Vi siete sempre chiesti perché gli aggiornamenti ad Android impiegano così tanto ad arrivare sugli smartphone? Ebbene, con una esaustiva infografica Sony prova ad articolare la risposta. L’immagine è comparsa nel blog ufficiale del brand giapponese in concomitanza con l’annuncio dell’update ad Android 9 Pie relativamente agli Xperia. Questi saranno aggiornati nelle prossime settimane con un intenso programma di roll-out.

Ma è l’infografica che vogliamo studiare, non solo perché bella ma soprattutto in quanto chiarisce, una volta per tutte, la complessità di sviluppo degli aggiornamenti. E da qui si può dedurre la relativa lentezza con cui le più recenti versioni del sistema operativo di Google arrivano sugli smartphone. Oppure, qualora sia troppo laborioso o non giustificabile a livello di mercato e industriale, non arrivano del tutto.

In questa pagina trovate l’infografica di Sony nella sua versione integrale e in inglese, con la nostra spiegazione punto per punto in italiano. Da tutto ciò si evince il tortuoso percorso di test, validazione e certificazione che porta alla distribuzione attraverso il sistema di aggiornamento dello smartphone.

Per assurdo, le aziende che hanno meno smartphone e una ridotta incidenza delle personalizzazioni (meglio se tendente a zero) possono assicurare tempi di update molto bassi, simili a quelle garantite da Google per i Pixel.

Anche Sony sta riducendo i tempi di aggiornamento: l’obiettivo dell’azienda è di inviare l’update agli utenti entro il successivo mese dall’annuncio di Google. Questo significa che Android 9 Pie inizerà ad arrivare a settembre. Altri brand sono meno celeri perché hanno personalizzato profondamente Android sia in termini di funzioni sia in quelli di ottimizzazione per l’hardware e le app proprietarie.

10+1 passaggi chiave

La richiesta degli utenti è di poter avere la più recente versione di Android sullo smartphone nel minor tempo possibile, meglio se il giorno dopo rispetto alla pubblicazione di Google. Ma ciò è impossibile, come si evince dall’infografica.

Sì, perché il kit di sviluppo (Pdk) che consente di operare sulla più recente release di Android è messo a disposizione da Google solo dopo qualche giorno, se non addirittura qualche settimana dall’Os. I brand hanno quindi dapprima l’esigenza di studiare il Pdk, analizzare le nuove funzioni e il file su cui operare. Siamo al punto 1) dell’infografica. Terminata questa fase di “audit”, si passa al secondo passaggio.

La costruzione delle fondamenta (punto 2) dell’infografica) consiste nel stabilire su cosa lavorare e come per portare il sistema operativo sui sistemi. Questo passaggio procede speditamente verso il punto 3): HAL, ossia l’acronimo di Hardware Abstraction Layer. Il “livello di astrazione dell’hardware” è quello cruciale perché consente di scrivere il codice per ottimizzare la nuova versione di Android in base all’hardware disponibile sugli smartphone del brand. Ciò si traduce nella dare la possibilità a chip e sensori di lavorare nel modo migliore con Android. Nel caso di Sony, che sfrutta piattaforme Qualcomm, il lavoro è ridotto al minimo e si riduce a integrare il codice con quello per fare funzionare i componenti proprietari. In altri casi, si tratta di adattare il sistema operativo alla Cpu, in particolare alcuni brand come Samsung e Huawei devono “cucire su misura” il sistema operativo sul loro Soc. Lo sforzo principale per tutti consiste nel fare in modo che l’Os supporti al meglio il reparto imaging.

Così ecco che il punto 3) si scompone in due passaggi. Nel 4) avviene l’implementazione delle funzioni base, tra cui messaggistica, reparto telefonico e connettività. Nel 5) si aggiungono i componenti proprietari e afferenti alla personalizzazione attuata dal brand, tra cui il reparto multimediale, l’interfaccia, la mail, i sistemi di sicurezza e così via.

Una volta completata la scrittura del codice, inizia la fase di validazione e di test della release di Android così cucinata. All’inizio la sperimentazione avviene all’interno di Sony, o comunque del brand di riferimento, al fine di individuare eventuali problematiche, criticità e malfunzionamenti a livello macro. Terminata la fase di beta testing interna, si procede con un ulteriore livello di debugging ampliando la platea di persone e modelli sui cui è fatto girare il nuovo Android. Il focus in questo caso è perfezionare il sistema operativo con particolare focuso su stabilità, coerenza e affidabilità.

Terminati i test, si passa alla fase due: certificazione e approvazione dell’aggiornamento. Si snoda su quattro passaggi. Nel primo step (8) si analizza l’aderenza del sistema operativo agli standard, per esempio Bluetooth e Wi-Fi, per poi procedere (9) alla verifica di conformità con le esigenze dell’operatore telefonico per fare in modo che gli smartphone aggiornati sfruttino in modo corretto l’infrastruttura di rete. Una volta che le certificazioni e le approvazioni del caso sono state ottenute, l’update è distribuito a tutti gli utenti (10).

Ma non è ancora finita. Così è importante analizzare anche il punto 11) dell’infografica. Sony, così come gli altri brand, provvede a monitorare costantemente il funzionamento di Android e degli smartphone, raccogliendo feedback anche da forum e social network. Da questi canali di ascolto sono analizzati gli eventuali interventi migliorativi da apportare al sistema operativo, distribuiti attraverso aggiornamenti successivi.