Prima o poi doveva succedere. Era solo questione di tempo, ma era ormai inevitabile: oggi siamo tutti d’accordo che il mercato degli smartphone stia subendo un arresto. Ora che anche Apple è uscita allo scoperto è inutile giocare a nascondino. Quando anche i grandi ammettono che qualcosa non funziona più come dovrebbe, è il momento giusto per fermarsi un attimo e riflettere. Certo, a ben vedere, le vendite del Galaxy S9 e quelle dei nuovi modelli del colosso di Cupertino, già avevano orientato le nostre deduzioni. Se non altro, ci avevano dato la misura di come chi è disposto a spendere per uno smartphone top di gamma probabilmente già ne possiede uno e da qui parte la sua propensione all’acquisto.

Come vi abbiamo raccontato nella sua lettera agli investitori, Tim Cook ha messo a fuoco le ragioni di questa frenata nelle vendite di iPhone, che, oltre a rintracciare il nemico numero uno nel mercato cinese, possono essere comodamente riassunte con “Ci sono davvero tanti buoni smartphone sul mercato”. E questo, in qualche modo, va a sintetizzare quel ristagno che ha impensierito i produttori di smartphone per tutto il 2018.

Per anni siamo stati avvezzi a vedere le vendite di iPhone crescere lungo una curva sempre positiva e siamo stati naturalmente portati a pensare che questa curva non si potesse mai modificare, figurarsi decrescere. Eppure, come per altre tecnologie, esiste un punto di saturazione. Quello degli smartphone è stato raggiunto da circa un paio d’anni e può essere rintracciato nella concomitanza di tre fattori:

  1. il vantaggio davvero sottile che si ottiene passando da uno smartphone recente all’ultimo modello;
  2. l’aumento del prezzo medio degli smartphone;
  3. di conseguenza, l’impossibilità di trattare gli smartphone come beni che possono essere cambiati ogni uno-due anni.

Non bisogna inoltre dimenticare che, sotto il profilo dell’innovazione, il mercato degli smartphone ha raggiunto una sorta di plateau. Volevamo smartphone con lo schermo più grande e con cornici sottili, con batterie performanti, connessione 4G, ricarica veloce e wireless e, perché no, protetti dai sistemi biometrici. Ora che tutte queste caratteristiche si sommano in ogni device, gli studi mostrano che il consumatore sia più restio a cambiare il proprio smartphone, semplicemente perché è soddisfatto dal prodotto che già custodisce in tasca. 

Come anticipato rispettivamente da Qualcomm e IDC, forse la tecnologia 5G e gli smartphone pieghevoli saranno il punto di svolta della prossima generazione di smartphone. Quantomeno, saranno ciò che ce li renderà più intriganti dei modelli che già possediamo.

Trend e controtrend

Qualcomm che, tra l’altro, torna a impensierire le notti del Ceo di Apple. L’azienda ha infatti reso noto di aver depositato la cauzione per rendere esecutiva l’ingiunzione permanente contro gli iPhone di Apple in Germania. Questa ammonta a 1,34 miliardi di euro e va a copertura dei potenziali danni sostenuti da Apple. L’azione fa seguito alla sentenza di violazione del brevetto di Qualcomm stabilita il 20 dicembre 2018 dal tribunale del distretto di Monaco di Baviera, che ha dichiarato Apple colpevole di aver violato il brevetto di Qualcomm sulla tecnologia di risparmio energetico utilizzata negli smartphone. La Corte ha ordinato a Apple di cessare la vendita, la commercializzazione e l’importazione ai fini di vendita in Germania di tutti gli iPhone che violano il brevetto. Ha inoltre ordinato a Apple di ritirare questi iPhone da rivenditori terze parti in Germania.

Insomma, i confini del mercato degli smartphone si stanno ridisegnando, tra nuovi volti che si affacciano e stabilizzano prepotentemente ai primi posti (Huawei su tutti) e le incertezze dei volti che invece nuovi non sono, in particolare per Apple. Conseguenza della modifica al ribasso delle proiezioni di vendita dei nuovi modelli, le azioni del colosso di Cupertino hanno subito una caduta di 10 punti percentuali rispetto al valore più basso di inizio2017, riducendo di circa 100 punti il Dow Jones Industrial Average.

L'andamento delle azioni Apple

fonte: Bloomberg

Ma come sottolinea la columnist di Bloomberg Shira Ovide, questo scenario non sarebbe dovuto essere uno shock per gli investitori. Che ne dica Apple, l’economia cinese mostra problemi ormai da un po’ di tempo. E i segnali del ristagno del mercato degli smartphone c’erano comunque tutti. Che il punto di saturazione fosse dietro l’angolo, sembra incredibile che Apple non lo sapesse. E infatti l’aumento sensibile del prezzo degli smartphone sarebbe da ricollocarsi all’interno diuna strategia tesa a mantenere gli introiti elevati nonostante una frenata delle vendite. Il problema direttamente successivo è quello di invogliare all’upgrade, strategia che Apple non ha ancora affinato del tutto.

I competitor

Apple non è la sola a navigare in acque non proprio sicure. Entro la fine di settembre 2018, Xiaomi ha aumentato le scorte del 62% rispetto a dicembre 2017 e del 22% rispetto a giugno 2018. L’aumento di 5.3 miliardi di yuan nelle scorte in quel periodo è però superiore ai 4,9 miliardi di crescita nella vendita di hardware. 

Tornando ad Apple, non si può non sottolineare come la guida Cook abbia prodotto solo due iPhone con design rinnovato in 6 anni: iPhone 6, che ha mantenuto le stelle linee per 4 generazioni, e iPhone X, che non cambierà di una virgola fino al 2020.

Intanto, i competitor continuano a innovare. Il design che Apple presenterà nel 2020 è stato già introdotto sul mercato da Samsung nel 2018. E i costruttori cinesi continuano a irrorare il mercato con device dalle tecnologie davvero simili a quelle che portano sul dorso la mela morsicata. La differenza più grande? Costano meno della metà rispetto ai prodotti Apple, che invece continuano a essere sempre più esosi.

La sfida di Apple quindi adesso è davvero arrivata: forti di una società vasta, ricca e con un pubblico largamente indottrinato, come si torna a far salire le vendite e a rendere l’upgrade davvero imprescindibile? Sono le domande a cui Apple è chiamata a rispondere prima di subito.

 

Apple ammette: “le vendite di iPhone sono basse”. Parola di Tim Cook