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“Al posto di un evento in streaming, condividiamo alcuni video e risorse online da consultare in tranquillità quando lo ritenete più opportuno”, così David Burke, Vice president of Engineering in Google, ha svelato Android 11. Rinviata di una settimana, “per non distogliere l’attenzione delle persone dalle discussioni sulla giustizia razziale”, la nuova release del sistema operativo per dispositivi mobili è finalmente disponibile in versione Beta 1 e si può installare su tutti gli smartphone di Big G della serie Pixel 2, 3, 3a e 4.

Detto fatto, abbiamo scelto di fare il grande passo: scaricare la versione preliminare e installarla sul Pixel 4 XL (build firmata Rpb1.200504.18). Nelle prossime righe vi rendiamo conto di una sintesi delle principali novità proposte da Android 11 sommate alla nostra esperienza di utilizzo, seppure limitata a meno di 24 ore.

Installazione dal sito dei developer

Android 11 consta di un aggiornamento di circa 1,7 GB: tra download e installazione effettiva, l’operazione ha richiesto meno di 10 minuti. Ai quali vanno sommati un’altra manciata di minuti per l’ottimizzazione del sistema operativo al primo riavvio. L’interfaccia a cui ci si approssima al termine di questa fase è sostanzialmente invariata rispetto alla release 10. Gli aggiustamenti estetici sono marginali, almeno quelli visibili a occhio nudo. Nel senso che a parte un design leggermente diverso del pannello impostazioni e del pannello delle notifiche, Google ha deciso di continuare nell’omologazione dell’esperienza di utilizzo introducendo novità ma senza variare lo schema generale.

Ambiente votato alla comunicazione

Nella home però compare una ulteriore linea di icone tra che si va a posizionare tra i tasti di navigazione (qualora lo si preferisse, rimangono invariate le gesture) e i collegamenti rapidi. In pratica i collegamenti appoggiati sul desktop hanno ora tutti lo stesso livello di importanza e il nuovo spazio ricavato ospita le app più utilizzate.

Dunque questo elenco è destinato a variare in base alle abitudini e alla frequenza di accesso alle applicazioni installate. Si noti come questo elenco abbia icone circondate da una sorta di “aureola” che le differenzia dai collegamenti tradizionali.

Parlando di estetica il livello di personalizzazione dell’interfaccia è stato ulteriormente arricchito da nuove forme, colori e fogge per le icone. Questo permette di agire su alcuni parametri visivi di Android, a cui si aggiunge i wallpaper, e di salvare la combinazione preferita così da avere una interfaccia il più possibile aderente ai gusti personali. Alla resa dei conti si tratta di una estensione di quanto già presente in Android 10.

A più basso livello, Google è intervenuta su Android per ottimizzare l’interfaccia al fine di supportare meglio i display con il foro (hole punch) al posto del notch e per migliorare le notifiche con l’utilizzo delle “bolle”, ossia di elementi mobili sul display simili a quanto già avviene con Facebook Messenger. Questo tipo di visualizzazioni sono già presenti in Android 10 per la sezione telefonica. Ora gli sviluppatori di app hanno a disposizione risorse dedicate per sfruttare ancora meglio questa soluzione grafica e per ricorrere alle finestre non ancorate, per esempio nel caso di contenuti multimediali. Tutti interventi volti a migliorare il multitasking e ridurre il numero di applicazioni che occupano per interno la superficie del touchscreen.

Android 11 propone una interfaccia studiata per semplificare al massimo la comunicazione tra gli utenti. Google ha reso Duo un elemento portante di Android e ha ulteriormente esteso le doti chat di Messaggi: la differenza tra messaggistica via dati (in stile Whatsapp e Telegram) e via rete cellulare tradizionale è praticamente scomparsa. A tutto vantaggio del fatto che due smartphone Android possono messaggiare con l’app Messaggi in modo più orientato ai contenuti multimediali.

