Facebook ha condiviso i dati personali degli utenti con oltre 60 brand di smartphone

Ancora tegole su Facebook. Questa volta dal New York Times che testimonia come il social network di Mark Zuckerberg avrebbe stipulato accordi con oltre 60 produttori di smartphone per condividere dati personali degli utenti, a loro insaputa.

Dopo Cambridge Analytica, dopo le rassicurazioni di Zuckerberg sul un approccio più corretto ed etico alla privacy degli iscritti, l’articolo pubblicato dal prestigioso quotidiano statunitense apre un serio varco nella credibilità del sito, peraltro già messa a dura prova dalle vicende di questi mesi.

Sono almeno 60 i brand con cui Facebook ha stretto accordi di partnership per condividere le informazioni personale raccolte attraverso smartphone e tablet e attraverso la piattaforma social, al fine di fornire servizi personalizzati agli iscritti. Tra questi brand figurano Apple, Amazon, Blackberry, Microsoft e Samsung. E non è cosa di ieri: questa pratica dura da circa un decenno. In virtù di questa partnership, il social network e i vendor hanno potuto tracciare le abitudini degli utenti, anche quando questi non abbiano dato esplicito consenso a qualsivoglia raccolta di dati personali mediante app e dispositivo mobile.

Il fatto in sè lascia a bocca aperta. Ancora di più se si considera che Facebook ha sempre affermato di attenersi strettamente ai regolamenti in vigore sulla tutela della privacy. L’affaire si ingigantisce quando si legge, sempre dalle colonne del Nyt, che alcuni brand avrebbero addirittura permesso di tracciare dati anche degli amici degli utenti del social network, seppure siano stati bloccati gli strumenti di condivisione.

Molte di queste partnership sono tutt’ora in vigore, nel momento in cui state leggendo questo articolo. Solo da una manciata di settimane Facebook sta cercando di normalizzare la situazione, dopo essere finito nell’occhio del ciclone con Cambridge Analytica. Per anni il tracciamento è stato poderoso ma nascosto. “Potete pensare che Facebook e il produttore di dispositivi siano degni della vostra fiducia”, spiega Serge Egelman, ricercatore in tema di privacy alla University of California, Berkeley, tuttavia “il problema è sempre più come vengono recuperati i dati dai dispositivi, e se le informazioni sono accessibili via app o direttamente dal device. Questa situazione dà vita a seri rischi su privacy e sicurezza”.

“Le partnership hanno un valore differente a seconda del modo in cui lo sviluppatore di app sfrutta la nostra piattaforma” dice Ime Archibong, vice presidente di Facebook. Significa che ogni partner può decidere la superficie di dati personali che vengono trasmessi da e verso il social network. Secondo i test condotti dal New York Times, le transazioni avvengono in modo del tutto uguale indipendentemente dallo sviluppatore o dai consensi dell’utente. A dire che i dati condivisi tra social e brand sono sempre gli stessi. Sempre il giornale ha scoperto che Facebook sarebbe in grado di ottenere informazioni anche qualora l’utente abbia espressamente negato i permessi di tracciamento dei dati.