Artemis, l’autore di The Martian manca l’en plein

ArtemisThe Martian è stato un libro che ho divorato. Non la sua trasposizione cinematografica, ben riuscita finché Matt Damon non decide di fare il cowboy stellare, prima, e il professore in stile Attimo Fuggente, dopo, rovinando la piuttosto fedele rappresentazione della storia scritta. Il finale del film è come uno strappo orizzontale su un quadro di Fontana.

In Sopravvissuto, Andy Wier (classe 1972) era riuscito a fondere un romanzo fantascientifico in una storia epica, tanto realistica scientificamente che si è creato un movimento spontaneo di lettori per sostenere quanto in realtà i fatti siano effettivamente successi. Sei anni dopo l’Uomo di Marte (titoli in italiano), definito uno dei migliori libri di fantascienza del decennio, Weir si cimenta in un altro romanzo, oggetto di questo articolo. Si chiama Artemis, è stato pubblicato in Italia all’inizio di novembre anche sugli store digitali e si svolge non già su Marte ma sulla Luna.

Una città sotto cupola

Il sottotitolo di Artemis è “La prima città sulla Luna”. E qui si racchiude già tutto l’arcano. Il californiano Weir immagina, con dovizia di particolari e finezze scientifiche, come possa essere costruita e vissuta una colonia umana sul nostro satellite naturale. Ossia, le città, rigorosamente suddivise per classi sociali, sono ospitate all’interno di cupole che permettono di avere un ecosistema compatibile con l’uomo, seppure con qualche differenza.

Per esempio, la forza di gravità è nettamente inferiore e quindi si fa meno fatica oppure il cibo è fatto di elementi più semplici e meno gustosi rispetto a quelli terrestre oppure, infine, il dollaro e l’euro sono sostituiti dagli slug, che corrispondono a un’equivalenza rispetto allo sforzo di trasportare le merci sulla Luna (la logistica gioca un ruolo chiave per la sopravvivenza dei circa 2mila cittadini che vivono in un’economia piuttosto primitiva).

Anche in questo caso, l’autore (che ha già venduto i diritti cinematografici alla 20th Century Fox) fa sfoggio della precisione nella costruzione fisica e chimica dei fatti. La protagonista, Jasmine Bashara detta Jazz, è un genio mancato e attraverso le sue peripezie lo scrittore mette in mostra l’attenzione alla scienza più che alla trama.

Non scorre fluido

I fatti che avvengono all’intero di Artemis vanno a creare un intreccio nel quale troppo spesso si arriva a individuare con anticipo lo svolgimento futuro. La trama segue lo schema del giallo thriller fantascientifico, tuttavia non ingrana mai. Il romanzo risulta così sbilanciato. Lento nella prima metà, con tanti e troppi dettagli che alla fine non sono strutturali alla trama e rischiano solo di appesantire. Superata l’inerzia iniziale, le pagine iniziano a scorrere più velocemente nell’attesa che capiti qualcosa di imprevisto. Alla fine si arriva all’ultima riga con la sensazione che manchi qualcosa o, quantomeno, che l’adrenalina non sia stata pompata con continuità per tutto il romanzo.

L’impressione è che Weir si sia fin troppo concentrato sulle specificità della vita sulla Luna piuttosto che preoccuparsi di aggiungere colpi di scena e soluzioni per dare pennellate di brio; sulla precisione del racconto delle dinamiche fisiche e scientifiche, il romanzo ha molto da insegnare a tantissimi scrittori.

Certo, un debutto come The Martian obbliga qualsiasi autore a confrontarsi con livelli molto alti. Tuttavia Artemis non riesce mai a superare la soglia del discreto, nemmeno riscattandosi con un finale interessante ma affrettato. Un vero peccato, perché in realtà si fa leggere ma non rimane “attaccato” e non si crea empatia con Jazz, peraltro fin troppo ironica quasi diventando ripetitiva.

Artemis - La prima città sulla Luna merita di essere affrontato con disinvoltura, per avere una precisa rappresentazione di come potrebbe essere una colonia sulla sfera argentea ma con qualche rinuncia sulla trama. È tradotto bene ma non è il secondo capitolo di Sopravvissuto e, meglio precisarlo, non è sullo stesso piano (e pianeta).

Valutazione
Artemis. La prima città sulla Luna
70 %