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La Direttiva europea sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale (in gergo Dac) in vigore è la 2011/16/Ue ma è stata modificata per permettere al Fisco degli stati europei, quindi anche in Italia, di recuperare informazioni dalle piattaforme online relativamente ai consumi dei cittadini al fine di intercettare possibili azioni di evasione dalle tasse. Per la verità, lo scopo ultimo è la trasparenza fiscale, tuttavia con l’adozione della cosiddetta Dac 7, in discussione già dalla scorsa estate e che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2023, i siti e le piattaforme online più utilizzate, come per esempio Google, Facebook, Instagram, Airbnb, eBay e Amazon, diventeranno alleati del Fisco e fonti inesauribili di dati per tracciare i consumi e individuare gli evasori. Ricorriamo alle precise e puntuali spiegazioni riportate da FiscoOggi.it per entrare nel dettaglio della Dac 7.

La “Dac 7” e i siti online

Si partirà dal 2023 e il funzionamento del sistema sarà analogo alle forme di cooperazione amministrativa fiscale già avviate in passato. In base alle nuove norme, infatti, i gestori delle piattaforme online saranno tenuti a comunicare periodicamente al Fisco europeo i dati degli operatori che hanno svolto sulla piattaforma un’attività commerciale, che comprende le vendite di beni e di servizi, le locazioni di immobili e il noleggio di mezzi di trasporto. Per farlo, dovranno essere registrati presso uno Stato membro e inviare le informazioni all’autorità fiscale del relativo Paese. Da qui, ciascuna amministrazione fiscale ricevente comunicherà i dati in via automatica alle autorità fiscali degli altri Paesi Ue secondo la residenza di ciascun venditore o l’ubicazione dell’immobile affittato in caso di locazioni. Le piattaforme dovranno comunicare i dati di identificazione dei venditori e il loro indirizzo, di residenza se persone fisiche o della sede legale se società o oltre forme di organizzazione, nonché gli importi loro versati o accreditati, eventuali diritti, commissioni o imposte trattenuti o addebitati dalla piattaforma. Se l’attività del venditore è offrire immobili in locazione, saranno comunicati anche gli indirizzi delle proprietà, i corrispettivi e, se disponibili, i giorni di locazione.

Oltre all’estensione della cooperazione amministrativa all’economia digitale, la proposta interviene anche in diversi punti dell’attuale dettato normativo della direttiva Dac, tra cui la definizione di “prevedibile pertinenza” fiscale delle informazioni su uno o più contribuenti richieste tra Paesi e per le richieste collettive di informazioni (vale a dire richieste che riguardano un gruppo di contribuenti che non possono essere identificati singolarmente ma che possono essere descritti sulla base di un insieme comune di caratteristiche), le tempistiche per le risposte a informazioni su richiesta tra Stati membri, le regole sulla presenza di funzionari in un altro Stato Ue nel corso di un’indagine e sui controlli simultanei, a cui viene aggiunta la nozione di audit congiunti. Tutte le norme potrebbero comunque subire ritocchi prima dell’approvazione definitiva.

Possibile recuperare 30 miliardi di euro di evasione

Secondo le stime contenute nella proposta, entro il 2025 le maggiori entrate derivanti dall’implementazione della Dac 7 dovrebbero arrivare a oltre 30 miliardi di euro, a fronte di costi che per le amministrazioni fiscali si stimano in circa 200 milioni di euro di partenza più 30 milioni di euro di spese ricorrenti. La stima riguarda anche i costi previsti in capo alle piattaforme: si prevedono nel complesso 875 milioni di euro iniziali per l’insieme degli operatori più alcune decine di migliaia di euro a piattaforma come costi successivi periodici (la stima è di 100 milioni complessivi di costi ricorrenti).