Captain Marvel risponde a tutte le domande sospese sugli Avengers

Come avevamo ipotizzato nella nostra spiegazione delle questioni lasciate in sospeso da Avengers: Infinity War, il tassello mancante di tutta la costruzione dell’universo Marvel in salsa cinematografica era Captain Marvel. Il film dedicato all’eroe più forte di tutti quelli finora visti sul grande schermo è il perfetto complemento a quanto finora visto; oltre a essere la geniale anteprima di Avengers: Endgame, che chiude di fatto l’epopea.

Brie Larson è incantevole nei panni di Captain Marvel ma non riesce fino in fondo a creare empatia. Tuttavia risulta simpatica e irresistibile agli occhi dello spettatore, simpatetica nei confronti del personaggio dei fumetti e moderna, emancipata e allineata al trend che vuole storie di donne forti e realistiche. Sì, Larson è credibile, splendida ma non per questo frivola: è la perfetta personificazione della donna equipollente agli equivalenti uomini, solo soggetta ad angherie dai compagni maschili. Tipica situazione che purtroppo devono subire molte donne in ogni ambito, dal lavoro, al privato, passando per il tempo libero. Il film è una chiara allegoria che stigmatizza le diversità di trattamento del mondo moderno.

La storia di Carol Danvers (Brie Larson) si snoda tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90, con una rappresentazione ragionata e non invasiva dei simboli di questi anni. Dalla colonna sonora, ai vestiti, ai dispositivi di comunicazione (c’è il cercapersone mentre la battuta sulla password del Wi-Fi in un ristorante è del tutto fuori luogo) fino alla colonna sonora, che riporta ai tempi del grunge.

La storia di Danvers è tipica: una bambina che diventa donna ma non viene accettata per l’energia che profonde nelle attività in cui si cimenta e non può spingersi a confrontarsi al pari degli uomini. Così si trova costretta a subire angherie e a essere soggetta di scherno o, peggio, di strumentalizzazione. Solo una persona è onesta, equa e non discriminatoria: Nick Fury (Samuel L. Jackson), tant’è che il rapporto tra i due è profondo e articolato. Le canzoni scelte, soprattutto quelle Courtney Love, descrivono il 1995 in modo perfetto, perché se c’è un inizio del movimento di emancipazione e di spinta all’omologazione di trattamento va proprio da ricercarsi in questi anni ed è perfettamente reificato dalle canzoni scelte.

Vers verso Danvers

Danvers si trova senza passato, con un futuro incerto e una serie di frammenti che vanno a sistemarsi come in un puzzle. I primi trenta minuti, è bene dirlo, ci si trova immersi in una cacofonia di eventi e informazioni che trovano spiegazione con il dipanarsi della storia. Non solo, mano a mano che si allineano i tasselli della trasformazione di Danvers in Vers, e viceversa, e poi in Captain Marvel, parimenti si allineano tutti i tasselli degli Avengers. Ci sono le risposte a tutte le domande finora lasciate in sospeso e ci sono gli indizi su cosa potrà succedere.

Captain Marvel è un bel film, non fa gridare al miracolo, non è tra quelli più riusciti ma è godibile, equilibrato, realistico (per quanto possibile) e funzionale a quanto finora narrato sul grande schermo. Va visto, per scoprire i vari livelli di lettura a cui si presta e per capire come mai, a suo tempo, avevamo detto che solo questa eroina può sconfiggere Thanos e riportare l’equilibrio.

Le chicche sono tante, non fatevele sfuggire. I riferimenti infiniti: da Top Gun a Fonzie, passando per icone quali i Nin, Matrix, i giochi Fps e l’eterna dialettica invertita tra il diverso e l’apparenza di legittimità, tema caldissimo in questi tempi di discorsi deliranti sui migranti.

La ricerca di se stessi

I concetti dominanti sono la famiglia, la ricerca della casa come etimologia dell’identità, le prevaricazioni e il sempre valido mesaggio che bisogna guardare i fatti da tutti i punti di vista, non solo da quello che si sente dire o si vuole ascoltare. Captain Marvel è un film sul coraggio di essere se stessi.

Tutto il resto non si può dire: ci stiamo volutamente limitando perché la trama è un perfetto equilibrio tra le parti e qualsiasi ulteriore dettaglio toglierebbe il gusto e le sorprese. Che non sono molte, alcune anche prevedibili, ma essendo tutto basato su un gioco a incastri, preferiamo non rischiare di “bruciarvi” le tappe. Va visto, perché il 24 aprile arriva Avengers: Endgame e senza conoscere Captain Marvel e l’origine degli Avengers, difficilmente avrete un quadro completo di tutto quanto finora successo e potrete godervi l’ultimo importante e imperdibile capitolo.

P.s.: si noti il costume di Captain Marvel nella scena nascosta dopo i titoli di coda, la dice lunga su cosa stia per succedere.