mivar
emporia

È mancato Carlo Vichi, il re italiano dei televisori. Nel 1955 ha fondato Mivar (acronimo di Milano Vichi Apparecchi Radio) come prosecuzione della Var (Vichi Apparecchio Radio) fondata nel 1945. La storia dell’elettronica progettata e costruita in Italia, ad Abbiategrasso alle porte con Milano, inizia proprio alla fine della Seconda guerra mondiale.

In realtà Carlo Vichi, 98 anni, era di origine toscana ma cresciuto a Milano, dove si è trasferito da bambino. La sede della Mivar per anni ha sostenuto l’indotto dell’hinterland milanese. Negli anni ’60 ha raggiunto il suo primo picco: nelle linee produttive dei Tv operavano oltre mille dipendenti e i prodotti erano i più diffusi a livello nazionale.

Ancora oggi si riconosce la struttura rettangolare della fabbrica uscendo dirigendosi da Milano, superando Corsico e Trezzano verso Abbiategrasso. Il muro di cemento con pochi fronzoli è inscritto nell’ansa del naviglio. Poco avanti la curva dolce della strada, le porte di quella che un tempo era la più grande fabbrica elettronica della Lombardia.

Tanto che negli anni ’70 e ’80 la Mivar ha attraversato il suo periodo d’oro, producendo 917 mila Tv a tubo catodico in un anno. Secondo le voci e le quote di mercato degli anni, Carlo Vichi per un decennio almeno è stato il re dei Tv in Italia. Poi sono arrivati i modelli dall’est: maggiore qualità, più cura, più innovativi e tecnologici. Ancora prima dei Tv piatti, che ne hanno decretato l’inizio del declino.

Nella sua lungimiranza, Carlo Vichi ha provato a convertire le linee produttive della Mivar in pannelli Lcd e simili, ma con ben pochi successi commerciali a causa dei costi maggiori rispetto ai brand asiatici e con una qualità complessiva sensibilmente inferiore.

Mivar è però rimasto sinonimo di italianità, di convinzione, di coraggio e di talento che Carlo Vichi ha impersonato. Tanto che negli anni 2000 prova a fare il triplo salto carpiato, cercando di convincere i produttori coreani, cinesi e giapponesi a produrre in Italia nelle sue fabbriche.

Il suo passato da dirigente “deciso” e la mancanza di un approccio sindacalizzato lo penalizzano in questo progetto. Nonostante nel frattempo i capannoni di Abbiategrasso siano stati rinnovati con le più recenti tecnologie.

Nell’ultimo decennio Vichi ha provato a portare sul mercato smart Tv con Android. Per poi circondarsi da una dozzina di fedelissimi trasformando la Mivar in un centro di assistenza iper specializzato.

La storia di Vichi è tutta nell’italianità come filosofia e come convinzione. Tra alti e bassi, tra orgoglio e pregiudizi, tra volontà e realtà. Carlo Vichi non ha mai voluto mollare, ci ha sempre creduto, anche di fronte all’evidenza. Ma è sempre stato coerente, con se stesso, con il proprio lavoro. La vecchia scuola, quella che è un orgoglio fare bene il proprio lavoro perché significa rispettare se stessi. O, come scrive Goethe, perché non c’è limite d’età per essere se stessi.