Ieri sera è andato in onda il penultimo episodio della stagione conclusiva di Game Of Thrones. E come ogni martedì che si rispetti, continua la saga degli sceneggiatori da divano che spesso sui social ignorano l’uso corretto della grammatica ma che, certamente, avrebbero saputo scrivere un episodio migliore. Storyline più convincenti. Plot twist più accattivanti.

Dal primo episodio di quest’ultima stagione, in molti ci siamo lamentati di quanto il fan service abbia sottratto alla bellezza di questa serie. E ora che il fan service è stato definitivamente arso vivo, non siamo comunque contenti.

Daenerys è proprio una Targaryen

Partiamo dal tasto dolente.
È bello vedere Daenerys soccombere alla sua folle natura Targaryen e da liberatrice dei popoli diventare una pazza sanguinaria che urla Dracarys su donne, bambini e soldati che hanno dichiarato la propria resa? Ovviamente no. È coerente con le precedenti 7 stagioni di Game of Thrones? Non del tutto. Ma non è nemmeno corretto voler ammantare di eterea innocenza una Regina che ha sì liberato schiavi, ma l’ha fatto bruciando vivo o crocifiggendo chi si frapponeva tra lei e il suo obiettivo.

Certo, pur con mezzi crudi, i suoi obiettivi erano alti e nobili. Ecco perchè è un plot twist impopolare, che finalmente prende a schiaffi un fandom sempre più invadente ed esigente. Un plot twist coraggioso che ci ha squarciato dentro.

Questa è capacità narrativa. Questo è risvegliare le nostre sinapsi ormai abituate a vedere di tutto e a teorizzare ancora di più.

Tutto è accelerato, è vero. E purtroppo non abbiamo potuto assaporare fino in fondo questa parabola discendente della Madre dei Draghi nei meandri della follia. Su questo, non può che pesare un arco narrativo di 7 anni da risolvere in 6 episodi. Ha il sapore di opportunità mancate, ma non potete convincermi del fatto che abbia il sapore del deperimento di una serie tv che non si è mai risparmiata in niente.

Il mondo della tv pullula di serie in cui il brodo oltre a essere stato allungato è stato congelato e scongelato più volte. Potrei farvi innumerevoli esempi, anche di serie tv pluripremiate – magari appena rinnovate per la sedicesima e diciassettesima stagione, senza fare nomi. Ma questo non è stato il caso di GoT. E credetemi, sarebbe potuto succedere con la stessa velocità con cui per anni abbiamo detto “Winter is coming”.

La fine di uno storico incesto

Cersei muore tra le braccia di Jaime. Così come doveva essere. Anche se fino all’ultimo ho sperato che il ritorno di Jaime ad Approdo del Re avesse il solo scopo di porre fine alla vita della sorella/amante. Ma si sa, io vivo di speranze.

Jaime e Cersei non possono essere più di quel che sono stati per 7 anni. Lui, assoggettato a un amore schizofrenico. Lei al potere e all’amore per i figli. Una volta acclarato che il potere sarà solo un ricordo, non le resta che implorare per la preservazione della sua prole e, implicitamente, della sua stessa esistenza.

È la prima volta che vediamo Cersei arrendersi, ma è anche la prima volta che la vediamo sconfitta e con l’unica via d’uscita rappresentata dalla morte certa. Ma non la vedremo mai regalare ultime parole d’amore a quello che in teoria dovrebbe essere stato l’unico grande e costante amore della sua vita. E in questo, è tremendamente Cersei Lannister fino alla fine.

Due parole per Varys

In realtà meriterebbe un articolo a parte quello che è stato uno dei grandi burattinai di GoT dalla prima stagione. Un personaggio epico, divisivo e dall’intelligenza tagliente, con la verità in tasca fino all’ultimo. Più che un commiato, vogliamo lasciarlo focalizzandoci su ciò che potrebbe ancora dare alla storia, ormai a una manciata di minuti dalla sua conclusione: a chi stava scrivendo il messaggio che poi ha bruciato? Ne ha scritti altri? Siamo certi che stesse parlando di Aegon, o forse c’è ancora un altro Targaryen inaspettato? Perché si toglie gli anelli quando si accorge di star vivendo gli ultimi istanti della sua esistenza?

Teorie per un finale possibilmente poco scontato

Arrivati a questo punto della storia, i risvolti interessanti sono davvero tanti – sì, grazie bistrattati sceneggiatori.

  1. La mia teoria preferita: anche Tyrion è un Targaryen. Vi ricordate quante volte Tywin gli ha rinfacciato di non essere suo figlio e come i draghi non l’abbiano nemmeno sfiorato nelle segrete, pur essendo a digiuno da giorni? Con Arya che uccide Daenerys dopo l’uscita leggermente folle ad Approdo del Re, Jon che rinuncia a un Trono che non ha mai voluto, vedere Tyrion sul Trono di Spade sarebbe bellissimo.
  2. Arya, sensibilmente provata da quanto vissuto sulla propria pelle ad Approdo del Re, uccide Daenerys. Jon, legittimo erede, sale sul Trono e instaura un regno finalmente di pace.
  3. Jon uccide Daenerys per impedire che la sua follia mieta ancora vittime e sale al Trono acclamato dai Sette Regni.
  4. Nessuno uccide Daenerys e questa o rinsavisce o instaura un Regno di terrore.
  5. Come lo farei finire io (se non posso avere Tyrion sul Trono): Arya uccide Daenerys, Jon rifiuta la corona e decide di distruggere un Trono che ha fatto più danni della grandine. Ciascuno dei Sette Regni inizia ad auto-governarsi.

E Bran?

Si è davvero concluso l’arco narrativo di un personaggio misterioso e mai del tutto chiaro? Potrebbe avere in serbo l’ultima sorpresa – qualcuno lo vorrebbe anche sul Trono – o essere l’ennesimo punto di discussione del prossimo mese.