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Per la prima volta Google ha aperto un ampio programma di beta testing per una serie di smartphone già in commercio. E non sono solo i Pixel prodotti direttamente da Big G ma anche una serie di dispositivi di altri brand. Incluso uno smartphone che ancora non esiste…

Ma vediamo la lista degli smartphone che permettono di installare fin da questo momento la versione preliminare della nuova edizione di Android. P (sinonimo di Pistacchio Ice Cream) è dunque attivabile su:

Google Pixel
Google PIxel XL
Google PIxel 2
Google Pixel 2 XL
Essential PH-1
Sony Xperia XZ2
Xiaomi Mi Mix 2S
Nokia 7 Plus
Oppo R15 Pro
Vivo X21
Oneplus 6

Quest’ultimo modello sarà presentato solo il 16 maggio prossimo ma i fortunati primi possessori potranno saggiare fin da subito le potenzialtà di Android P.

Per essere arroulati come beta tester è necessario aprire la pagina Android P Beta Device (https://developer.android.com/preview/devices/) e selezionare il modello che possedete. A questo punto fate tap sulla voce “Get The Beta” nella scheda tecnica associata allo smartphone prescelto, quindi eseguire il cosiddetto enrollment accreditandovi con l’account di Google usato sul dispositivo mobile.

Nel giro di una manciata di minuti (ma potrebbe essere necessario un riavvio) sulla barra delle notifiche dello smartphone compare la voce che permette di installare la beta di Android P. Il peso del file può superare ampiamente il gigabyte, quindi consigliamo di connettersi alla Wi-Fi per il download e avere la batteria carica prima di eseguire l’update.

Le novità di Android P

Cogliamo l’occasione anche per illustrare le principali novità introdotte dalla nuova edizione del sistema operativo di Google. Iniziamo da un utilizzo interessante delle risorse offerte dall’intelligenza artificiale per ridurre i consume energetici fino al 30% rendendo più efficiente la gestione delle app. In sostanza, la IA andrà a predirre le modalità d’uso e di avvio delle applicazioni, riducendo l’impatto medio sul sistema e quindi sulla batteria.

Sempre in ottica di creare maggiore efficienza, la gestione automatica della luminosità è stata rinnovata per adattare la luce del display in base alle condizioni ambientali, a tutto vantaggio dell’autonomia.

Android P propone icone rinnovate e un ambiente grafico perfezionato mantenendo l’impostazione minimal che contraddistingue la piattaforma. Tuttavia Google ha individuato una serie di aspetti migliorativi, in primis per ridurre ciò che è stata definita una sorta di “intossicazione digitale” causata dalle continue accensioni del display per verificare messaggi e notifiche. Ebbene, la nuova dashboard permette di ridurre i tempi spesi a osservare il display organizzando meglio le informazioni utili e permettendo di avere subito sott’occhio ciò che è davvero importante.

Rimanendo in tema di app, con P è possibile impostare sia la modalità “non disturbare” per evitare di essere distratti, sia di definire il tempo massimo che si decide di spendere utilizzando le applicazioni. Migliorate e potenziate le funzioni di controllo parentale per proteggere i bambini da contenuti e software poco opportuni. In linea generale, il nuovo Android assicura un’elevata densità di funzioni per controllare in modo puntuale come e quando si utilizza lo smartphone.

Google ha rinnovato completamente la barra delle notifiche e le icone in essa presenti, oltre a una serie di finestre che compaiono sul display per sostituire i tradizionali pannelli a tutto schermo.

La più grande innovazione è rappresentata dai gesti: con uno swipe dal basso verso l’alto si apre il menu delle app e quello del multitasking. Sono stati quindi inserite le gesture in stile iPhone X solo sviluppate principalmente in senso verticale, perché l’interfaccia di Android è principalmente disegnata per svilupparti in questo senso.