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Fino a pochi mesi fa, sull’homepage di iscrizione e login di Facebook campeggiava questa scritta: “Iscrivi. È gratis e lo sarà sempre”. Ora la pagina di accesso al social network fondato da Mark Zuckerberg, e che controlla anche Instagram e Whatsapp, è stata ripulita, è più moderna ma è sparita la dicitura “gratis”. Sostituita da una frase più elaborata e programmatica: “Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”.

Il passaggio dal concetto di “gratis per sempre” a quello più sofisticato “ti aiuta” è alla base della semantica di un social network che non accetta le limitazioni imposte da altre piattaforme. Ma, anzi, vuole e pretende di definire in libertà i propri confini senza rendersi conto che è un “over the top”. Vale a dire che senza un dispositivo (di altri brand) e senza un sistema operativo (sempre di altri brand) non esisterebbe. Persino la app è proposta attraverso store di terze parti. E anche il browser, che sia Chrome o qualsiasi altro, non è una piattaforma propria. Dunque, tolto tutto questo cosa rimane di Facebook?

La semantica dell’aiutare non prevede il concetto di gratis, non più. Ancora più rafforzato dalle informative che compaiono sui touchscreen degli iPhone in mano agli utenti che hanno già installato la beta di iOS 14.6. Come vi abbiamo già spiegato in questo approfondimento, dopo l’update del sistema operativo le app di Facebook e Instagram propongono un messaggio minatorio. Anzi una minaccia.

Ossia che se si mantiene disattivo il tracciamento delle attività via app (impostazione di default del nuovo iOS), si penalizza l’uso dell’app di Facebook. Come? Non si ottengono inserzioni più pesonalizzate, non si contribuisce a mantenere gratis il social, non si sostengono le aziende che si affidano alle inserzioni per raggiungere i propri clienti. Lo stesso messaggio compare con l’app di Instagram in abbinata con iOS 14.6.

In altre parole, Facebook certifica un fatto, già noto ma ora conclamato: la merce in vendita siamo noi e i nostri dati. D’altra parte già nel documentario The Social Dilemma disponibile su Netflix il concetto era acclarato in questo modo: “Se il servizio è gratis, il prodotto sei tu”. D’altra parte c’è un prezzo per tutto nella vita, perciò quello che si riceve gratuitamente è già stato pagato da qualcuno.

E dunque esercitando un proprio diritto sancito da leggi e regolamenti, ossia quello di non farsi tracciare e proteggere la propria privacy, Facebook intima la possibilità che né il social né Instagram potranno a lungo essere gratis. Perché non foraggiando la piattaforma dei nostri dati, non si alimenta la pubblicità e quindi ci toccherà pagare. Alzi la mano chi è pronto a farlo.

Per un social che sempre meno connette e sempre più divide, che crea l’antagonista, che è pieno invaso di estremismi, radicalisimi e post divisivi, siamo davvero certi che l’utente sarà disposto a pagare un abbonamento mensile? Forse è ipotizzabile per Whatsapp, un po’ meno per Instagram, abbiamo i nostri dubbi per Facebook. Il cui modello di business è totalmente basato, come certificato dal disclamer comparso, sulla tracciabilità di quelli che pensiamo siano affari nostri. Ma in realtà sono linfa vitale, essenziale e insostituibile per l’azienda Facebook. Così l’avvertimento suona come un ultimatum, forse più per Apple che per noi utenti usati come grimaldello per forzare l’azienda di Cupertino.

Facebook

Zuckerberg lo aveva detto in tempi non sospetti: nell’epoca dei social, il perimetro e la definizione di privacy cambiano e non sono rigidi. Il cosiddetto “mondo fluido”, ricco di zone grigie tanto utili a chiunque lo usi. Eppure che effetto vi fa sapere che ora il nostro appartamento nei grandi condomini di Facebook e Instagram non è né chiuso a chiave, né blindato ma anzi aperto e visitabile, radiografabile da chiunque voglia fare pubblicità? Anzi per la verità un po’ da chiunque, se si considerano vicende come quella recente della “perdita” dei dati di oltre 500 milioni di profili finiti gratis nel dark web.

Se avevate dubbi, ora sono dissipati dall’azienda stessa che fino a qualche mese fa prometteva “gratis per sempre”. D’altro canto, è cambiato il focus: ora Facebook “ti aiuta” a connetterti, chi l’ha detto che questo aiuto deve necessariamente essere gratis? Dice un proverbio russo: “Solo nella trappola per i topi, il formaggio è gratis”. Altro che appartamento.