Internet ha cambiato e continua costantemente a cambiare le nostre esistenze. Accanto alla semplificazione, alla velocità e alle migliorie che ha introdotto nella nostra quotidianità, non possiamo non notare come il web, i device e i social network stiano anche scrivendo nuove pagine nei manuali di psicologia e psichiatria, che riportano le patologie connesse al loro abuso.

Non è un’accusa a Internet, non è un becero allarmismo. Semmai, è un prendere consapevolezza degli automatismi che si stanno insinuando nella nostra vita e cercare di correggerli, per riprendere le redini di ciò che ci succede. Con un occhio molto attento ai più giovani, che hanno tra le mani smartphone e tablet sin dalla tenera età.

Ma non sono solo i giovanissimi i diretti interessati. Secondo l’ultimo rapporto Agi-Censis, la gran parte degli utenti internet è online anche prima di dormire (77,7%) e subito dopo la sveglia (63,0%); il 61,7% utilizza i dispositivi anche a letto (tra i giovani si arriva al 79,7%) e il 34,1% a tavola (la percentuale sale al 49,7% fra i giovani). Il 22,7% degli utenti ha spesso la sensazione di essere dipendente da internet e l’11,7% dichiara di vivere con ansia un’eventuale mancanza di connessione. Per l’11,2% inoltre l’utilizzo della rete è fonte di collisioni con i propri familiari.

Demenza digitale

Sono infatti diversi gli studi che parlano di modifiche della memoria, di cambiamenti cognitivi e trasformazioni nella struttura della mente. Per esempio, ci sono ricerche che dimostrano come i giocatori assidui di videogame abbiano un volume maggiore di materia grigia nello striato ventrale, che risulta in un aumento dell’attività del sistema dopaminergico e quindi di un maggior rilascio di neurotrasmettitori.
Ciò determina risposte immediate e riflessi che non permettono al cervello di rielaborare le informazioni e incamerarle, andando a definire una situazione simile a quella che si riscontra anche nei giocatori d’azzardo patologici e nei tossicodipendenti.

Non è un caso che il neuroscienziato Manfred Spitzer parli di “demenza digitale”: le patologie connesse a un utilizzo massiccio di internet restringono il volume dell’ippocampo che trasforma l’informazione da memoria a breve termine in memoria a lungo termine. La finestra attentiva si assottiglia continuamente: nell’ultimo decennio è passata da 12 a 8 secondi, 1 secondo in meno del pesce rosso.

Internet Addiction Disorder

Sui manuali di psichiatria si parla già di IAD: Internet Addiction Disorder. Si vede nei bambini: iperattivi, con severi deficit d’attenzione, aggressivi e ansiosi. Va inoltre sottolineato che le persone che già dimostrano personalità fragili, se abusano di device e social network rivelano problematiche di autostima, nella sfera relazionale ed emotiva.

Alcuni sintomi riguardano un pervasivo disinteresse per la salute fisica, l’evitare attività importanti della vita reale – anche legate alla sfera familiare e lavorativa. Si dà meno importanza alla vita reale e il desiderio di socializzare viene meno, così come la volontà di allontanarsi dalla Rete.

Ma quali sono le patologie?

Sindrome da iperconnessioneno mobile fobia (paura di rimanere senza connessione mobile), FOMO (“fear of missing out”, di essere tagliati fuori dalle reti social), vamping (stare tutta la notte in chat), hikikomori (uso esagerato della rete che porta a condotte di ritiro sociale). E ancora, cyberbullismo, sexting sextortion, compulsive online gambling (gioco d’azzardo online compulsivo), narcisismo digitale e phubbing (tendenza a ignorare gli altri perché immersi nel proprio cellulare): sono le nuove malattie digitali legate all’uso scorretto di internet e social network.


«Sono problemi di cui si parla ancora poco – spiega la psicologa Maria Rosaria Montemurro. Ma emerge sempre di più che l’abuso dei device digitali è correlato problemi come ansia, stress, depressione, appiattimento emotivo, decadimento cognitivo e alterazione del ritmo sonno-veglia, con conseguenze sulla salute psichica, fisica (problemi di postura e di vista, in casi gravi anche vertigini e tachicardia) e sui rapporti sociali

Cosa fare dunque?

«Per imparare a gestire al meglio il rapporto con la tecnologia occorre un vero e proprio percorso di coaching che permetta all’Individuo il recupero di Sé stesso, del suo rapporto con la gruppalità e del suo rapporto con nuove tecnologie. L’obiettivo, dunque, è quello di riappropriarsi globalmente di uno stile di vita sano ed equilibrato», conclude la psicologa.

Cerba HealthCare Italia, nei suoi poliambulatori, mette a disposizione medici e psicologi che attivano un Digital Life Coaching rivolto ad adulti e ai bambini, con focus particolare sui giovani della Generazione Z e sulle loro famiglie. «Non esistevano prima di oggi in Italia centri medici di prossimità attrezzati ad affrontare i problemi legati all’uso non corretto di internet, smartphone e social network – spiega il CEO di Cerba HC Italia Stefano Massaro –. Con questa iniziativa portiamo sul territorio un servizio nuovo e accessibile: chi frequenta i nostri centri medici per analisi e visite di ogni tipo potrà così avvicinarsi al concetto di digital life coaching ed essere sensibilizzato sul tema. Chi sente di avere un problema collegato con l’abuso della rete, o vuole chiedere consiglio per un proprio familiare, potrà parlare con personale qualificato e fare un primo screening di valutazione generale assieme agli psicologi, sulla base del quale costruire percorsi personalizzati».