Facebook ha abbandonato ben presto la sua funzione di connettere persone distanti e si è ormai affermato come hub d’elezione in cui si creano e si distruggono conversazioni alla stessa velocità con cui i bambini creano e distruggono castelli di sabbia sulle spiagge assolate ad agosto.

Su Facebook le conversazioni spaziano dalla scienza al trash, dallo sport al gossip, dall’arte all’intrattenimento. Oggi però, si legge in una nota postata direttamente sul Facebook Newsroom, il social network ha deciso di intraprendere un’azione decisa contro un tema delicato che avvelena le acque, spesso torbide, delle conversazioni tra gli utenti.

L’ossessione per il proprio corpo

Non è un segreto che temi con il fitness, la salute e il benessere siano tornati centrali in questi ultimi anni, complice una sovraesposizione e una conseguente attenzione al fisico – anche nei giovanissimi – che forse non si era mai registrata prima. È un tema delicatissimo e di centrale importanza, che impatta sulla salute di tantissime ragazze e ragazzi in tutto il mondo, e anche sui meno giovani.

Vi siete mai fatti un giro nella sezione Esplora di Instagram? La galleria virtuale è zeppa di ragazze dai fisici inarrivabili – spesso aiutati dal chirurgo o da Photoshop. I giovani sono ben consapevoli di queste dinamiche, eppure non possono fare a meno di essere influenzati, sia a livello conscio che inconscio, da quei fisici statuari. La pressione, anche nei gruppi sociali più a rischio, è altissima. E la corsa a un ideale inesistente è smodata, frenetica e pericolosa.

In questo clima totalmente spostato sull’estetica, schizofrenicamente estroverso – passateci questa definizione – si sono fatte largo ciclicamente aziende poco serie e poco trasparenti, fake news e sedicenti esperti che hanno inondato il social di rimedi spesso pericolosi e nella migliore delle ipotesi inutili e notizie completamente false su come migliorare il proprio corpo e, in ultima istanza, raggiungere quell’ossessione di perfezione che toglie energie e appetito.

La scelta di Facebook

Il News Feed di Facebook pullula da tempo di contenuti circa questi temi, talvolta sponsorizzati. Ecco perché il social, per aiutare i propri utenti a ottenere informazioni sulla salute accurate, oltre al supporto di cui essi necessitano, intende minimizzare tutti quei contenuti che suonano sensazionalistici e fuorvianti. Per raggiungere questo obiettivo, Facebook ha deciso di ridurre all’interno del News Feed:

1. Quei contenuti che riportano indicazioni sulla salute esagerate e sensazionalistiche – per esempio correlate a una cura miracolosa

2. Quei post che cercano di vendere prodotti o servizi correlati a indicazioni sulla salute – come un post che ad esempio promuove una pillola che promette di farci perdere peso.

Tecnicamente, la quesitone è stata affrontata così come Facebook aveva precedentemente fatto con quei contenuti che erano chiaramente clickbait: identificando frasi che vengono comunemente usate in questo tipo di post così da predire quali di essi potrebbero contenere promozioni o indicazioni sulla salute sensazionalistiche, e mostrandoli in una posizione più bassa nel News Feed.

Un tema che tocca tutti

Il passo compiuto da Facebook è importantissimo. Con l’augurio che sia solo il primo di un percorso ben più ampio e che presto investa anche Instagram, luogo in cui i rimedi miracolosi e l’attenzione spasmodica e ossessiva al fisico occupano una posizione centrale – e portano grandissimi introiti con le sponsorizzazioni.

Perché il problema c’è, esiste e ci abbiamo già sbattuto la testa contro più e più volte. E non possono essere solo i brand di moda a dover essere costantemente chiamati all’azione quando sfila una modella troppo magra. Non possono essere solo le passerelle a essere sotto accusa. Occorrerebbe un ripensamento totale, magari a partire da tutte quelle influencer che sponsorizzano infusi miracolosi, creme sensazionali e polveri dall’incerta consistenza. Influencer sempre più richieste dalle aziende, con budget per singolo post esorbitanti e migliaia – se non milioni – di follower al seguito, che seguono avidamente ogni minuto della loro vita glamour, quasi entrassero ogni giorno tra le mura scintillanti delle loro abitazioni apparentemente perfette.

La responsabilità, forse, è sì dei social. Ma anche di chi dei social ne ha fatto una professione.