La chat e più in generale le conversazioni sono un elemento focale della release 11. L’azienda di Mountain View si sta attrezzando per trasformare Android in un aggregatore e deframmentatore di interazioni interpersonali, indipendentemente dalla piattaforma nella quale i dialoghi avvengono. Alcuni esempi: nel pannello delle notifiche è ora possibile rispondere direttamente ai messaggi ricevuti senza aprire l’app relativa; si possono definire le priorità affidate ai messaggi ricevuti così da non perdere quelli importanti; le conversazioni ad alta priorità sono notificate anche con lo smartphone in standby e in modalità “Non disturbare”. Per la cronaca, il 5G sarà gestito in modo nativo dal sistema operativo con risorse dedicate per ottimizzare le prestazioni delle reti a banda larga. Le medesime primitive di Android sono dedicate a massimizzare la velocità di navigazione sulle reti Wi-Fi.

La smart home secondo Android

Così come Google vuole fare diventare lo smartphone una centrale “social”, parimenti lo sforzo di sviluppo su Android, che sta cambiando molto profondamente, si è concentrato sulla gestione dei prodotti IoT e per la smart home. Premendo a lungo il tasto di accensione si attiva un nuovo pannello di controllo che ospita i contatti di emergenza, il sistema di pagamento con G Pay e la sezione dei dispositivi connessi.

Questa impostazione semplifica l’accesso ai prodotti installati in casa: dagli smart speaker, alle lampadine, passando per elettrodomestici e così via.

Interessante notare che nella sezione G Pay sono mostrate non solo le carte di credito configurate ma anche i ticket, i biglietti dell’aero, le fidelity card e i coupon registrati sullo smartphone. Google ha preso spunto da iOS e ha semplificato l’accesso a tutte queste informazioni creando un pannello unico che “trasformi” rapidamente lo smartphone in un telecomando.

Infine, la sezione Emergenza si innesta nella più estesa applicazione “Emergenze personali” in cui si possono inserire i dati personali e i recapiti da contattare in caso di necessità.

Obiettivo privacy per Android

Il tema caldo di Android 11 è la privacy. Sono aumentati i controlli per la protezione dei dati personali così da stabilire con più puntalità come e dove i dati sono salvati sullo smartphone o sul cloud. Google è intervenuta per mettere maggiormente in evidenza le autorizzazioni delle app.

Sono inoltre aumentati il numero di avvisi quando si attiva un’applicazione che richiede l’accesso a funzioni sensibili quali microfono, fotocamera, Gps e dati personali. Può capitare di dover concedere l’autorizzazione ogni volta che si avvia l’app, in modo da perimetrare l’utilizzo di queste risorse solo quando l’applicazione è attiva e usata effettivamente.

Inoltre, se un’app non viene utilizzata per un certo periodo, le autorizzazioni sono azzerate e bisogna concederle di nuovo al primo avvio.

Le nostre sensazioni su Android 11

In meno di 24 ore di utilizzo di Android 11, per giunta la Beta 1, più che condividere una recensione, ci sentiamo di elencare una serie di considerazioni e impressioni:

  • il Pixel 4 XL ha guadagnato in precisione di interazione con il radar frontale, soprattutto per quanto riguarda le gesture per il controllo multimediale e di navigazione;
  • la reattività del sistema operativo, per quanto si tratti di una Beta 1, è eccellente. Difficile in così poco tempo giudicare anche la stabilità però non abbiamo sperimentato alcun blocco o reset o malfunzionamento nè con lo smartphone nè con le numerose app che si utilizzano sul fronte lavorativo e personale;
  • la fotocamera è apparsa più reattiva nella messa a fuoco e nel passaggio tra le varie modalità di scatto. La qualità fotografica è sempre eccellente e molto preciso il bokeh;
  • la scelta di posizionare l’elenco delle app più utilizzate può apparire ridondante ma alla resa dei conti, nell’utilizzo effettivo, permette di avere sempre a portata di mano le applicazioni davvero utili e di organizzare lo spazio della home page in modo orientato al multitasking;
  • il pannello delle notifiche sta diventando ricchissimo di informazioni, stimoli e funzioni: si sta raggiungendo il limite strutturale. Probabilmente, in virtù di questi arricchimenti, è arrivato il momento di ripensare al ruolo e al design di questo menu a tendina.
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