entity list
emporia

L’amministrazione Biden non sembra discostarsi da quella intransigente di Trump nei confronti di Huawei. Così, quasi per coerenza, questa settimana ha modificato le licenze per le aziende statunitensi che intrattengono affari con Huawei alfine di limitare ulteriormente la fornitura di componenti che possono essere utilizzati con dispositivi 5G.

Le modifiche potrebbero avere l’effetto di interrompere i contratti esistenti con Huawei concordati sulla base di licenze precedenti, ora modificate. Nel concreto Biden sta rafforzando la già linea dura verso Huawei, già iscritta nella entity list per le preoccupazioni relative alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il portavoce del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha rifiutato di commentare, dicendo che le informazioni sulle licenze sono soggette a riservatezza. Anche Huawei non ha commentato.

Finora sono state concesse e applicate licenze specifiche per le forniture alle aziende autorizzate dal Dipartimento del Commercio dopo che Huawei è stata oggetto della entity list e ha subito il blocco dei rapporti d’affarti su base libera con il bando voluto da Trump nel 2019. Le nuove condizioni messe in opera questa settimana rendono ancora più severe le condizioni di operatività concesse al brand cinese, sulla scia del pugno duro impostato da Trump.

A gennaio, l’amministrazione Trump ha deciso di negare 116 licenze per un giro d’affari totale di 119 miliardi di dollari, mentre ne ha approvate solo quattro equivalenti a circa 20 milioni di dollari. Questo secondo un documento del Dipartimento del Commercio esaminato da Reuters. La maggior parte delle licenze negate rientrava in tre grandi categorie: memoria, telefono e altri dispositivi e applicazioni di rete.

Tra il 2019 e il 2020, l’amministrazione ha approvato le licenze per le aziende statunitensi al fine di generare un flusso di vendita di tecnologia per 87 miliardi di dollari a Huawei. Queste licenze sono generalmente valide per 4 anni.

Sebbene le nuove restrizioni danneggino alcuni fornitori, per contro livellano anche il campo di gioco tra le società perché alcune parti hanno ricevuto licenze in base a politiche meno restrittive. Secondo una licenza analizzata sempre da Reuters, entrata in vigore il 9 marzo, le componenti in oggetto non possono essere utilizzati “con o in alcun dispositivo 5G”, un’interpretazione ampia che vieta al bene di entrare in un dispositivo 5G anche se non ha nulla a che fare con l’effettiva tecnologia. Un’altra licenza “modificata” non è stata autorizzata per impedire l’uso del 5G in ambito militare, infrastrutture critiche, data center aziendali, applicazioni cloud o spaziali: è stata messa in opera dall’8 marzo. Il limite imposto per giustificare il blocco è che i device devono avere una densità di memorizzazione di 6 GB o inferiore, insieme con altri requisiti tecnici.

Entrambe le licenze affermano che, prima dell’esportazione delle architetture, Huawei ha l’obbligo di implementare un piano di controllo delle singole parti e rendere disponibile l’inventario per i controlli e le richieste del Governo degli Stati Uniti.

Sono solo alcuni esempi. Perché secondo i documenti visti da Reuters, lo scorso gennaio erano in sospeso ancora 300 domande per ottenere licenze in deroga alla entity list per un valore complessivo di circa 296 miliardi di dollari. Al tempo c’era ancora Trump seduto nella Casa Bianca. Non è chiaro, allo stato attuale, quali istanze siano state accettate nel frattempo.