Acronis cybersecurity
Razor

Di tutte le grammatiche che la pandemia ha rimesso in discussione, maneggiato e stravolto profondamente, c’è quella legata alla sicurezza informatica che forse sta passando in sordina. A parte i titoli di giornale sparati quando ci sono casi eclatanti, vedi Zoom a inizio pandemia, la cybersecurity trova poi poco posto nelle fisiologiche discussioni quotidiane. Eppure è un tema che dovrebbe essere molto più sentito, sia perché la tecnologia è oggi ancora parte più integrante delle nostre esistenze rispetto a un anno fa, sia perché i rischi ci sono e spesso partono proprio da una mancanza di cultura.

Ne abbiamo parlato con Serguei Beloussov, Chairman of the Board e Executive Officer di Acronis, azienda che coniuga protezione dati e sicurezza informatica per offrire una cyber protection integrata e automatizzata in grado di risolvere i problemi di salvaguardia, accessibilità, privacy, autenticità e sicurezza del mondo digitale.

Ne parlavamo in apertura: negli ultimi mesi sono diversi i casi di data breach che sono saliti agli onori delle cronache. E il motivo, a detta di Serguei Beloussov è molto semplice: c’è mercato. Una questione di domanda e offerta dunque. Del resto, come ci dice lo scienziato e imprenditore, l’economia mondiale vale circa 80 trilioni di dollari (87,8 per l’esattezza, come riporta Il Sole 24 Ore), di cui il 5-10% è rappresentato da attività criminali. Di queste, un buon 10-20% è riconducibile a cyber crime, quelle attività illegali che si svolgono online e minano la cybersecurity.

“Durante la pandemia, un po’ com’è successo per tutti noi, anche i criminali hanno dovuto cambiare il proprio business. Il modo più conveniente e interessante per loro è stato quello di diventare cyber criminali”, dice Beloussov. Una congiuntura che Beloussov paragona alla “Tempesta perfetta”: ora l’industria del crimine risulta organizzata, dotata di catene di approvvigionamento, distributori, reseller, team di comunicazione. “Un’industria che si sta sviluppando e che finora era rimasta ai margini dell’industria del crimine. C’erano alcune intersezioni, ovviamente. Ma quello che sta succedendo oggi è che il crimine organizzato sta facendo leva sul cyber crime. E una volta che viene fatta leva su questo aspetto, si cercano nuove opportunità. La miglior opportunità disponibile oggi è senz’altro quella di sottrarre dati. Una volta che questi vengono sottratti, la prima cosa che un cyber criminale può fare è quella di chiedere un riscatto”.

Ed è un buon business, secondo Beloussov, perché oggi le persone letteralmente non possono vivere senza i propri dati, che impattano l’esistenza trasversalmente su più livelli, da quello personale a quello professionale (anche da qui l’idea che l’attenzione alla cybersecurity debba essere un tema cruciale). Non è l’unica opzione in mano ai cyber criminali: “Se il riscatto non viene pagato, c’è sempre la possibilità di vendere i dati. Anche questo è un mercato”. Per un’identità completa, che comprende numero di telefono, email e indirizzo postale, si pagano dai 10 ai 20 dollari. Se a questo si aggiungono password e carte di credito, il prezzo lievita di altri 20 o 30 dollari. Prezzi bassi, verrebbe da dire. Lo sono perché la quantità di dati a disposizione non è mai stata così elevata. Questi dati possono essere utilizzati per effettuare furti d’identità o truffare altre persone.

Per un mercato che è vivo ed è in fermento, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle persone e dai comportamenti messi in atto che talvolta favoriscono le truffe e la sottrazione illegale di dati. Quando si tratta di cybersecurity, Beloussov ci regala tre preziosi consigli:

  1. Prima di tutto, occorre essere consapevoli che esiste un problema e che bisogna educarsi riguardo al problema. Le persone hanno un alto grado di conoscenza riguardo a molte cose: per esempio la salute. Ma sui computer, c’è una percezione comune che non ci sia poi tutta questa necessità di sapere molte cose. E invece è così perché il computer oggi è assimilabile a una parte del nostro corpo. Una parte che, se si ammala, è in grado di causarci diversi problemi.
  2. È utile avere a disposizione un professionista di riferimento. Quando ci si ammala, si provvede a contattare uno specialista: la stessa cosa dovrebbe accadere quando il nostro computer ha un problema.
  3. Strumenti come quelli messi in campo da Acronis fanno la differenza: Acronis ha una vasta gamma di soluzioni per far sì che i dati rimangano sicuri, accessibili, autentici e privati.

Buona pratica, sottolinea Beloussov, è quella di affidarsi a service che con un costo che oscilla tra i 100 e i 500 dollari sono in grado di mantenere al sicuro i dispositivi e potenziare la cybersecurity. Dispositivi su cui occorre eseguire backup, assessment di vulnerabilità, aggiornamenti software e di sicurezza. Tutte pratiche che dovrebbero entrare nella vita quotidiana e che invece sono meno diffuse di quanto necessario. Del resto, ricorda Beloussov, sono davvero poche le generazioni che hanno vissuto e sperimentato l’era cibernetica. Dunque è normale che ci sia poca cultura riguardo i temi della cybersecurity.

Cultura di cui si fa promotore SIT, lo Schaffhausen Institute of Technology di cui Beloussov è fondatore. Un istituto complesso in cui scienza, tecnologia ed educazione si fondono nei temi di quantum technology, leading materials, business science, computer science e software engineering. Un’istituzione che accoglie migliaia di persone tra studenti, ricercatori e impiegati e che si focalizza sulla scienza e la ricerca.

Quello che è stato creato con SIT è un vero e proprio ecosistema multidisciplinare con diverse anime: SIT Autonomous consente ai robot e alle macchine autonome di vedere, navigare e controllare il mondo che le circonda; SIT Alemira implementa l’apprendimento attivo per trasformare il consumo passivo di informazioni in una scoperta di conoscenza ad alto coinvolgimento; SIT Start Garden è un programma di incubazione e accelerazione aziendale per Startup e nuovi progetti; SIT Programming School è un ambiente educativo simile a un gioco 3D, dove i bambini dai 6 ai 13 anni possono imparare a programmare; SIT Capital, una società di venture capital internazionale creata dai principali imprenditori del mondo per supportare le startup digitali in fase iniziale in tutto il mondo.

Un hub virtuoso in cui risiedono expertise e specializzazioni verticali e che guarda a un’espansione in Europa. Oltre al campus di Schaffhausen, l’obiettivo di SIT, come sottolinea Beloussov, è quello di avere una presenza ulteriore, probabilmente entro i confini europei. Un’aspirazione che ha fatto i conti con la pandemia: aprire un nuovo campus richiede una presenza fisica per esplorare i potenziali ambienti, impresa quanto mai ardua negli ultimi mesi. Le mete prese in considerazione sono diverse e c’è un’alta probabilità che la scelta ricada sull’Italia, con un campus che abbia un’estensione contenuta: la scelta più intelligente al momento, secondo Beloussov, che consente di avere meno problematiche riguardo ad assembramenti e al distanziamento necessario.