando i dati processati da una valutazione delle espressioni facciali, del tono di voce e da pattern di comportamento aumenterà esponenzialmente l’esperienza d’uso”.

Gartner inoltre sostiene che entro il 2021 il 10% di chi utilizza device wearable avrà cambiato i propri stili di vita e, grazie a questo, avrà esteso la propria aspettativa di vita di una media di 6 mesi. 

Inoltre prospetta che entro il 2020 il 60% dei fornitori di device “personali” userà sistemi cloud di intelligenza artificiale di terze parti per incrementare le proprie funzionalità e i propri servizi.

E le password sembrano destinate a sparire. Sono ormai sempre meno efficienti e continuano a rappresentare un rischio. Ecco che allora Gartner si aspetta che nel 2022 la tecnologia di sicurezza combinando il machine learning, i dati biometrici e analizzando il comportamento degli utenti, ridurrà l’utilizzo di password a meno del 10% di tutte le autenticazioni digitali.

 

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