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Il metaverso sta diventando un’ossessione tanto nel cinema, quanto nella cultura pop e, di conseguenza, online e sui social. Giusto per fare qualche esempio, i prossimi capitoli della saga Marvel verteranno su questo concetto biunivoco di metaverso e multiverso, per innestare nuove dinamiche storiche tra i personaggi. Il metaverso è da sempre un concetto quasi chimerico di unificazione tra il mondo reale e quello virtuale senza discontinuità. Matrix ma anche Ready Player One ne sono due esempi di declinazione in decenni diversi dell’epopea fantasy e cinematografica. Prima di allora Philip Dick e William Gibson hanno fondato molti avveniristici romanzi di fantascienza su questo paradigma. Questa la fantasia, la teoria e la pratica di trasformare il metaverso in concretezza se ne parla da almeno un ventennio. Ora è Mark Zuckerberg a volerlo reificare sul serio, a rendere così labile la distanza tra realtà e virtualità che per esprimere al massimo il proprio manifesto ha cambiato nome a Facebook trasformandolo in Meta.

In questo nuovo ambito, come si vede anche dal nuovo logo animato, qualsiasi società afferente a Facebook diventa parte di un tutt’uno: WhatsApp, Instagram, Oculus. Meta si pone come primogenito di un progetto più ampio di hub sociale orientato al futuro, uno spazio in cui gli avatar virtuali possono incontrarsi all’interno di un ecosistema di app connesse e interconnesse. Un luogo tra il fisico, il metafisico e il virtuale in cui realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR) sono simbiotiche, si fondono e danno vita a uno, dieci, cento, infiniti universi virtuali che interpretano quello reale e lo plasmano.

I metaversi sono forse l’ammissione più chiara che il futuro della tecnologia non risiede solo nella realtà virtuale o nella realtà aumentata, ma in un mix di molti dispositivi che accedono a un mondo online condiviso, in una modalità di interazione da parte dell’utente sempre più immersiva e 3D rispetto all’attuale forma di Internet. Che Zuckerberg vorrebbe fare invecchiare precocemente e velocemente.

Arriva Meta ma gli utenti sono già virtuali

Chiaramente l’annuncio di Facebook anzi, pardon, di Mark Zuckerberg crea il riverbero necessario per parlare di questi argomenti finora latenti o limitati a pochi appassionati. Peccato però che gli utenti già vivono in un mondo virtuale, o metafisico, perché affidano le loro attività quotidiane alle app.

Il lockdown del 2020 ha accelerato ulteriormente questa surroga dal reale al virtuale: Zoom, Clubhouse, TikTok, Whatsapp, Facebook, LinkedIn e così via sono diventati i principali strumenti per esprimersi e vivere la propria vita sociale. Un utilizzo ben più estremo e periferico rispetto alla mera condivisione di contenuti. Ciascuno di noi ha una propria identità virtuale in questo modo frammentato ma uniformato dai contatti. Dunque, alla resa dei conti, è davvero così distante la realtà dalla virtualità?

Il concetto di metaverso è il passaggio successivo, per quanto sia solo un termine generico che fluttua su potenziali evoluzioni che coinvolgono hardware e software di nuova generazione. Non così lontani nel tempo. Per dire che non basta cambiare il nome ma bisogna supportare il cambiamento di Internet con infrastrutture adeguate alla realizzazione del sogno, anche se chi sogna è Mark Zuckerberg.

Il passaggio all’idea dei metaversi è fondamentalmente un modo per includere più dispositivi e piattaforme e non insistere sull’uso di un particolare gadget. Visori, auricolari, cuffie, dispositivi mobili, console e periferiche subiranno profonde modifiche nel loro ruolo e nell’utilizzo.

Il metaverso riguarda cose future massicciamente sociali

La maggior parte dei metaversi in discussione sono spazi multiplayer di massa con avatar e mondi e giocatori persistenti o strumenti creativi. La prossima piattaforma social di Facebook, Horizon, ne è un esempio: l’app basata su avatar funzionerà in VR, ma Facebook intende farlo funzionare anche in AR e su normali laptop e telefoni.

La realtà virtuale è molte cose in questo momento, ma non è ancora social perché i visori VR, come gli Oculus, sono per pochi appassionati e per nulla massificati. È la prossima frontiera di espansione dello smartphone: supportare device AR e VR per abbracciare un ecosistema diverso più che strettamente nuovo.

Poi arriveranno i grandi big del tech. Facebook e Mark Zuckerberg da soli non bastano. Ci vuole Apple, così come Samsung e gli altri brand, gli unici che possono infondere la spinta fashion, computazionale e commerciale necessaria per aggregare utenti e invitarli ad attraversare la porta dal reale al virtuale.

La multipiattaforma IoT è l’obiettivo finale del metaverso. Visori VR e occhiali AR assorbiranno le funzioni delle attuali Tws, o le completeranno. Il 5G dovrà garantire la banda passante necessaria per un’esperienza fluida, ubiqua e stabile. Sarà il “next big thing” della tecnologia che le aziende anelano, dopo l’esplosione nella diffusione capillare dei dispositivi mobili e come passaggio di livello nell’uso di questi device.

Cambierà il modo di lavorare, di collaborare, di giocare e di navigare. Non c’è ancora una soluzione polivalente per tutte le possibili esigenze, e non lo è certo Meta (ex Facebook), tuttavia è proprio questo il punto: si genererà una nuova ondata innovativa ancora imprevedibile per l’impatto sociale che potrebbe potenzialmente avere.

E sarà la vittoria del digital. Finalmente. Si legge sul sito di Facebook: “Il metaverso sembrerà un ibrido delle odierne esperienze sociali online, a volte espanse in tre dimensioni o proiettate nel mondo fisico. Ti consentirà di condividere esperienze coinvolgenti con altre persone anche quando non puoi stare insieme e fare cose insieme che non potresti fare nel mondo fisico. È la prossima evoluzione di una lunga serie di tecnologie sociali e sta inaugurando un nuovo capitolo per la nostra azienda”. Se questo non è un impulso determinante alla digital transformation della società attuale, difficile trovarne di più forti.