Saranno i protagonisti del Ces 2019: gli assistenti vocali, ossia Google Home e Amazon Echo. Proprio l’azienda fondata da Jeff Bezos ha fatto sapere che nel mondo sono stati venduti oltre 100 milioni di dispositivi con Alexa. Quindi non solo i prodotti della gamma Echo ma anche la pletora di smart speaker animati dalla piattaforma vocale Alexa, tra cui per esempio il Sonos Beam.

La cifra di 100 milioni si riferisce alla somma di tutti questi modelli e i dati sono confermati da Dave Limp, Senior vice presidente di Amazon. E li ha snocciolati sospinto dall’orgoglio, dato che questi risultati hanno superato di gran lunga le previsioni, soprattutto nelle vendite di Echo Dot. Tanto che, spiega sempre Limp, è stato necessario rivoluzionare la logistica di questi modelli per non deludere la domanda dei consumatori.

Dunque, i 100 milioni: è un record o un problema per Amazon? Se si riduce la questione alla mera diffusione numerica delle piattaforme vocali, il volume generato da Alexa è decisamente inferiore rispetto ai concorrenti Siri e Google Assistant, attivi su miliardi di smartphone, tablet e computer. D’altra parte questa base installata è frutto dell’intuizione di Apple e Google di rendere i sistemi vocali parte integrante di iOS e Android. Adottando Alexa i consumatori stanno eseguendo una scelta volontaria, ergo un record e un successo di vendite impressionante.

Sonos_Beam_05

Ecosistema aperto

In altre parole, la battaglia tra Alexa, Assistant e Siri è solo agli albori e si giocherà sul campo della smart home, delle auto connesse, dell’intelligenza artificiale e della compenetrazione tra hardware, software e servizi. Amazon può vantare un ecosistema composto da 150 prodotti con integrato Alexa, a cui si sommano più di 28mila dispositivi per la smart home capaci di dialogare con la piattaforma realizzati da 4.500 brand che hanno sviluppato oltre 70mila skill. Google Assistant e Siri, togli gli smartphone, non possono esibire un universo così esteso e diversificato.

Il merito va alla strategia open di Amazon, ossia di ampliare al massimo la diffusione di Alexa come elemento attuatore e attivante di funzioni evolute a bordo di dispositivi esistenti e non come mero servizio di default sullo smartphone.

Battaglia in corso

La competizione tra Alexa, Assistant e Siri è solo agli inizi ma non serve per decretare un vincitore. È invece funzionale a stimolare le tre parti coinvolte (Amazon, Google e Apple) a migliorare la precisione e la qualità delle piattaforme, oltre a fornire un metodo sofisticato ed elaborato per raccogliere quanti più dati possibili relativi agli utenti. Non ultimo, dal miglioramento di questi sistemi passa l’evoluzione dell’attuale interfaccia di comando ancora troppo legata al touchscreen.

La scelta di Amazon di creare un elemento che federasse prodotti diversi tra loro, uniformando i criteri e i protocolli di dialogo tra device eterogenei, sarà il fattore chiave. Ci stanno arrivando tutti, vero, ma la graduatoria delle aziende più pronte all’interoperabilità diffusa sono Amazon, seguita da Google; Apple con Siri è troppo legata e chiusa sulla base installata rappresentata da iPhone, iPad, Mac e accessori.

Significativo anche notare come manchi un apporto diretto dell’azienda forse più in sintonia con questo genere di soluzioni tecniche: Facebook. Che ha di recente stretto un accordo con Microsoft per dotare i prodotti per la domotica Facebook Portal con Cortana, oltre che con Amazon per Alexa. Questo dimostra come Amazon non abbia né preclusioni ad accordi multi-laterali, né voglia solo concentrasi sugli smart speaker ma, anzi, è ben disposta a supportare qualsiasi tipologia di dispositivo connesso che possa essere controllato vocalmente, dalle auto agli elettrodomestici, passando dagli auricolari, dai Tv e fino ai totem per il pubblico.

Computer vocale

Alla resa di conti, Alexa si candida a essere la prima piattaforma di computing diffusa, standardizzata e a controllo vocale. La cui potenza di elaborazione è delegata al cloud. Soprattutto sarà ubiqua, uniforme (e uniformante) e omologata, quindi intuitiva e riducendo il tempo di apprendimento dei dispositivi. Appena acceso il nuovo prodotto, basterà chiedere ad Alexa cosa si può fare, come farlo e lasciarsi guidare in un ambiente perfettamente personalizzato sulle abitudini di utilizzo dello specifico utente.

Ecco perché il 100 milioni di dispositivi è un numero grandioso: non sono smartphone ma sono prodotti proiettati al futuro. E se Google si sta già attrezzando per rispondere prontamente e vigorosamente già a partire dal Ces 2019 di Las Vegas. Fa davvero impressione constatare chi è ad oggi il grande assente dal campo su cui si gioca inesorabilmente il futuro della mobility: Apple.

 

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