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Con questo articolo su iGizmo.it apriamo una nuova rubrica che si chiama Angle e che ospiterà contenuti di alto profilo sul mondo del lavoro e del management. Vogliamo dare spazio ad argomenti di ampio respiro su come sta cambiando il modo di relazionarsi, di vivere la quotidianità professionale e di muoversi negli ambiti sociali. L’autrice di questi contenuti è Sabina Belli, Product Marketing Director Electrification business – Smart Power in Abb, con una lunga esperienza in Microsoft e in aziende multinazionali. Il primo tema è quasi un must: lo smart working.

Il Genere Umano del Terzo Millennio ha poche chance di evolvere verso un’umanità di livello superiore, in grado di adattarsi al Mondo che esso stesso ha stravolto nel corso della Storia.

Una di queste opportunità potrebbe essere proprio la pandemia.

Dal punto di vista professionale, il lockdown forzato e la conseguente necessità di lavorare da remoto, ci hanno mostrato che con le piattaforme digitali si sopravvive e si comunica anche nel distanziamento fisico, ma che la vita e le relazioni interpersonali sono ben altra cosa.

Insomma, ciò che finora abbiamo chiamato smart working ha svelato i suoi pregi, ma anche altrettanti limiti, e in molti casi si è dimostrato tutt’altro che “smart”.

La chance evolutiva, professionalmente parlando, c’è, e potrebbe riflettersi anche nel nostro stile di vita e più in generale nelle società, in modo tale da rendere il mondo un posto migliore per noi e per le generazioni future: da smart working a B.E.S.T- working.

Uno smart working che mira al “best”

Il B.E.S.T working, nella mia personale visione, si basa su quattro principi cardine: Bilanciamento, Empatia, Sostenibilità, Tecnologia

Bilanciamento (Balance)

Con lo smart working c’è sempre meno soluzione di continuità tra vita professionale e vita personale; questo comporta un nuovo modello di work-life balance. Senza orari definiti e scrivanie assegnate, la gestione del tempo e dello spazio nel lavoro, all’interno della propria dimensione individuale o famigliare, implica una pianificazione differente. Ad esempio, possiamo scegliere di lavorare all’alba o in tarda serata, se ciò ci aiuta ad essere più produttivi ed efficienti, o ad organizzare meglio la gestione domestica, ma al tempo stesso non dobbiamo pretendere di ricevere una risposta immediata a email inviate a mezzanotte, né imporre ai colleghi di partecipare a una conference call alle sei del mattino, o durante l’orario del pranzo.

Libertà individuale e rispetto di quella dei colleghi, sono alla base del nuovo modello di equilibrio tra vita personale e professionale.

Empatia (Empathy)

Le aziende sono ecosistemi nei quali la collaborazione è necessaria per la realizzazione degli obiettivi, qualunque sia il modello di business sottostante. Il lavoro di squadra è fondamentale e ciò vale anche nel caso di partner esterni, clienti o fornitori. L’evoluzione del lavoro in smart working, che riduce le occasioni di incontro di persona, ha bisogno di meccanismi alternativi, che aiutino ad essere altrettanto efficaci nella collaborazione, perché le relazioni umane, le emozioni, i sentimenti, non sono sostituibili, e le competenze cosiddette “soft”, come l’empatia e l’intelligenza emotiva, sono in realtà le più forti e importanti che abbiamo, nonché quelle meno replicabili nemmeno dalla più sofisticata Intelligenza Artificiale.

Coinvolgere, motivare, e in generale relazionarsi attraverso il filtro di strumenti digitali e video-conferenze è più difficile. Il contatto sensoriale è importante a livello psicologico. La sfida è quella di trovare il giusto mix tra incontri virtuali e fisici, e nel caso di riunioni non in presenza, vanno trovate modalità di ingaggio e coinvolgimento emotivo che aiutino a sentirsi vicini empaticamente pur nella distanza logistica.

Sostenibilità (Sustainability)

Urbanizzazione, consumi (e sprechi) di massa, inquinamento e utilizzo incondizionato delle risorse energetiche, hanno depauperato il Pianeta. Le città, gli edifici commerciali e residenziali, le industrie, la distribuzione energetica e la mobilità devono diventare davvero “smart”, green e sostenibili nel tempo.  Le grandi aziende, con migliaia di dipendenti che ogni giorno si spostano da casa per raggiungere il posto di lavoro, hanno un impatto ecologico ed economico non trascurabile, in termini di produzione di CO2 e di costi energetici, che possono essere ridotti se viene meno la necessità di recarsi tutti e sempre sul posto di lavoro di persona o se per farlo ci si sposta utilizzando mezzi di trasporto meno inquinanti (dallo smart working al nomad working).

Tecnologia (Technology)

L’innovazione e l’infrastruttura tecnologica sono “conditio sine qua non” affinché il lavoro soddisfi le condizioni sopraddette di bilanciamento, empatia, e sostenibilità. Per essere produttivi, ovunque ci si trovi e in qualunque momento, è necessaria una strumentazione adeguata, sia in termini di hardware, che dovrà essere leggero, portatile, e potente, sia di Wi-fi o connessione cellulare, sia in termini di applicazioni software idonee al raggiungimento degli obiettivi professionali assegnati.

Lavoro di squadra, motivazione e coinvolgimento emotivo, migliorano notevolmente quanto più la tecnologia riproduce e imita l’esperienza e il contatto umano: pensiamo all’utilizzo di applicazioni in 3D, ai tour virtuali, all’uso di visori, e in generale a tutto ciò che aiuti l’immersione sensoriale nei casi in cui incontrarsi personalmente non fosse praticabile.

Infine, la sostenibilità necessita di applicazioni tecnologiche diverse rispetto al passato: alla mobilità elettrica servono punti di ricarica e infrastrutture ad hoc, la distribuzione energetica intelligente impiega software per il monitoraggio e il risparmio energetico in tutte le tipologie di edifici, dal residenziale, alle fabbriche, agli uffici, giusto per citare un paio di esempi concreti. Hardware, software e servizi interconnessi in un ecosistema integrato, sono la base per un reale cambiamento nella modalità di produrre e consumare risorse.  

Il B.E.S.T. working – o comunque si vorrà chiamarlo – altro non è che un modo migliore di lavorare, ma soprattutto di compartecipare all’evoluzione darwiniana della specie umana.

Stile di vita, relazioni, professione, produzione industriale e consumi, sono sinergici, instersecati e imprescindibili per far fare all’umanità quel salto in avanti che, forse, senza un passaggio così drastico come è quello che stiamo vivendo a causa, o grazie alla tragedia pandemica del Covid-19, non sarebbe mai avvenuto.

Ce lo ha insegnato la letteratura economica, che dietro a ogni minaccia c’è sempre un’opportunità, ma mai, come oggi, la Storia e il contesto contingente, ce lo confermano in modo tanto prepotente quanto stimolante.

Il cambiamento radicale ed evolutivo è faticoso, ma possibile.

A volte, ineluttabile.

La citazione

“Ciò che il bruco chiama Fine Del Mondo, il resto del Mondo chiama Farfalla”
(Lao Tse)