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Venerdì un giudice federale degli Stati Uniti ha annullato alcune regole dell’App Store di Apple, costringendo l’azienda di Cupertino ad aprire agli sviluppatori la possibilità di utilizzare sistemi di pagamento alternativi a quello predefinito dalla Mela morsicata. Una vittoria parziale per il creatore di “Fortnite”, Epic Games, e per gli altri produttori di app. Perché il giudice non ha richiesto ad Apple di consentire ai produttori di app di utilizzare i sistemi di pagamento proprietari in-app, una delle principali richieste di Epic, e ha permesso ad Apple di continuare ad addebitare commissioni dal 15% al ​​30% attraverso la piattaforma dell’App Store.

Epic ha dichiarato che farà appello alla sentenza. Il ceo Tim Sweeney ha twittato che la decisione del giudice “non è una vittoria per gli sviluppatori o per i consumatori”. In effetti, il risultato della corte ha lasciato allibiti i critici e i rivali di Apple. E sono tutti pronti a rivolgersi ai legislatori, piuttosto che ai tribunali, per perseguire la convinzione che siano necessari cambiamenti alle policy di Apple.

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Yvonne Gonzalez Rogers ha descritto la sua sentenza come se richiedesse una modifica “misurata” delle regole di Apple. Gli analisti hanno affermato che l’impatto effettivo potrebbe dipendere in larga misura da come il produttore di iPhone sceglie di attuare la decisione.

Le azioni Apple sono scese del 3,2% nel tardo pomeriggio di venerdì, ma molti analisti di Wall Street hanno mantenuto le loro prospettive favorevoli a lungo termine sul produttore di iPhone. “Sospettiamo che l’eventuale impatto di ciò sarà gestibile”, ha scritto l’analista di Evercore ISI Amit Daryanani in una nota agli investitori.

La sentenza amplia notevolmente una concessione fatta alle società che sviluppano app di streaming la scorsa settimana, consentendo di indirizzare gli utenti a metodi di pagamento esterni. La decisione estende tale esenzione a tutti gli sviluppatori, compresi quelli di giochi che sono i maggiori generatori di denaro per l’App Store di Apple (lo store vale 53,8 miliardi di dollari).

Il giudice ha stabilito che Apple non può più impedire agli sviluppatori di fornire pulsanti o collegamenti nelle loro app che indirizzano i clienti ad altri metodi di pagamento fuori del sistema di acquisto in-app di Apple. La sentenza ha anche affermato che Apple non può vietare agli sviluppatori di comunicare con i clienti tramite le informazioni di contatto ottenute dagli sviluppatori quando i clienti si sono registrati all’interno dell’app.

La sentenza arriva dopo un processo di tre settimane a maggio davanti a Gonzalez Rogers della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della California.

Gonzalez Rogers ha smesso di concedere a Epic tolleranza verso le numerose richieste, come costringere Apple ad aprire l’iPhone verso app store di terze parti.

Apple ha dichiarato in una nota: “Come riconosciuto dalla Corte, il successo non è illegale. Apple deve affrontare una concorrenza rigorosa in ogni segmento in cui operiamo e crediamo che i clienti e gli sviluppatori ci scelgano perché i nostri prodotti e servizi sono i migliori al mondo”.

In un briefing con i media, il team legale di Apple ha affermato di non credere che la sentenza la costringa a permettere agli sviluppatori di implementare i propri sistemi di acquisto in-app. I funzionari di Apple hanno affermato che la società sta ancora discutendo su come implementerà le decisioni del giudice e le modalità di un eventuale appello.

Il giudice si è schierato con Apple su questioni chiave come la definizione di eventuali trust di mercato relativi alle transazioni monetarie derivante dai giochi. Respingendo l’argomento di Epic secondo cui questo è il comparto di mercato attraverso cui cui l’iPhone mette Apple in posizione di monopolista.

“Epic sta combattendo per una concorrenza leale tra i metodi di pagamento in-app e gli app store per un miliardo di consumatori”, ha dichiarato su Twitter il ceo di Epic, Sweeney. “Continueremo a combattere”. La causa contro Epic è iniziata dopo che il creatore del gioco ha inserito il proprio sistema di pagamenti in-app in “Fortnite”.

Le altre sfide possibili di Apple per l’App Store

Le sfide alle regole imposte dall’App Store di Apple sono tutt’altro che finite. La sentenza di venerdì suggerisce che è più probabile che si svolgano nelle stanze governative più che nelle aule di tribunale.

I legislatori negli Stati Uniti e in Europa stanno valutando progetti di legge che obbligherebbero Apple a consentire sistemi di pagamento in-app di terze parti e il parlamento della Corea del Sud ha già approvato tale legge.

“Ciò che la sentenza chiarisce anche è che le leggi antitrust antiquate non possono essere risolte esclusivamente dai tribunali”, ha affermato in una nota Match Group. L’azienda che ha sfidato le pratiche di Apple in Europa e possiede la popolare app di appuntamenti Tinder continua: “Le pratiche monopolistiche di Apple e Google finiranno solo quando porteremo le nostre leggi nell’era digitale, come ha fatto la Corea del Sud la scorsa settimana”.

I legislatori del Congresso degli Stati Uniti hanno affermato che la sentenza ha dimostrato che i tribunali da soli non possono affrontare una questione così complessa e articolata.

Mentre Gonzalez Rogers non ha trovato alcun appiglio per dimostare che Apple è monopolista, ha però scoperto che il processo ha mostrato che l’azienda di Cupertino stava violando la concorrenza statale della California e ha mostrato alcune “violazioni antitrust incipienti” che richiedevano un rimedio a livello nazionale.

John Newman, professore di legge all’Università di Miami, ha affermato che la sentenza lascia aperte strade ai regolatori statunitensi per sfidare Apple in tribunale. Reuters ha già scritto che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta indagando sul produttore di iPhone.

Il risultato di tutto ciò potrebbe essere ancora più intuitivo: “In una certa misura, Apple potrebbe fare in modo che i suoi pagamenti in-app siano ancora i più facili da usare”, ha affermato Ben Bajarin, responsabile delle tecnologie di consumo presso Creative Strategies.